CARMINE GIANNELLA ESCE DI SCENA

DI  GABRIELE BOJANO

Ma cosa sta succedendo? Perché l’ennesimo abbandono di un amico ? Poco fa si è abbassato il sipario su uno dei miei primi datori di lavoro all’epoca in cui facevo gli uffici stampa: CARMINE GIANNELLA. Lui era l’organizzatore teatrale per antonomasia a Salerno: aveva cominciato con le piccole compagnie teatrali locali e poi man mano grazie all’intensa collaborazione con Pasquale De Cristoforo aveva svoltato verso il professionismo. Non si contano le produzioni, tutte di qualità, che recano la sua firma. Ma era altrettanto bravo, soprattutto nel recepire in anticipo i gusti della gente, come promotore di eventi: una delle sue creature, “Luci della Ribalta”, la kermesse dei grandi nomi di teatro, danza e musica alla Certosa di Padula è poi proseguita, dopo alcuni anni di stop, senza di lui, il Comune gli aveva preferito un altro direttore artistico e lui ne aveva sofferto tanto. Una persona speciale, buona, generosa, caratterialmente chiusa, un po’ orso, ma ascoltava chiunque, con quel suo sorriso appena abbozzato che comunicava vicinanza, amicizia, comprensione. Quante chiacchierate che ci siamo fatti assieme! Una volta mi disse che era molto orgoglioso che le figlie, che io ricordo piccolissime tra le braccia della mamma Rita, avessero scelto di andare a studiare e lavorare fuori Salerno, una addirittura all’estero. In fondo sapeva che anche lui, se solo avesse deciso di recidere il cordone ombelicale con la sua città, avrebbe potuto ottenere più onori che oneri. Ma Carmine era un abitudinario e difficilmente rinunciava alle sue piccole consuetudini di vita. Devo a lui il lavoro come addetto stampa del teatro Verdi quando non c’erano i social e gli spazi sulla stampa bisognava conquistarseli sudando. Da alcuni anni gestiva con il Teatro Pubblico Campano la sala Pasolini ed era contento di ciò che faceva. Certo, sotto sotto avrebbe voluto qualche riconoscimento in più ma nella città del “nemo propheta in patria” aveva imparato ad accontentarsi. L’avevo incontrato non più tardi di una settimana fa: ero in ritardo per prendere l’autobus e lui mi chiamò. La’ per la’ pensai di salutarlo con un cenno di mano e accelerare il passo. Poi colsi in lui il desiderio di scambiare qualche parola e mi fermai. Lo trovai molto dimagrito e lui mi raccontò delle sue vicissitudini in ospedale, che era stato molto male e che era vivo per miracolo. Ma tutto senza sdrammatizzare, con il solito sorriso sulle labbra. Qualche “inciucio” sullo spettacolo salernitano e la promessa di rivederci presto. “Pensa a qualcosa da fare alla Sala Pasolini” mi disse congedandomi. Persi l’autobus ma guadagnai una bella chiacchiera con lui. E l’abbraccio sincero di un amico. Purtroppo l’ultimo. Ciao Carmine👏👏👏👏👏👏👏