I LEP PUNTO DI PARTENZA, NON DI ARRIVO PER L’EQUITÀ NORD-SUD

DI PINO APRILE

O ALLA PARI (SANITÀ, SCUOLA, TRASPORTI, RICERCA, RISPETTO…) O OGNUNO PER CONTO SUO

Il male sono le cose che si fanno di nascosto (Corrado Alvaro). Sull’Autonomia differenziata, su cui rischia di incagliarsi il governo (la Lega ha promesso troppo e ora non sa come mantenerlo), ministri e “comunicatori” governativi ci hanno detto un sacco di bla-bla, meno quello che dovevano dirci, ovvero che la base dell’accordo possibile è la “spesa storica” e che del minimo di equità pure imposto dalla Costituzione, ovvero i livelli essenziali delle prestazioni, i Lep, si parla soltanto dopo che il Nord arraffone avrà fatto suo il malloppo; quindi, prima di sapere quanto costerebbero i Lep, il Nord infila le mani nella cassa. Poi, se resta qualcosa, fateci pure i Lep o quello che vi pare (ma non resta niente, lo hanno già detto i capi della Lega che se passano i Lep, “Restiamo con il cappello in mano”).

Il trucco è “la spesa storica”, che vuol dire: dare alle Regioni secessioniste (in paraculico si dice “autonomiste”) nulla di più di quanto già spende lo Stato centrale, per assicurare i servizi (dalla scuola alla sanità, dalla protezione civile ai trasporti, eccetera) che dall’amministrazione centrale passerebbero a quelle regionali.

Ma è la spesa storica che da un secolo e mezzo concentra i grandi investimenti pubblici solo al Nord, salvo rimasugli in alcuni anni e poi niente al Sud; è per la spesa storica che al Nord ci sono le strade che al Sud mancano, i treni che al Sud si sognano (nella sola Lombardia ne circolano più che in tutto il Mezzogiorno), gli asili nido che ai terroni sono negati, per poter dare il superfluo a chi ha già tutto, a Nord; è per la spesa storica che i grandi Centri di ricerca che tutti paghiamo sono a Genova e Milano e a quelli che stavano decollando a Sud, pur con quattro soldi ben spesi, hanno tagliato le gambe; è per la spesa storica che al Nord hai un aeroporto ogni 50 km in media, mentre l’intero Mezzogiorno interno ne è privo.

LA SPESA STORICA È QUELLA CHE HA STORICAMENTE DEPREDATO IL SUD

E ti credo che vogliono la spesa storica! È per la spesa storica che (vedi il rapporto Giarda al Parlamento) ai Comuni del Sud viene dato il 50 per cento del fabbisogno e a quelli del Nord il 300 per cento; è per la spesa storica che per la salute dei terroni si spende il 20 per cento in meno, ma in alcuni casi metà; è per la spesa storica che in Emilia Romagna hai tre addetti alla sanità, contro due in Campania, incrementando l’emigrazione sanitaria che ingrassa gli speculatori del Nord, grazie alla complicità di governi che salvano quel business e non i diritti dei meridionali.

Ci vogliono fottere con “la spesa storica”, come per dire: di fatto non cambia niente! Appunto, è quello che vogliono i ladri di risorse e di diritti: che non cambi nulla. Invece deve cambiare eccome. Basta con la spesa storica a danno del Sud: si passi alla spesa equa. Oppure ognuno per i fatti suoi.

Il “percorso virtuoso” della banda bassotti prevederebbe di “iniziare” con la spesa storica, per passare a quella standard e poi ai Lep. Vi risparmio dettagli e spiegazioni più volte fornite, perché l’essenza è: negare diritti uguali per tutti ed evitare il “rischio” di sottrarre qualcosa del superfluo al Nord per restituire qualcosa del necessario al Sud.

Non c’è trattativa sui Lep: prima l’uguale per tutti, poi si parla del resto. Ogni deviazione da “Prima i Lep” è una svendita criminale del Sud. E questo non vale solo per il M5S che ha il suo bacino di voti nel Mezzogiorno, ma per tutti i parlamentari e dirigenti politici meridionali. Certo, ci sono truppe cammellate leghiste terrone pronte a svendere mamma e figli al padrone padano, ma questo lo si è visto anche nel Pd e in ogni altra formazione politica. Fra i terroni leghisti, però, ce ne sono molti che, essendo di destra, han votato il nemico del Sud, perché volevano sconfiggerne uno ritenuto peggiore: “la sinistra” (beati loro che riescono a vederla…). Si potrebbe dire peggio la toppa del buco, ma questo non cambia le ragioni di quel voto.

Da qui a svendere la propria terra e la propria gente, ce ne passa: conosco leghisti meridionali che non vogliono cambiare il padrone coloniale al Sud, ma liberarlo (e voti Lega? Discorso lungo, da non fare adesso). Beh, il momento per dimostrarlo è adesso: “Non in mio nome”, farsi sentire nel partito, annunciare voto contrario, sfiduciare i capi-gregari disponibili.

