BYE BYE TSIPRAS. LA UE E LA NATO RINGRAZIANO

DI ALBERTO TAROZZI

Tsipras come previsto. Sprofonda alle elezioni politiche in Grecia, come il voto alle europee aveva preannunciato.

Da parte dei nemici si sprecano oltraggi più o meno “codardi” nel nome della sua sudditanza alla troika. Sull’altro fronte abbondano i lamenti contro un destino cinico e baro che gli ha imposto il prezzo della impopolarità, nel nome del salvare il poco che era salvabile.

Certo sa un poco di paradosso che a fruire della sua sconfitta sia quel centro destra responsabile dei guasti. I costi della riparazione sono infatti spettati a lui.

Su questi punti la storia deciderà delle ragioni e dei torti con più elementi della cronaca. Solo gli storici ci azzeccheranno, forti del privilegio loro concesso dalla professione. Esprimere giudizi quando si sa già com’è andata a finire.

Noi limitiamo l’analisi a quelli che ci paiono siano stati i fattori del suo declino. Senza con questo ergerci a giudici di quello che ha fatto e che avrebbe invece dovuto fare.

Due, per certo, i temi di fondo che hanno determinato il declino.

Avere mancato alle promesse fatte al momento della sua elezione in materia di scontro con la Ue sul debito.

Avere ulteriormente ridotto il proprio consenso a causa dell’accordo di compromesso con la Macedonia ora del Nord.

Sul primo punto è fuori discussione il meccanismo che gli è stato fatale. Non tanto quello di avere dovuto cedere di più o di meno, quanto l’avere mancato alle aspettative create inizialmente. La delusione è da sempre un fattore di impopolarità più forte della miseria e Tsipras i greci li ha delusi troppo. Poco conta il fatto che non si potesse fare di più. Non doveva promettere quanto non avrebbe potuto mantenere. Alla fregatura ha sicuramente contribuito il buon Varoufakis, eccellente sostenitore di una teoria (la Game Theory) che spesso ci azzecca ma qualche volta no e allora è un disastro. Nello specifico Varoufakis era convinto che la Germania non avrebbe stretto fino in fondo il cappio al collo alla Grecia, ben sapendo che, fottendo la Grecia, qualcosa ci avrebbe rimesso pure lei (per esempio sul fronte bancario). Intendiamoci, dal punto di vista razionale il discorso filava, ma i tedeschi in certi casi, fanno prevalere altri fattori e allora con la tua Game Theory sei fritto. Nella fattispecie i tedeschi erano pure disposti a rimetterci qualcosa, ma non a rinunciare a dare una lezione al paese discolo e nemmeno a correre il benché minimo rischio su quel tabù che per i teutonici rappresenta l’inflazione. Così fu che il piano Varoufakis non ebbe successo e a Tsipras toccò di assentire alla Ue e alla troika ben più di quanto sperato e promesso. E il consenso si dissolse.

Sul secondo punto molto si è chiacchierato sul nazionalismo dei greci che non hanno accettato il riconoscimento di un paese denominato Macedonia sia pure del Nord. Un sostantivo che per loro dovrebbe essere monopolio di una loro regione. Vi risparmiamo un contenzioso storico che riguarda la effettiva nazionalità di Alessandro Magno. Anche perché, con buona pace di molti nostri analisti, i guai per Tsipras hanno avuto altre origini. In altre parole la Macedonia di prima (nome ufficiale Fyrom) era un paese costantemente in bilico a livello internazionale. Spaccato al suo interno tra filo occidentali e filo russi. Un nodo rilevante trattandosi di paese situato in posizione geostrategica fondamentale, per esempio in relazione al transito dei gasdotti. Importanza tanto maggiore da quando il tradizionale alleato della Nato nella regione (la Turchia di Erdogan) si è rivelato fortemente ondivago e doppiogiochista. Orbene, dalle parti della Nato si è percepito che ci si trovava davanti a un momento unico e irripetibile: un’occasione che non poteva essere lasciata scappare. Una Macedonia con una risicata maggioranza filo occidentale (quella del premier Zaev) e una Grecia che aveva l’interesse a mantenersi buono l’occidente. Di qui il messaggio della Nato a Tsipras e Zaev “Mettetevi d’accordo il più presto possibile sul nome del paese con capitale Skopje, ora o mai più”. Così fu che, grazie all’accordo, quell’area grecomacedone è ora da considerare integrata al proprio interno e incardinata nel blocco filo occidentale. Tanto è vero che i macedoni (del nord) accettando la nuova denominazione, dichiarano altresì di accettare un futuro nel segno della Nato. Operazione alfine riuscuta, ma il suo prezzo elettorale  ha pesato sulle spalle di Tsipras e ha contribuito a sferrargli il colpo di grazia.

Uno e uno due: delusione delle aspettative e questione macedone hanno distrutto Tsipras nonostante siano in molti che gli riconoscono una statura politica da non sotto valutare. Per il momento si prevede per lui un periodo di sosta forzata. Coi ringraziamenti della Ue e della Nato, ma nel degno dell’ingratitudine.