A PROPOSITO DI LEGA E FONDI RUSSI

DI ROBERTO SCHENA

Questa vicenda delle conversazioni circa i finanziamenti russi a Salvini, se poi questi secondi vi siano mai stati non è dato sapere e non lo sapremo mai, è un altro affaire tipico dei servizi segreti.
Ci vuole molto impegno e alta tecnologia per registrare conversazioni all’insaputa degli spiati, non è che lo possa fare chiunque, a meno che la spia non sia uno dei partecipanti, allora potrei essere capace anch’io coi mezzi ordinari a disposizione di un giornalista. Non credo sia così. Sa di registrazione alla distanza. E poi c’è la trascrizione di quanto detto, cosa che a una persona con orecchio nomale è impossibile: la conversazione non si comprende molto, anche qui occorrono strumenti adeguati per ottenere una versione intelleggibile.

D’altra parte è avvenuta durante un meeting pubblico fra Salvini e gli industriali russi, è più che mai evidente l’interesse che potevano avere i servizi segreti. Che secondo me non sono italiani, non è necessario che si muovano e rischino di grosso, penso a servizi francesi. La pubblicazione è poi avvenuta tramite un sito “onnivoro” americano, tanto per non compromettere nessuno in Europa. Se l’avesse pubblicata Repubblica o il Corriere, il legame con servizi non italiani sarebbe stato evidente.

Perché proprio francesi? Primo perché sotto Trump i servizi americani non sono interessati e poi la Cia ha altre fonti dirette, secondo perché erano già emersi contatti fra la Russia di Putin e la Le Pen, dove si è parlato di finanziamenti. Io penso che a dare manforte ai servizi non italiani siano proprio molti italiani, politicamente oppositori a Salvini. Essi forniscono a Parigi indicazioni strategiche fondamentali. E qui l’appoggio di Berlino c’è tutto. Ci sta. E, sempre secondo me, anche belle elargizioni.

Il contesto della conversazione (al bar dell’hotel!) è incredibilmente dilettantesco, lo riconosce perfino l’estensore dell’articolo del Corriere, Marco Galluzzo, vedi qui: https://www.corriere.it/…/lega-russi-frasi-facciamo-patto-p….
E 65 milioni, di dollari o Euro, sono una somma folle, troppo alta, troppo impegnativa per dei servizi segreti, copre il fabbisono di un grande partito occidentale per tre o quattro anni, forse di più, non è normale che uno stato estero stanzi somme così rilevanti per un periodo così lungo a un partito oltretutto di governo, che ha sicuramente altre fonti d’entrata. Se si fosse trattato di un aiuto di due o tre milioni di Euro pro campagna elettorale sarebbe stato più credibile.

Lo stesso dicasi per l’Eni. Quando mai ha pagato tangenti così astronomiche? Come le giustificherebbe nella contabilità? Ai tempi del processo Enimont si parlava di qualche miliardo di lire distribuiti ai vari partiti, Lega compresa. Anche l’implicazione di Banca Intesa in questa operazione dilettantesca ha del surreale. Con 65 milioni la Lega non solo avrebbe riaperto il suo giornale, la fallita Padania, in una sede lussuosissima, tipo piazza Cavour a Milano, ma si sarebbe comprata la magnanimità del Corriere, Repubblica, La Stampa e perfino di Mediaset dal suo grande amico Berlusconi. Forse a un capo di stato-dittatore come Putin interessano più i media italiani che la Lega, che ne dite?

Infine, il personaggio emerso: Gianluca Savoini. Nella Lega si è sempre occupato di stampa, come giornalista alla Padania (testata da sempre antiglobalista) e come addetto. E’ un morto di Juventus. Il suo nome non è mai stato occulto, sempre pubblicato, ovunque. E’ un cattolico conservatore di idee vicine a Fontana, anticomunista di ferro, ultimamente si rimarca in continuazione un suo passato giovanile vicino a circoli mussoliniani. E’ una delle persone più colte in materia di storia che io abbia mai conosciuto. Non è un nazista. Nelle decine di conversazioni avute con lui è sempre emersa la sua lontananza da simili ideologie. Uno che afferma la figura di Pio XI essere migliore di Pio XII, dice tutto, a riguardo.

La Lega non ha bisogno di Putin per vincere, bastano già la sinistra e l’Ue ad assicurarle il trionfo. Savoini è simpatico a Maroni e Salvini, ma non è nemmeno un dirigente della Lega. Non si è mai occupato di finanziamenti, tantomeno di somme da capogiro, tantomento ha a che fare con l’Eni. Difficile credere che l’Eni e Banca Intesa si mettano in mano a una figura così debole e senza peso politico, così poco professionale da un punto di vista finanziario, per progettare e occultare una tangente colossale. Vale anche per i cosiddetti “petrolieri russi”, neh?