Nei cinquestelle (ma ce n’é pure nel centrodestra) molti, in Parlamento, non solo del Sud, sono pronti a votare contro (anche se colpisce il silenzio di alcuni dirigenti molto “attesi” e forse in attesa di sostituire gli attuali, non inimicandosi nessuno). Qualche perplessità, per usare un eufemismo, ha suscitato la vicenda della deputata M5S Carla Ruocco, membro della Commissione Finanze, che aveva chiesto una indagine sui veri costi e i flussi di denaro dell’Autonomia differenziata: è stata fermata dal capogruppo Nicola Grimaldi; perché, questa la motivazione ufficiale, l’iniziativa avrebbe invaso poteri e competenze della Commissione sul Federalismo, presieduta dal cinquestelle Vincenzo Presutto. Ma Carla Ruocco ha parlato di “numeri secretati”. Cioè? Possiamo sapere anche noi di cosa si tratta?

Abbiamo dovuto scoprire da soli che il Veneto aveva infilato nel “patto” con il governo Gentiloni (peggiore di qualsiasi altro e Pd peggio della Lega) il “diritto” a tenersi i 9/10 delle “proprie” tasse (chiamando “proprie” anche quelle statali); abbiamo dovuto inseguire da soli quelle e altre carte (e quando dico “abbiamo”, intendo meridionalisti, economisti, ricercatori universitari, scrittori, giornalisti…: tutti, meno chi doveva rendere note le carte al Paese, perché se ne discutesse); ora, grazie ai ricercatori del Roars, conosciamo cosa tramavano alle nostre spalle. E tocca sentire la ministra Erika Stefani, all’incontro organizzato dal Cnel (il Comitato nazionale per l’economia e il lavoro), che l’Autonomia non è contro l’Italia (sarà contro l’Irlanda?) e chi dice che così si vogliono sottrarre risorse e diritti al Sud semina odio (se è per questo, Salvini dice che la porcata nordica favorisce “soprattutto” le Regioni meridionali. Infatti, le Regioni settentrionali si stanno battendo tanto, solo per favorire il Sud). La ministra alle Regioni appena giurò al Quirinale disse che il suo compito era l’Autonomia del Veneto, Regione che tentò di fare un referendum per la secessione (non ammesso dalla Consulta), e il cui presidente, Luca Zaia, subito dopo il risultato del referendum sull’Autonomia urlò: «E adesso indipendenza!»; ministra di un partito nato e cresciuto sull’odio per i terroni e oggi ha spostato l’odio su migranti e rom, accusa di seminare odio chi chiede spiegazioni sull’Autonomia arraffa-tutto-e-fanculo-gli-altri. Insomma, il cornuto è l’asino.

Ma con questa gente abbiamo a che fare, nelle mani di questa gente è finito il Paese (e non stava molto meglio prima). La sola cosa decente da fare, per chi conserva dignità, è essere all’opposto di costoro; in tempi di tanta confusione, almeno questa è una certezza: nulla di buono è mai venuto da loro, nulla di buono puoi aspettarti da chi mira ad accrescere con le disuguaglianze i suoi privilegi, calpestando i diritti essenziali degli altri.

Chi pensa di far “buona politica per il suo territorio”, dando dieci al Veneto e zero alla Calabria, non considera la Calabria “suo terriotorio” e i calabresi “propria gente”, ma altra terra e altra gente, da escludere e con cui non sentirsi assimilati; non pensa sia suo diritto di italiano poter viaggiare in Calabria con le stesse comodità e agli stessi prezzi che fra Lombardia e Veneto o Emilia Romagna; non mette in conto di andarci “lì”; non pensa che sia violato il suo diritto di italiano, se dovesse capitargli di finire in ospedale a Lamezia Terme e non trovare le stesse garanzie sanitarie che a Milano, Verona o Bologna. Non si sente parte di “quella gente”, di “quella terra”, dello stesso popolo, altrimenti sarebbe orgoglioso dei centri di ricerca del Sud, dei campioni di sci del Nord, dei canoisti campani e dei nuotatori laziali alla stessa maniera. Non ci sono l’idea e il sentimento di popolo e Paese. E rubare “agli altri” diviene un dovere verso “la propria gente”, pur se formalmente in un Paese e un popolo, costretti con le armi a convivere da un secolo e mezzo e divisi da politiche razziste e comunicazione diffamatoria. Decidiamo: o correggere questo o prenderne atto e separarsi.

Per capirci: i Lep son solo l’inizio dell’equiparazione obbligata per porre tutti i cittadini italiani nelle stesse condizioni di studiare, curarsi, viaggiare, intraprendere. Se no, nulla ha senso e scopo, se non una guerra fra bande in un perimetro geografico che non segna i confini di un Paese, ma di un ring dove chi atterra l’altro vince tutto.

EQUITÀ O SECESSIONE: NO VIE DI MEZZO

O equità o secessione: non c’è una via di mezzo. L’unica risposta decente a chi vuole mettere le mani sul malloppo, prima che si stabilisca quanto costino i servizi che con quelle risorse vanno assicurati è: NO. Chiusa la discussione. Tutto il resto, viene dal maligno, cioè dalla Lega.

E mentre si fissano i Lep, si cominci a progettare e finanziare l’adeguamento di infrastrutture e servizi del Sud a livello del resto del Paese. Se Paese si vuole essere. Se no faremo da soli, senza di voi, contro di voi. La Bibbia dice: temete l’ira dei mansueti. Non fidatevi di un secolo e mezzo di tollerata subordinazione imposta e accettata.

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