SALVINI SMENTISCE LA RICOSTRUZIONE DI BUZZFEED SULL’INCONTRO A MOSCA

DI MARINA POMANTE

Sono nette le le prime reazioni di Salvini dopo che il giornale americano BuzzFeed ha pubblicato l’audio di un colloquio a Mosca tra tre uomini russi e Gianluca Savoini, il presidente dell’associazione Lombardia-Russia, nonché responsabile per la Lega dei rapporti con Mosca: ci sarebbe stato questo incontro nel 2018 per negoziare i termini di un accordo che avrebbe fruttato milioni di dollari per le casse leghiste.
Salvini minaccia querele rigettando ogni accusa: “Ho già querelato in passato, lo farò anche oggi, domani e dopodomani: mai preso un rublo, un euro, un dollaro o un litro di vodka di finanziamento dalla Russia”.
E’ naturalmente anche di Gianluca Savoini la smentita, che ripete più o meno a pappagallo quanto affermato dal leader del Carroccio: “Non ci sono mai stati fondi né soldi per la Lega da parte di nessuno di quelli citati da Buzzfeed. Tutte parole e blablabla, come peraltro ha appena detto Salvini”. Secondo la replica di Savoini, queste sono solo cose per “dar fastidio a Salvini” e tira in ballo il M5S, dicendo che”Anche loro hanno rapporti con Mosca”.

Dopo poche settimane dalla missione negli Usa del ministro dell’Interno, arrivano le registrazioni dellincontro a Mosca. E’ l’America di Trump che scarica la Lega o è stata compromessa dalla Russia di Putin?
Salvini, il 17 giugno era negli Usa e incontra il segretario di Stato Pompeo e il vicepresidente Pence, promette una svolta della Lega per la politica estera ed un atteggiamento “atlantista” del Governo. Salvini si dice anche il linea con la Casa Bianca in merito alle posizioni di Venezuela, Cina (almeno parzialmente), Iran e anche sulle sanzioni alla Russia.

Il 4 luglio, in occasione della sua visita in Italia, Il premier Putin, ribadisce in alcune dichiarazioni la sua vicinanza alla Lega di Salvini. Anche se alcune covi sosterrebbero che non tutto fili liscio.
Nemmeno una settimana dopo, il 10 luglio, BuzzFeed pubblica le registrazioni dell’incontro tra l’ambasciatore della Lega, Savoini e persone definite. “uomini del Cremlino”.

Che questa successione di eventi sia solo frutto di una casualità appare difficile da supporre. Seppure non esista alcuna prova che ci sia stato passaggio di denaro da Mosca alle casse del partito di Salvini, l’impressione è che la Lega possa essere finita in un affare più grande di lei, in una sorta di romanzo dai contorni da spy story.

Il commento sulla vicenda dell’alleato di governo, Luigi Di Maio, è stato da questi affidato alle pagine di Facebook, dove il capo politico pentastellato scrive: “In queste ore leggiamo di presunti finanziamenti provenienti dalla Russia e indirizzati alla Lega. Leggiamo di possibili querele e tutti ci chiamano per sapere la nostra posizione. La nostra posizione è semplice e l’abbiamo sempre ribadita: al Movimento 5 stelle non gliene frega nulla dei petrolieri e men che meno degli speculatori. Sono mondi che proprio non ci appartengono e ne siamo orgogliosi. Avere le mani libere significa questo: non rispondere a nessuno di questi colossi, così come non ci facciamo piegare dai Benetton sulla tragedia del Ponte Morandi. Il Movimento 5 stelle risponde solo ai cittadini, dipende da loro. Punto! Quindi queste storie non ci sfioreranno mai e non devono, ovviamente, nemmeno sfiorare il governo”. Poi il commento prosegue: “Sia chiara una cosa: l’Italia è un Paese autonomo e chi si candida a rappresentarla deve fare l’interesse dell’Italia, non di altri Paesi. Che questi si trovino a Est od Ovest fa poca differenza. Che vendano Vodka o Coca Cola non importa. Noi siamo liberi e lo resteremo. Noi spieghiamo sempre nel dettaglio ogni cosa e ci aspettiamo che tutte le forze politiche facciano lo stesso. Si chiama trasparenza ed è il minimo sindacale!”.

