PEPPE DI CARO, IL FOTOGRAFO DELLE STELLE

DI ANTONIO AGOSTA

Peppe Di Caro, classe 1963, nasce ad Ascoli Piceno, luogo in cui risiede il centro storico tra i più belli d’Italia. Di Caro è il fotografo dalla duplice veste, sognatore e idealista, sempre con una dignità dello studioso. Peppe è il fotografo che si affascina nel crea piccole cose per renderle grandi, perfezionando accuratamente e con attenzione un lavoro che non perderà mai la sua vera natura. Sin da adolescente si affeziona alla fotografia con una ricchezza di propositi e di attenzioni nei riguardi delle persone e delle cose da fotografare. Oggi, da uomo adulto, si arrabbia per la troppa facilità con cui ci si approccia alla fotografia. “E’ tropo gentile e disponibile con tutti”.

La fotografia è la registrazione di un’immagine statica tra un gioco di luci e materia attraverso un sistema ottico su una superficie fotosensibile, ovvero una sorta di scrittura sulla pellicola fotografica. Peppe, che cosa ti affascina del tuo mestiere, che un tempo veniva considerato strumento del diavolo?

mi affascina ancora oggi perché gli devo tanto. E’ stata proprio la fotografia a tenere impegnata la testa di me adolescente, quella che mi ha permesso i primi approcci con le persone e con le personalità della mia città, che era Ascoli Piceno nelle Marche, alla tenera età di 16 anni!

La fotografia è come una macchina del tempo, talvolta basta uno scatto per riportarci indietro nel tempo e, in quel caso, è come avere un potere fra le nostre mani per catturare ogni singolo istante che rimarrà indelebile? Qual è il tuo rapporto con la fotografia? La vivi con passione o semplice lavoro?

La fotografia oggi mi fa arrabbiare. E’ tropo gentile e disponibile con tutti. Si offre a tanti con ogni mezzo. Un tempo era disponibile solo per gli esperti. Poi, pian piano per tutti. I grandi maestri dicono: MENO MALE, mentre i piccoli artigiani fotografi di città dicono PURTROPPO. Io, in ogni modo, studiai fotografia all’istituto d’Arte Osvaldo Licini, nella sezione di fotografia di Ascoli Piceno nelle Marche, una buona sezione sin dal 1958

Peppe, sei emotivamente colpito dai soggetti che stai fotografando? Quando fotografi segui il cuore oppure solo il tuo self control?

Ho parlato di quando ero ragazzino appena studente. Ora, a 55 anni, le cose sono cambiate, non è più la stessa cosa. Adesso riesco a gestire il sentimento, l’emotività e il self control, che è alla base di tutto

Sei il fotografo ufficiale dei Premi De Sica e dell’Accademia Del Cinema Italiano Premi David Di Donatello, dal 2009 anche membro di Giuria e insegnante presso il Liceo Artistico di Ascoli Piceno “Osvaldo Licini”. Lo fai sempre con compiacenza o solo per dovere?

Dal 2009 son stato al servizio di Gian Luigi Rondi. Fu lui a inserirmi in giuria come fotografo Ufficiale dei suoi premiati. Dopo la sua morte, avvenuta il 22 settembre del 2016, a 94 anni, venne eletto Giuliano Montaldo, il quale non ebbe nulla a che dire sui miei ruoli, anzi, ne era anche lui soddisfatto. Con la Dottoressa Piera De Tassis le cose cambiarono all’improvviso. Coadiuvata da Rutelli, rivide completamente ciò che Rondi aveva impostato, rivoluzionando talmente il mio ruolo che, ancora deve decidere dopo un anno quale sarà. Insomma, sto “In stallo”. Quest’anno i premi De Sica li ha trasferiti da Roma a Sorrento, a differenza dello scorso che non si realizzarono

Ricordi ogni singolo scatto che fai? A ogni singola immagine che valore dai dal punto di vista professionale?

Ogni tanto riapro le mie vecchie cartelle ed esclamo: “non ricordavo di aver fotografato anche Pippo Baudo”. Questo mi capita spesso. Ora, ad esempio, nella mostra che ho a Perugia sui Felliniani, ricordo tutti gli scatti uno ad uno, poiché li ho rivissuti sistemandoli alle pareti. Riconosco che qualche immagine non mi piace più tecnicamente. Capita a volte, è normale

I tuo soggetti preferiti?

Persone che hanno qualcosa da dire o hanno detto qualcosa. A 30 anni preferivo le Miss Italia, i concorsi di bellezza,ora preferisco ritrarre Ennio Morricone

Peppe, nel tuo lavoro preferisci la fotocamera digitale o quella tradizionale?

Io userei ancora le fotocamera a pellicola. Ero più bravo e padrone dei toni e dei contrasti, poiché stampavo anche da solo. Oggi, il digitale con Photoshop ha impigrito tutti i fotografi rendendoli insicuri. Guardiamo sempre il visore dopo lo scatto. Cosa che non si poteva fare con la pellicola. Dovevamo aspettare giorni.

Un bravo fotografo deve sudare per ottenere buoni risultati?

Si nel mio campo. Ora, l’agente di un personaggio ti fa “sudare” l’incontro anche mesi, se non anni. L’attore non avrebbe nulla in contrario a riceverti subito, il giorno dopo o appena ritiene possibile, invece l’agente non so per quale gusto satanico ti fa “sudare” mesi. Io non ho mai pagato per far posare nessuno. Forse è questa la loro antipatia nei miei confronti. Io sono stato sempre dietro alla fotografia di spettacolo, mai alla cronaca nera o altro, quindi non ho mai “sudato” come un reporter d’assalto

Cosa fai o pensi al tuo risveglio?

Penso seriamente a dove andranno a finire i giovani, sono sempre più provocatori, arrabbiati, delusi. Il cinema offre tante possibilità a falegnami, elettricisti, fotografi, sarti, allevatori di animali, truccatori, ma quanto è difficile entrare! Tantissimo. Ogni tanto leggo i cognomi degli allievi del CSC (Centro Sperimentale di Cinematografia), sono ragazzi di buona volontà ma sconosciuti dal pubblico, si dovranno scontrare con i cognomi “pesanti” del nostro cinema.