LE REAZIONI ALLA GIRAVOLTA DI RENZI SU MIGRANTI E IUS SOLI

DI ALBERTO EVANGELISTI

Le dichiarazioni di Matteo Renzi sulla gestione del fenomeno migratorio durante i governi targati PD hanno suscitato, e non sarebbe potuto essere diversamente, molte reazioni all’interno del partito.
Nei giorni scorsi, infatti, l’ex segretario e Presidente del consiglio, aveva inviato una lettera a Repubblica in cui definiva un errore l’esasperazione che era stata attribuita al tema dei migranti e, contemporaneamente, accusava l’allora Presidente Gentiloni di scarso coraggio nel portare avanti lo ius soli.
Le parole suonano, nei fatti, come un attacco diretto alla politica voluta in primis dallo stesso Gentiloni, subentrato a Renzi dopo l’esito nefasto del referendum costituzionale, e del suo Ministro degli interni, Minniti.
Ad addrizzare il tiro spostando il centro sulla questione ius soli ci pensa poi il presidente dei senatori del Pd Andrea Marcucci: “Il rilievo dell’ex presidente Renzi riguarda il capitolo specifico dello Ius Soli – Il governo Gentiloni non ebbe il coraggio di affiancare alla strategia di Minniti, un provvedimento giusto e necessario come quello sul percorso di cittadinanza”. L’aspetto è significativo perché, per chi conosce le dinamiche attuali in casa PD è cosa nota che Martucci, renziano di ferro, è uno dei principali promotori dei circoli civici voluti da Renzi sul territorio, rete su cui potrebbe in teoria basarsi un eventuale nuovo soggetto politico facente capo all’ex premier.
Le reazioni più positive a questo cambio di rotta del senatore di Rignano sull’Arno arrivano dagli Orfiniani. Giuditta Pini (deputata appunto di area Orfini) così commenta: “Sono abbastanza d’accordo su tutto, mi fa piacere che finalmente tutti si stiano spostando mano a mano su posizioni che fino ad alcuni mesi fa avevamo in pochi. Lo si è visto l’altro ieri in occasione della mozione sulla Libia alla Camera: come gruppo abbiamo scelto di non partecipare al voto sulle motovedette libiche e questa decisione è stata preceduta da una discussione molto franca. Ora bisogna convocare al più presto una Direzione del partito ad hoc sulla Libia, un tema quasi tabù al nostro interno, per confrontarci sulle scelte future” A seguire è lo stesso Orfini che si dice soddisfatto anche se, non privo di sarcasmo, fa notare che queste stesse posizioni all’epoca furono sostenute da lui e pochi altri nel partito.
Di tenore differente invece la posizione del neo-eurodeputato Carlo Calenda che si dice abbastanza d’accordo su una buona parte elle posizioni di Renzi pur dicendosi contrario alle critiche fatte ai colleghi Geniloni e Minniti: oltre a ricordare che tutti i provvedimenti furono approvati all’epoca dal PD di cui Renzi era segretario, Calenda aggiunge che “Fino a 2016 inoltrato i migranti entravano in Italia e andavano negli altri paesi europei. Dopo la chiusura di Shengen e le identificazioni no. 180 mila migranti non sono qualche persona. Il problema è nato quando Gentiloni era al governo. Ancora ieri sera ti ho difeso su fake news, flessibilità/migranti. Non ricominciamo a farci del male”.
Sempre con una lettera indirizzata a Repubblica è arrivata la risposta di Gentiloni che, senza rispondere direttamente alle accuse mosse da Renzi o controbattere verso il Partoto Democratico, indirizza le proprie attenzioni a Mattero Salvini “per il danno che sta facendo alla funzione stessa del ministro dell’Interno” e perché “sta cancellando l’immagine di un’Italia che sull’immigrazione aveva ‘salvato l’onore dell’Europa”.
Il punto politico rimane, se mai ce ne fosse stato dubbio alcuno, un elevato livello di litigiosità nel partito Democratico, in cui è sempre difficile capire quanto una posizione sia politico-strategica e quanto sia un mero riposizionamento di correnti.
Non è un mistero infatti che Renzi abbia mal digerito il governo Gentiloni, che pure era stato a più riprese accusato di essere una riproposizione con lievi modifiche del precedente, e che da quel momento le posizioni personali dei due leader si erano via via allontanate.
Peraltro si ricorderanno anche le vicende legate alla candidatura-non candidatura di Minniti alle ultime primarie del partito, sfumata per molti proprio per l’appoggio, prima promesso, poi ritirato, dello stesso Matteo Renzi.
Un avvicinamento, quello di Renzi, alle posizioni della sinistra che, sulla questione migranti, non aveva mai accettato gli accordi con il governo libico ottenuti da Minniti che, se da un lato si erano rivelati estremamente efficaci per ridimensionare il numero degli sbarchi in Italia, dall’altro avevano alimentato la questione dei maltrattamenti e delle torture a cui i migranti vengono sottoposti nei campi libici.
Resta da vedere quanto risulterà credibile e ben accetta questa nuova posizione agli dell’elettorato di riferimento.