VENEZUELA, LA GALLINA DI LILIANE

DI GERALDINA COLOTTI

Siamo a Caracas, nel pieno della guerra economica che rende difficile la vita della popolazione venezuelana, con il fine evidente di togliere consensi al governo bolivariano. Chi scrive riceve una telefonata della documentarista Liliane Blaser, con la quale avrebbe dovuto incontrarsi di lì a poche ore. La linea è disturbata, si capisce solo la parola “gallina”, ripetuta più volte con voce concitata e che l’appuntamento è stato posticipato, poi la conversazione s’interrompe. La giornalista riflette. Posto che “gallina” non può essere un insulto rivolto a lei, né un desiderio culinario espresso di prima mattina dalla documentarista vegetariana, potrebbe trattarsi di un cognome. Gallina? Non conosce nessuno che si chiami così.

La risposta arriva, parzialmente, con l’invio di alcune fotografie da parte di Liliane: si vede una bella gallina, attraversata da parte a parte da una gigantesca cucitura, che le ha reso il collo un po’ rigido, ma non le ha tolto lo sguardo birichino. Un’altra foto mostra l’espressione contrita di un cane appena sgridato. La spiegazione arriva poco dopo dalla voce di una Liliane molto meno agitata. La giornalista apprende allora tutta la storia.

Nella sede di Cotrain, dove si svolgono corsi, dibattiti e proiezioni cinematografiche, la documentarista vive con un cane, un gatto e due galline, amate e accudite anche perché provvedono a pondere ogni giorno le uova, particolarmente care per via della speculazione. Agli amici che si fermano a dormire, Liliane raccomanda sempre di tenere le galline ben separate dal cane. Per colpa di un ospite distratto, che ha dimenticato di prendere quella precauzione, il cane si è fiondato sulle galline. La più rapida è riuscita a nascondersi, ma l’altra ha rischiato di trasformarsi in pastone. Per fortuna, Liliane, attirata dal trambusto, è riuscita a sfilarla dalle grinfie del cane, e a trasportarla, di gran carriera, alla Mision Nevado, dove un chirurgo dalle doti non comuni gliel’ha ricucita alla perfezione. La principale incognita, adesso, è se le galline, quella sopravvissuta e l’altra, terrorizzata per l’aggressione scampata, riusciranno ancora a pondere uova…

La giornalista riflette: da una parte le notizie allarmistiche provenienti dai media occidentali, che descrivono un paese imbarbarito e prostrato da una “crisi umanitaria” senza soluzioni, dall’altra un’operazione di alta chirurgia eseguita su una gallina. Vale la pena di andare a vedere…

Il più attrezzato dei 4 Centri veterinari integrali della Mision Nevado esistenti a Caracas è quello del Nuevo Circo. Sorge di fronte al luogo in cui un tempo si svolgevano le corride, prima che il governo socialista le proibisse definitivamente. E’ costituito da tre consultori, un laboratorio, una sala operatoria e una di cura. Funziona 24 ore su 24 e, come potremo constatare, è attrezzato per ogni emergenza. Tutto rigorosamente gratuito.

Sul bancone d’entrata e sui muri, materiale grafico o cartaceo spiega il carattere e le finalità della Mision Nevado, uno dei piani sociali del governo bolivariano, che dipende dalla vicepresidenza della Repubblica. Ha carattere “animalista, umanista, ecosocialista e rivoluzionario. S’inserisce nel Quinto Obiettivo Storico della Legge del Plan de la Patria, che intende “contribuire alla preservazione della vita del pianeta e della specie attraverso un modello economico produttivo ecosocialista, basato su una relazione armonica tra l’essere umano e la natura”. Un modello che intende garantire “un uso razionale e sostenibile delle risorse naturali, rispettoso dei processi e dei cicli naturali”. Un progetto che riveste un “profondo carattere ecologista e revoluzionario poiché, per la prima volta in Venezuela, la strategia politica del governo si fa carico della biodiversità”.

In una saletta, opera un gruppo di ragazzi con piercing e dreadlocks o spillette del movimento Lgbt, impegnato a praticare l’anestesia a un cagnolino in preda a un problema prostatico. Un altro meticcio, già guarito e in attesa del proprio umano, guarda da sotto una panca.