Di diversa natura invece la posizione del Pd che chiede a Salvini di “riferire in Parlamento” In una nota, Paola De Micheli, vicesegretaria del partito scrive: “Caro Salvini vai a Mosca, ma prima vieni a spiegare in Parlamento. Altro che prima gli italiani. Prima i russi”.
Da Nicola Zingaretti, che affida anche lui il proprio commento ai social, arriva un perentorio: “Va tutto chiarito immediatamente”.
In un tweet, Carlo Calenda esprime critiche riferendesi ad una cattiva abitudine consolidata: “Sovranisti che prendono soldi da sovrani stranieri. È una vecchia storia. Se Salvini non dimostrerà l’infondatezza di quanto emerge dall’audio, la sua permanenza al governo diventerà un problema di sicurezza nazionale”.

Anche l’ex presidente del Consiglio, Matteo Renzi, non ha risparmiato bordate alla Lega: “O questa è una Fake News o questo è uno scoop clamoroso. Usare il petrolio russo per finanziare la Lega? Sarebbe pazzesco. L’unico che può chiarire è Salvini: deve chiarire lui, subito”. E prontamente è arrivata la risposta dal tesoriere della Lega, Giulio Centemero: “Delle due la prima, sono fake news. Basta scaricare i bilanci della Lega per comprenderlo. Sono pubblici e online, a disposizione di tutti”.

Oggi la Stampa italiana, riporta le dichiarazioni di Savoini, il collaboratore della Lega, che si scaglia contro la Stampa americana, parlando di un vero e proprio piano: “Qualcuno ha piazzato dei microfoni, forse mandato attori. Io mi alzavo, andavo in giro, parlavo con tutti”. Poi risponde indirettamente alle richieste di chiarimento dell’alleato 5Stelle: “…Hanno rapporti con la Russia, ma non c’è nulla di male”.

La difesa di Giancarlo Savoini alla Lega e a Matteo Salvini, ma anche ad egli stesso dalla registrazione pubblicata da BuzzFeed, nella quale il presidente dell’associazione Lombardia-Russia parrebbe sancire un accordo per finanziare la Lega, con alcuni emissari di Mosca. In una intervista Savoini dice: “Però guardi, chi di dovere riuscirà a capire chi ha registrato, visto che questi vogliono solo rompere i coglioni a un esponente di governo, e allora ci sarà da ridere, soprattutto se il mandante è qualcuno che ha voluto creare ad arte questo casino”.

Salvini subito dopo la pubblicazione di BuzzFeed, ha affermato che avrebbe fatto ciò che doveva e avrebbe fatto querela anche allo stesso Savoini se fosse servito. Forse è proprio per questo che il collaboratore della Lega abbia intrapreso una fervida difesa del ministro dell’Interno, spiegando che si tratta di un tentativo di dar fastidio a Salvini.
Ma Savoini fa di più, come a dire che “mal comune, è veramente mezzo gaudio”, racconta che anche i pentastellati hanno rapporti con la Russia e che lui, a Mosca, qualche anno fa, aveva conosciuto Manlio Di Stefano, il sottosegretario M5S, per aggiungere poi che è una cosa normale e che rientra nella logica di una buona cooperazione a livello internazionale. Dice anche di conoscere Salvini da 25 anni e di limitarsi occasionalmente ad aiutarlo nei rapporti con Mosca, specificando che Bossi voleva ampliare i rapporti internazionali a Est, e in Russia guardavano con interesse al suo progetto di creare la Padania e che questi rapporti con la Russia esistono dall’inizio dell’era post-sovietica.

