LA DIRIGENTE DIVENTA “MAMMA” DEI FIGLI CHE HA FATTO TOGLIERE ALLA MADRE

DI CLAUDIA SABA

Andarono a prenderli un giovedì sera.
Il lunedì precedente erano terminati gli ultimi colloqui con le psicologhe e le assistenti sociali.
Il sabato, avrebbe potuto tenerli con se’ per tutto il weekend.
Lo aveva stabilito il giudice in attesa che la sua richiesta di affidamento giungesse a termine.
Pensò, erroneamente, che l’intervento dei servizi sociali fosse collegato proprio a quel giudizio.
Quel sabato suonò il campanello e non rispose nessuno.
Provo’ ancora.
Niente.
Iniziò a telefonare per capire cosa stesse succedendo.
Nessuna risposta.
Ansia.
Come sempre quando le cose, non sono come te le aspetti.
Per due giorni non ricevette notizie.
Il lunedì successivo le fu notificato un atto in cui si confermava l’affidamento dei suoi figli, al suo ex marito e alla sua compagna, all’epoca, dirigente dei servizi sociali.
Solo in seguito, scopri’ che era stata proprio lei a chiedere il loro intervento.
Da qui, i colloqui con le sue colleghe psicologhe.
E scopri’ che era stata proprio lei che ad organizzare tutto.
Abusando così della sua carica.
Disperazione, rabbia, impotenza.
Iniziò a girare dappertutto come una trottola.
Prima andò dal suo avvocato che le consiglio’ di lasciar perdere.
“La compagna del tuo ex marito, ha le amicizie al posto giusto.
La tua sarebbe una guerra persa in partenza”.
Disse proprio così!
E le consegnò i disegni dei suoi figli, ovviamente artefatti.
“Hanno falsato anche i disegni. Ti do’ questo verbale per tua conoscenza, ma non potrei farlo. È inutile andare avanti anche se è lampante l’abuso d’ufficio”.
Concluse così l’avvocato che avrebbe dovuto difenderla.
Usci’ dal suo studio.
Guardava quei disegni e li toccava spaventata per la gravità di ciò che raccontavano.
Era scioccata, arrabbiata.
E nonostante si sentisse sconfitta, pensava ancora al da farsi.
Ma chi al suo posto avrebbe accettato passivamente un verdetto del genere?
Un’ingiustizia come quella era difficile da mandare giù!
Non riusciva a darsi pace ma sapeva di dover fare qualcosa.
Avrebbe potuto rivedere i suoi figli, ma solo nel weekend.
Per un po’ andò avanti per inerzia.
Chiedendo a chiunque come comportarsi.
Poi decise di andare in Questura.
Ma denunciare non era possibile, le dissero.
Doveva ricominciare da capo con un’altro giudizio.
E così iniziò di nuovo.
Due anni.
Intanto i suoi figli crescevano senza di lei, se non per quei weekend.
Vissuti con il contagocce.
Quando il giudizio arrivò alla fine, il verdetto fu sempre lo stesso.
Con un aggravante in più, questa volta.
I bambini si erano ormai ambientati bene al nuovo ménage familiare e nel loro interesse dovevano continuare a vivere lì, con la dirigente dei servizi sociali e il suo ex marito.
20 anni sono passati.
E non è stato facile per lei, trattenersi dall’impazzire.
Ogni tanto sognava di portarli via. Lontano da tutti. Sparire con loro.
Poi desisteva.
Avrebbe fatto loro del male.
E non poteva, proprio lei, costringerli a fare qualcosa che non avrebbero voluto.
Però si sta male.
E pensi.
Si sopravvive appena tra mille sensi di colpa.
E lei pensava. E stava male.
Dove aveva sbagliato?
Perché non era stata capace di trovare una soluzione?
E intanto il tempo passava.
La vita doveva andare avanti per forza.
In silenzio perché le parole non basterebbero a raccontare l’inferno che si ha dentro, in certi momenti.
Il silenzio chiude ermeticamente l’anima al dolore.
Per non soffrire cercando nel frattempo di provare a vivere.
I suoi figli ora, sono diventati grandi.
Hanno vissuto senza una mamma, odiata, pensando di essere stati abbandonati.
Non hanno potuto mai scrivere una lettera il giorno della sua festa. Ne’ lei per loro.
Costretti a chiamare “mamma”, l’altra.
Hanno sofferto.
Hanno vissuto senza le giuste attenzioni.
E i graffi, solo ora, iniziano a rimarginarsi.
Non è Bibbiano.
Questa storia è avvenuta in una cittadina del sud Italia.
Bibbiano, non è un caso isolato.
Oggi è Reggio Emilia sotto i riflettori, ma domani può accadere ovunque.
Dove c’è il Potere senza controllo, esiste sempre il rischio di una nuova Bibbiano.
Di qualcuno che decide di abusare del proprio potere arrogandosi il diritto di vivere la tua vita al tuo posto.
Qualcuno che, senza coscienza, si sente autorizzato a rubare la vita dei nostri bambini.