PEDRO SANCHEZ SI AVVIA ALLE CORTES AL BUIO MA CON TANTE CARTE DA GIOCARE

DI BOBO CRAXI

Pedro Sanchez si avvia alle Cortes convocate per il 22 Luglio senza avere la certezza di una maggioranza che sorregga il suo Governo e potrebbe non scartare l’ipotesi di una nuova consultazione elettorale.

Dopo il voto elettorale del 28 Aprile e l’affermazione alle Elezioni Europee il Partito Socialista di Pedro Sanchez ha riconquistato una centralità politica ma non la forza sufficiente per raggiungere lo scopo principale ovvero di formare un esecutivo monocolore appoggiato dall’astensionismo dei Podemos (l’erede della sinistra degli anni ’70 e ’80 e dai gruppi autonomisti ed indipendentisti regionali presenti in Parlamento).

Il nodo riguarda proprio la volontà del leader di Podemos Pablo Iglesias di fare parte dell’esecutivo, la ricerca di una legittimazione che porterebbe come Tsipras un leader dell’indignazione giovanile e popolare direttamente nelle stanze del potere pur avendo incominciato a perdere voti ed a segnare lo sfrangiamento delle sue file.

A partire delle comunali di Madrid dove il suo rivale interno Inigo Errejon ha concorso solitariamente alle elezioni; fuga compensata solo dall’insperata riconferma di Ada Colau alla guida di Barcellona sostenuta dal Partito Socialista e da un camaleontico Manuel Valls, che ha giustificato con una mossa tattica la propria nuova veste politica nella terra che gli aveva dato i natali ma non i voti per far di lui un protagonista della politica europea.

Sanchez intende temporeggiare sperando di sfibrare le pretese dei podemos e potendo contare su un’investitura minoritaria nel mese di luglio o in quello di settembre.

Pur formalmente escludendole, con un quadro politico che ha fortemente indebolito tutti i suoi possibili competitor, a cominciare dalle tres “derechas” uscite malconce dal confronto elettorale, Sanchez ha pur sempre la possibilità di giocare la carta di riserva di nuove elezioni chiarificatrici godendo peraltro del conforto di una situazione economica favorevole tanto che sono state ritoccate verso l’alto le previsioni di crescita (2,3) dalla stessa Unione Europea.

Sullo sfondo rimane il conflitto territoriale, il campo degli indipendentisti è diviso da concorrenze interne e anche dalla stessa duttilità dei socialisti ad avviare con i partiti (sia quello di sinistra, Esquerra Repubblicana che con la destra liberale di JuntsXCat) che rappresentano la maggioranza Indi in Catalogna dei patti nelle municipalità importanti e alla stessa Deputació (la Provincia) di Barcelona.

Il governo naturalmente teme che una feroce sentenza nei confronti della cupola degli indipendentisti riapra un conflitto aspro e una massiccia mobilitazione popolare che spinga alla disobbedienza di massa, un assaggio di ciò è stato dato addirittura a Strasburgo dove 15.000 catalani si sono spostati per protestare per la mancata conferma dell’elezione dell’ex presidente Carles Puigdemont, il tentativo di spostare in Europa il conflitto territoriale avrà anche un suo riverbero nel tentativo di squalificare la nomina di Josep Borrell a capo della diplomazia europea.

Quest’ultimo socialista, catalano figlio di immigrati in Argentina, già presidente del Parlamento Europeo è stato uno dei più ruvidi avversari dell’indipendentismo Catalano che ha cercato di contrastare con gli argomenti della logica, della politica e della perfida ironia.

Il Fronte avverso a destra e a sinistra non ha apprezzato e cercherà di rendere difficile il gradimento a Bruxelles. A ogni buon conto è stato un altro dei segnali della riconquistata centralità spagnola e socialista nella politica europea. Ora però il problema si è rispostato a Madrid. Ma Pedro Sanchez ha dimostrato di non essere un Sor Tentenna e gioca fino all’ultimo le sue carte per ottenere il massimo della posta.