Poi Savoini tornando in merito alla riunione, spiega che non si erano dati alcun appuntamento e che lui parlava con tutti e non ha la minima idea di cosa dicessero quando lui non c’era. Chiede anche che chi lancia certe accuse, ne deve poi dimostrare la fondatezza, sottolineando che “non ci riuscirà mai”.
Sempre nell’intervista aggiunge anche: “Ma le pare poi che certi colossi mondiali abbiano bisogno di me per fare affari? Con tutti gli uffici che Eni ha nel mondo vuole che scelga la hall di un albergo in mezzo a decine di persone per trattare? Non scherziamo. Ho trovato alcune persone che avevo incontrato il giorno prima al convegno organizzato da Confindustria Russia e a cui aveva partecipato Salvini. Evidentemente anche loro avevano dormito lì”.

Mario Borghezio, ex eurodeputato leghista, ha voluto anche lui direla sua sulla questione ed ha presentato all’AdnKronos una storia simile, quella del Metropol, che ha portato alle dimissioni il vicepremier di Vienna. Borghezio, facendo un distinguo ha detto: “Lì c’era un video con il vicepremier di Vienna, Heinz-Christian Strache, costretto a dimettersi (con conseguente caduta del governo di Sebastian Kurz) a pochi giorni dalle elezioni europee dello scorso 26 maggio dopo la pubblicazione di un video che mostrava un suo incontro con una sedicente nipote di un oligarca vicino a Putin. Qui non c’è Salvini, dice Borghezio, che infatti è stato netto, dicendo che lui non c’entra nulla e che querela tutti quelli che lo tirano in ballo”.

Tutta questa storia, forse non avrà conseguenze in seno al governo Conte, ma le ripercussioni sul piano internazionale della Lega e di Salvini non potranno essere trascurabili.
La registrazione risale al 2018 e il fatto che sia stata pubblicata in questo momento, compromette i rapporti leghisti nella politica estera, che spesso appare comunque confusionaria.

Inizialmente fu “collocato” al Mise Michele Geraci, un “filocinese” fautore dell’accelerazione sul dossier Belt and Road, che ha portato all’adesione dell’Italia all’iniziativa strategica della Cina con la firma del memorandum alla presenza di Xi Jinping. Ma poco prima, dopo la visita di Giancarlo Giorgetti in Usa, La lega aveva preso le distanze (su imbeccata da Washington) dall’operazione di avvicinamento a Pechino.
La missione di Salvini a Washington servì proprio da rassicurazione per gli Usa che la Lega avrebbe allentato molto i legami cinesi ma anche quella sensazione di partito tropppo vicino alla Russia di Putin.

E’ fin troppo evidente che Salvini sperasse di aver incassato l’appoggio di Trump e di potersi ergere a grande mediatore tra Washington e Mosca. Un avvicinamento strategico auspicato da molti in ragione del contenimento dell’ascesa di Pechino.
Ma dopo le registrazioni di Mosca con gli audio di Savoini, veri o meno che siano, è evidente che la Lega è stata “segata” da Washington, oppure, cosa più probabile, compromessa da Mosca.

In base alla logica di alcuni analisti, prima di “concedere” a Salvini il grado di partner strategico Trump vuole vedere le azioni concrete della Lega al governo su diversi dossier cari alla Casa Bianca, tra i quali il 5G e il riconoscimento di Guaidò.
Mentre la Russia potrebbe essere irritata dalla politica sempre più atlantista di un partito che pensava amico. Qunidi le registrazioni, pubblicate dopo la visita di Putin a Roma, potrebbero essere un segnale: “Ricordatevi degli amici”.

Quali che siano i motivi e mettendo in conto che potrebbe anche trattarsi di un caso (anche se rimarrebbe più facile credere a Babbo Natale), la Lega adesso rischia di restare un po’ più sola. E Salvini, in merito alla sua politica estera, dovrà ricominciare (quasi) tutto da capo.

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