ABBIAMO PERSO L’ORALITÀ, LA TRASMISSIONE DELLA PAROLA COME STRUMENTO DI COMPRENSIONE

DI ROBERTO COTRONEO

Abbiamo perso l’oralità. E abbiamo perso la trasmissione della parola come strumento: di comprensione, come mezzo di precisione. Abbiamo fatto della parola scritta un veicolo emotivo. E abbiamo tradito la retorica trasformando la persuasione in manipolazione. Siamo dentro qualcosa che non controlliamo più. E abbiamo perso il corpo: il corpo come modello espressivo, come unicità. Abbiamo lasciato al corpo solo il feticcio della bellezza: stereotipo condiviso, canone banalizzato.
Questo modello di bellezza, assieme al trionfo della retorica, rischia di trasformarci in automi. Siamo diventati la minaccia per noi stessi. Così il mito della caverna di Platone si è rovesciato. A ingannarci non sono più le ombre che scambiamo per realtà, ma le immagini vere. Immagini privi di ombre e di profondità. Ernst H. Gombrich scriveva: «L’ombra che ci appare effimera e sfuggente ha un’evidenza che non può essere spiegata con le leggi dell’ottica e si sottrae alla logica della percezione». Senza le ombre, le immagini sono piatte; senza la parola, intesa come dialogo, di cui Platone era maestro, il nostro tempo perde la sua verità.