#PARIGI ONORA LA COMANDANTE#CAROLA

DI MASSIMO NAVA

I diritti umani si difendono senza se e senza ma. E’ questo il messaggio della Francia a quanti pensano che chi muore in mare per fuggire da guerre e carestie meriti un soccorso condizionato o addirittura non lo meriti affatto. Tutto questo non c’entra con i problemi dell’immigrazione, il corretto controllo dei flussi, i rimpatri e i respingimenti. Tutto questo viene prima di qualsiasi politica, tollerante o meno, rigorosa o meno.
Tuttavia, la cittadinanza onoraria concessa alla comandante della SeaWatch Carola dal municipio di Parigi appare (e probabilmente lo è) come uno schiaffo a #Salvini e al governo italiano, rischia ovviamente di rinfocolare polemiche feroci fra i due Paesi di cui certo non sentivamo il bisogno. Tanto più che proprio la Francia dovrebbe concedere analoghe onoranze a quei “passeur” che da Ventimiglia alla Savoia hanno aiutato clandestini a passare il confine e sono invece stati arrestati.
Al solito, due pesi e due misure, la polvere sotto il tappeto in casa propria, la “Marsigliese” cantata per gli altri con un po’ di sfacciata ipocrisia.
Da destra (Giorgia Meloni) non si è perso tempo, ricordando alla Francia la responsabilità di avere bombardato la Libia e di avere quindi direttamente provocato la crisi migratoria attuale. Se dimentichiamo che anche l’Italia partecipò alla guerra, non si può dare torto alla storia, ovvero al fatto che la decisione fu maturata a Parigi e messa in atto dell’allora presidente Sarkozy. Un errore, come ebbe poi a riconoscere il presidente Macron.
Può essere che l’iniziativa del sindaco socialista di Parigi, Anna Hidalgo, appartenga alla discrezionalità della stessa, in omaggio alla tradizione e alla sensibilità culturale della città. Anche se questa sensibilità portò anche a colossali abbagli, come la “protezione” accordata al terrorista Cesare Battisti e gli onori accademici tributati a Toni Negri. Ma sembra improbabile che non sia arrivato il semaforo verde dal Quay D’Orsay e dall’Eliseo.
La Francia cartesiana, spesso incapace di distinguo e sfumature anche in politica, traccia un solco netto e trasforma la “sbruffoncella” in “eroina” del nostro tempo. Potenza dei media, deriva impazzita di una politica che ha bisogno di denigrare o esaltare, per compensare proprie manchevolezze ed errori. Basterebbe dare un’occhiata agli accampamenti di clandestini sotto i ponti delle autostrade alla periferia della capitale per ricordare ancora una volta che il problema riguarda tutti e non può essere affrontato a colpi di polemiche strumentali.
Carola non meritava l’arresto e restano una macabra pagina d’indegnità gli sberleffi, gli insulti maschilisti, la denigrazione di una parte politica. Ma Carola non è una donna/bandiera da sventolare per pulirsi la coscienza. A parte il machismo di #Salvini, è tutta l’Europa che ha bisogna di Carole. O meglio, sono le tante Carole in giro nel Mediterraneo a ricordare all’Europa le proprie mancanze.