Tra le braccia delle persone in fila, più in là vi sono: un micio senza un orecchio, un cucciolo con precedenza assoluta perché è stato appena azzannato da un pittbull, un pappagallo e la gallina di Liliane, che si affaccia preoccupata da una scatola di cartone. Trattamenti che in uno studio veterinario di un qualunque paese europeo sarebbero fuori portata per le persone che vediamo qui in coda. In Venezuela, invece, sono gratuiti.

Rosanna ne ha avuto esperienza diretta quando la sua cagnolina si è ammalata di un tumore. “Solo per gli esami – racconta – una clinica veterinaria privata mi aveva chiesto l’equivalente di 400 dollari – qui, invece, me l’hanno operata gratuitamente ed è stata subito meglio. Ora vengo qui come volontaria, per far fronte a questa guerra economica che rende tutto molto più complicato, raccolgo ogni materiale che possa facilitare il lavoro: i cartoni della cassa di alimentazione Clap, i giornali, e anche cibo per i rifugi”.

Tutti, qui, conoscono la storia della Mision Nevado, ora diretta da Maigualida Vargas. Alfredo, uno dei coordinatori, lavora in questo Centro Diagnostico Integrale (Cdi) da un anno e mezzo. Ricorda la storia di Nevado, il cane che accompagnò Simon Bolivar in ogni sua battaglia. Ricorda il momento in cui Hugo Chavez fece fermare la carovana presidenziale in piena campagna elettorale per soccorrere un cagnetto randagio, e pose pubblicamente il problema della cura degli animali in difficoltà e dell’”amore infinito” che muove la militanza bolivariana.

Racconta, commosso, di quel cane randagio che seguì il feretro del comandante, morto il 5 marzo del 2013, “per chilometri, fino al Cuartel de la Montagna, dove riposano i suoi resti”. Spiega che, “nel 2014 il presidente Maduro ha formalizzato la Mision Nevado in cui lavorano, in due turni e una permanenza notturna d’emergenza, una trentina di persone, tra cui cinque medici, anche se ce ne vorrebbero molti di più”.

Edgar, che da tre anni si occupa della sicurezza, afferma di aver imparato ad amare gli animali da quando è venuto a lavorare al Cdi, “e ora ho due cani che adoro”, dice fornendo la sua interpretazione della guerra economica: “vogliono far cadere il nostro presidente perché si dedica al popolo con lo stesso impegno che mette qui il dottor Rocco”.

Il dottor Vincenzo Salvador Rocco Hernandez si asciuga il sudore, si toglie i guanti e ci riceve tra una montagna di carte e fascicoli. E’ uno dei fondatori del Cdi veterinario, sorto nel giugno del 2014, in cui lavora “praticamente senza mai prendermi vacanze”. Di padre italiano, racconta di aver avuto fin da piccolo “la vocazione di diventare un dottore per animali”. Una vocazione che non è mai venuta meno, e anzi si rinnova “in questo luogo che per i giovani rappresenta un corso di alta specializzazione e per la mia professione una continua sfida perché
s’incontrano emergenze chirurgiche che non troveresti in una clinica privata”. Come quella della gallina di Liliane.

Ma il dottor Rocco è anche un uomo coraggioso, schierato con decisione dalla parte del socialismo bolivariano. Racconta che, durante le guarimbas, ha ricevuto minacce, ma non se ne cura. Nel 2017, i “pacifici manifestanti” come li definivano i media europei hanno preso di mira sia le persone che le strutture pubbliche. Hanno anche distrutto una delle cliniche veterinarie ambulanti che, ogni fine settimana, procedono alle vaccinazioni gratuite degli animali di strada. “Una signora di opposizione – dice il dottor Rocco– mi ha chiesto dove sarei andato a finire quando avessero rovesciato la ‘dittatura chavista’. Io le ho risposto: non so dove finirai tu, ma io di sicuro finirò a prendere la mira dietro un fucile per difendere il proceso bolivariano. A causa della guerra economica, stiamo facendo di necessità virtù. Ci bloccano i fondi all’estero, minacciano le imprese che vogliono fare affari con noi. Perché siamo un esempio, e per questo non dobbiamo mollare”.

E la gallina di Liliane potrà fare ancora le uova? Il dottore si stringe nelle spalle.

Qualche tempo dopo, tornata in Italia, la giornalista riceve una telefonata da Liliane Blaser: la gallina è tornata a pondere le uova. Miracolo bolivariano. Come la Fenice, la rivoluzione risorge dalle ceneri, ancora e ancora.