L’EQUILIBRIO APPARENTE DELLA GRECIA

DI ALBERTO NEGRI

Grandi peana per la vittoria del centro-destra, la Borsa sale ma la Grecia in realtà corre sul filo di un equilibrio apparente e ingannevole. I commentatori dei nostri giornali ci vanno solo i vacanza ma non sanno nulla dell’iper-nazionalismo ellenico.

Dal Sud del Mediterraneo apparentemente viene una lezione di equilibrio che forse ci riguarda. Perché la Grecia ci interessa sopra ogni cosa? Perché quando venne sottoposta alle pressioni europee qui in Italia tutti tifavamo per i greci? La risposta può essere banale: la Grecia ci somiglia, ci andiamo in vacanza, la Grecia, sempre sotto scrutinio di Bruxelles per i suoi conti erratici, ci impedisce di essere gli ultimi in Europa e solidarizziamo con quelli che ci appaiono messi peggio di noi. Può essere però che lontano, assai lontano nel tempo, in libri di scuola mai letti o poco frequentati. afferriamo qualche cosa di più profondo che ci lega alla Grecia: la nostra stessa cultura.
Nell’affresco di Raffaello in Vaticano, La scuola di Atene, dedicato alla filosofia, al centro della scena ci sono Platone e Aristotele che si stagliano al centro della scena contro il cielo azzurro. Il primo indica il cielo, l’altro il pavimento ai suoi piedi, una rappresentazione dei due diversi orientamenti filosofici: la tensione platonica verso l’ideale e l’ultraterreno e il pensiero aristotelico teso a comprendere il mondo fisico intorno a noi. La Grecia da qualche millennio ci insegna a vivere tra queste due tensioni continue, il cielo e la terra.
La Grecia e in mezzo a noi, sempre. Anche fisicamente. Nel Sud e in Sicilia con la Magna Grecia, i suoi teatri, i suoi templi, le sue divinità. La Grecia è l’emblema anche del nostro Sud, una parte irrinunciabile di noi stessi, quella parte che ha formato il nostro umanesimo e il Rinascimento. Per questo la Grecia ci interessa sempre, quando sta bene e quando sta male. E’ il termometro profondo delle nostre vite antecedenti e forse di quello che avverrà un giorno tra cielo e terra.
In terra è successo che domenica i greci sia ano andati a votare assegnando come da pronostico la vittoria e la maggioranza assoluta a Nuova Democrazia di Kyriakos Mitsotakis, figlio di Costantino, ex premier, uno dei parlamentari che hanno prestato servizio più a lungo nel Paese. Kyriakos è anche fratello della ex ministra Dora Bakoyannis, prima donna a ricoprire l’incarico di sindaco di Atene. Il nuovo sindaco della capitale Costas Bakoyannis, eletto a maggio, è nipote di Mitsotakis.
La Grecia è anche un affare di famiglia dove però sono rimasti in pochi. In questi decenni ho conosciuto molti leader del Pese, da Andreas Papandreou al figlio Giorgio, da Simitis allo stesso Costantino Mitsotakis. Ogni qual volta uscivo dall’inferno delle guerre balcaniche negli anni Novanta, e non c’erano voli aerei, in auto attraversavo Serbia, Albania, Macedonia per finire davanti ala mare di Salonicco. Ma il panorama politico da allora è molto cambiato, il vecchio partito socialista Pasok è sparito, molte formazioni hanno preso il posto di quelle precedenti. Nuova Democrazia è l’unico dei vecchi partiti a essere sopravvissuto alla crisi del 2009.
La sinistra di Syriza di Tsipras ha perso ma con l’onore delle armi. Tsipras, la cui figura di giovane leader dell’estrema sinistra era emersa in una Grecia in pieno caos per la crisi del debito e l’austerità imposta dai creditori della Troika europea, a gennaio del 2015 aveva portato una ventata di speranza fra i cittadini travolti da fallimenti e piani sociali. Ma quello che alcuni critici gli rimproverano è di avere “tradito” gli elettori effettuando un voltafaccia, costretto ad accettare un piano di salvataggio con misure rigide per evitare l’uscita di Atene dalla zona euro. Dopo la batosta alle europee il leader di Syriza, il cui mandato da primo ministro si sarebbe concluso a ottobre, ha tentato una mossa rischiosa: ha indetto elezioni anticipate in piena estate, le prime del genere dal 1928, sperando di ribaltare a suo favore l’ondata di malcontento. Il volto della sinistra greca però, abituato a rimettere in gioco la sua maggioranza, ha perso la scommessa.
E forse ha perso anche perché ha accettato di ratificare il nome per di Macedonia del Nord per l’ex repubblica della Jugoslavia: il patriottismo greco che sfocia spesso in un nazionalismo esasperato non ha mai voluto che un altro stato portasse quel nome storico. E allora ci accorgiamo che la Grecia in realtà corre sul filo di un equilibrio apparente e ingannevole. Tra cielo e terra c’è ancora molto da dire e da fare.

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