NIENTE MEDAGLIE PER GLI EROI SCONOSCIUTI

DI PAOLO VARESE

C’è stata la parata del 2 giugno, in Italia, dove hanno sfilato, orgogliosamente e legittimamente, tutte le forze armate del paese, oltre alle forze di protezione civile, e la Polizia Locale. Bella la parata, con le marcette suonate trionfanti mentre dal palco i politici ed i comandanti delle varie forze militari assistevano impassibili ed inamovibili, specialmente i politici. I nostri eroi, gli ardimentosi, coloro che difendono i patri confini. Già, vero, ma sono eroi che vivono in una nazione, che hanno bisogno di documenti, di fare pratiche comuni a tutti i cittadini. Eroi che necessitano di tutta una struttura nazionale chiamata pubblica amministrazione, e guarda caso anche questi eroi sono parte di quella macchina. Una struttura che è fatiscente, scricchiolante, in molti casi con i pezzi mancati e legati con il nastro adesivo e gli elastici e lo spago, un po’ come i carrarmati italiani durante la seconda guerra mondiale o come le scarpe di cartone dei soldati durante la campagna di Russia. Ecco, siamo un paese dalle scarpe di cartone, dai tubi arrugginiti, dalle strade che sprofondano e dai monumenti non tutelati. Siamo una zattera tenuta insieme dal sudore, dalla fatica, e mentre si acquistano aerei da guerra che costano quanto il bilancio di una città, qualcuno perde la pazienza provando ad usare buoni pasto che non accetta alcun rivenditore. Esistono giornate dedicate a molte categorie di persone, e si esaltano sempre le azioni in cui lo sprezzo del pericolo ha portato a risultati eccezionali, ma alzando la botola si scopre che esistono tantissimi eroi, sconosciuti, che lottano ogni giorno perché la baracca non crolli. Le maestre che comprano da sole la carta igienica per loro e per i bambini, gli impiegati che si comprano da soli le penne e le matite, i medici e gli infermieri che nonostante i tagli a tutto provano a fare il loro lavoro. Qualcuno sorriderà pensando alle penne, una spesa irrisoria, che però, talmente irrisoria non è, se si pensa che al Parlamento, al Quirinale, al C.S.M. ed in altri posti, dove la remunerazione è alta per tutti, la cancelleria così come la carta igienica è fornita dallo Stato. Un divario enorme nella distribuzione della ricchezza pagata con le nostre tasse, nel retribuire, sia a livello morale che economico chi presta la propria opera. Altra alzata di ciglio ed altro sorrisetto ironico, pensando ai tanti nullafacenti della Pubblica Amministrazione, giusta ilare e sorniona critica, però andrebbe considerato anche che chi più prende, dai parlamentari ai dirigenti, spesso lavora anche meno degli oscuri eroi, e non essendoci un incentivo basato sulla meritocrazia, neanche un caramella da succhiare quando si torna a casa, è ovvio che l’alienazione sia in qualche modo contagiosa. Perché non danno medagli a chi fa di più, non danno pacche sulle spalle, e se un dirigente sbaglia viene sposato di incarico ma non di stipendio. Troppi soldi da spendere in cause. Poveri eroi che devono pagarsi l’avvocato da soli, se per caso commettono un errore, con il comune o l’ente per cui lavorano che in molti casi si costituisce parte civile contro di loro, ma che non si comporta allo stesso modo quando un servitore dello stato viene aggredito e vilipeso. Ma questa situazione rende bene l’idea di sottomissione al potere mediatico e politico cui siamo giunti, si preferisce insultare il postino per la consegna in ritardo piuttosto che chiedere spiegazioni al dirigente, così come si preferisce aggredire il netturbino per l’immondizia non raccolta piuttosto che estromettere il referente principale, amministratore delegato o Sindaco che sia. Non ci sono medaglie per gli infermieri ed i medici, mentre i primari spesso ricevono regali ed attestati di stima, e se è vero che salvare una vita è più importante che pulire il culo a chi è ricoverato in un letto, provateci voi a svolgere quel compito. I generaloni gallonati si compiacciano delle loro medagli, campagne di guerre virtuali o reali che siano, ma provino a pensare se non ci fosse quell’impiegato all’anagrafe che certifica la loro esistenza in vita quando devono prendere la pensione. Gli eroi non sono i piloti di questo aeroplano, e non sono neanche gli stewards di bordo o le hostess, no, gli eroi sono i meccanici, che riparano i guasti e si assicurano che l’aereo viaggi in sicurezza. Eppure noi continuiamo ad applaudire al capitano quando si atterra, mentre l’eroe sconosciuto continuerà a fare il proprio dovere sentendosi con la coscienza a posto ma senza ricevere un cenno dai viaggiatori.