“PRIMA CHE IL GALLO CANTI MI RINNEGHERAI TRE VOLTE”

DI MARIO PIAZZA

Come Pietro nel Getsemani alla vista delle guardie romane qualcuno sta avendo i sudori freddi, ma per formulare accuse di codardia e di falsità occorre prima sapere cosa scatena una qualsiasi missione politica nel paese estero di destinazione. Ambasciate e Consolati vanno in codice rosso, ma la vera fibrillazione la vivono i maggiorenti italiani che in quel paese prosperano ed il codazzo di affaristi itineranti che intorno a quei tappeti rossi e a quelle tavole imbandite provano a procurarsi qualche succulento boccone.

Il confine tra istituzioni e sottobosco non è marcato con precisione e attorno a quei tavoli non è raro trovare latitanti come ad esempio il generale Gianadelio Maletti o il mafioso don Vito Palazzolo, attualmente al 41 bis, e certamente non si può automaticamente accusare di complicità il parlamentare di turno che a quei tavoli viene paracadutato.

Ma con buona pace di tutta la falange leghista, nel caso di Savoini c’è poco da prendere le distanze e proprio nulla da derubricare. Da quando il bubbone delle tangenti russe è scoppiato fioccano le testimonianze e le fotografie che certificano il Savoini ospite a Villa Madama per la cena con Putin, all’opera ai tavoli moscoviti e a braccetto con Salvini sulla Piazza Rossa, senza contare la presidenza di Savoini dell’associazione “Lombardia-Russia” e la sua intensa attività di sherpa al servizio della Lega.

Eh no, caro Simon Pietro da Betsaida, c’è poco da ripudiare e rinnegare. Il centurione romano che fece irruzione nel giardino del Getsemani non se la sarebbe bevuta neppure per un secondo.