CASA BRUCIATA E CASA FAMIGLIA

DI MAURIZIO PATRICIELLO

 

Primo giorno di novembre di due anni fa. Festa dei santi, in chiesa ci prepariamo per la Messa solenne. In lontananza sentiamo avanzare le sirene dei Vigili del fuoco, un appartamento della mia parrocchia è in fiamme e l’incendio rischia di propagarsi. Corro. Presto i pompieri riescono a domare le fiamme. Grazie a Dio, non ci sono state vittime; della casa, però, sono rimaste in piedi solo le mura, tutto è andato in fumo. La famiglia interessata è rimasta letteralmente in mezzo alla strada. La mamma, una giovane vedova, e i suoi sette figli, il più piccolo di 5 anni appena, hanno ancora il pigiama addosso. Ci diamo da fare. Nel giro di poche ore iniziano ad arrivare in parrocchia vestiti, alimenti, coperte, scarpe. Diamo inizio anche a una raccolta di denaro. Il giorno dopo mi porto al Comune di Caivano, guidato da un Commissario straordinario più due suoi collaboratori. Chiedo loro che venga ripristinata la casa, ad arredarla ci avrei pensato io. Il Commissario si dà da fare. Una mattina mi chiama per darmi una “brutta notizia”: la signora è stata denunciata dall’Istituto Case Popolari perché abusiva. Faccio presente al Commissario che la maggior parte delle famiglie del “Parco Verde” in Caivano è abusiva, anche per la negligenza delle Istituzioni che non hanno mai controllato i proprietari né preteso indietro gli appartamenti da coloro che li lasciavano per andare ad abitare altrove. Sicchè si è creato una sorta di mercato nero delle case che, a lungo andare, è diventato “normale”. Niente da fare, la casa non sarà restaurata e la denuncia non verrà ritirata. Senza volerlo ho reso a questa famiglia un pessimo servizio. Riesco a raccogliere una somma più che discreta per comprare mobili e suppellettili, ma il problema vero rimane la casa. La famiglia non sa dove andare e i parenti che la ospitano spingono perché si trovi una soluzione. Il Commissario prefettizio, senza tanti giri di parole, mi fa capire che non può aiutarmi perché il Comune è in dissesto finanziario. Mi ritrovo da solo a gestire un dramma che dovrebbe riguardare anche le istituzioni. Continuo a chiedere aiuto. Corro dai servizi sociali, faccio presente che ci sono diversi minori da tutelare. Solo due o tre dei sette figli, infatti, hanno raggiunto da poco la maggiore età. Chiedo che si faccia qualcosa per questa gente tanto povera da non avere nemmeno un letto per dormire. Ancora niente. Fondi non ce ne sono. Stop. Insisto. Alzo anche un po’ la voce: « Ci sono i bambini, è vostro dovere agire». È in quel momento che qualcuno mi fa aprire gli occhi: « Padre – mi dice – noi possiamo fare ben poco, soldi non ne abbiamo. Lei ha ragione, però se continua a insistere ci costringe a prendere provvedimenti drastici. Saremo costretti a sistemare i bambini in delle case famiglia». « Ma è assurdo. I bambini sono già stati traumatizzati un anno fa per la morte del papà. In questi giorni hanno subito un altro trauma per l’incendio che ha distrutto il loro nido. La mamma ce l’hanno. È povera ma è viva, è Il loro unico punto di riferimento. Hanno una mamma che amano e dalla quale sono amati. Perché pensare a una casa famiglia e non a un aiuto per ricostruire la loro casa?» insisto. La signora con la quale stò parlando mi guarda con simpatia. È d’accordo con me, la pensa allo stesso modo, ma le leggi sono queste. Vengo preso dalla paura. Non vorrei che, insistendo ancora, invece di aiutare questi bambini, procuro loro un danno incalcolabile. Con la coda tra le gambe e la rabbia nel cuore, saluto e me ne vado. La signora rimasta senza casa riesce a trovare un piccolo locale in affitto, con la somma raccolta dalla parrocchia, anche attraverso facebook, lo arreda. Lentamente, faticosamente, questa famiglia tanto provata, riprende una sorta di ritmo normale. Dal comune di Caivano non è arrivato per questi bambini un solo bicchiere di latte. Non ho detto un litro, ma un solo bicchiere di latte. È rimasta invece la denuncia per la mamma per aver occupato abusivamente un appartamento di proprietà dell’Istituto Case Popolari. Rimane da meditare sullo spettro che tanto impaurisce i poveri: vedersi togliere i figli, solo perché poveri. Questa, e solo questa, è la motivazione per la quale tanti nostri poveri non chiedono aiuto ai servizi sociali. I tragici fatti che stanno venendo a galla in questi giorni in Emilia Romagna mi hanno riportato alla memoria questo dramma, “ mai ” affrontato e “ mai ” risolto dalle Istituzioni in maniera veramente grave e drammatica. Padre Maurizio Patriciello.