ANCORA SGOMBERI IN TEMPI CHE RICHIEDEREBBERO UNA MOBILITAZIONE PERMANENTE

DI MATTEO MARCHETTI

Ieri all’una di notte mi è arrivato questo messaggio. Avevo appena riacceso il telefono, ero stato in aereo, ore di ritardo, batteria morta. Non sono uscito, ero stanco. Ero appena tornato dalle vacanze. Che differenza avrebbe fatto la mia presenza?

Stamattina mi sono svegliato nella mia bellissima casa (bellissima perché è mia, bellissima perché ci sono le mie cose e i miei affetti, ha una vista splendida, è in un bel quartiere), mi sono fatto un caffè e ho guardato cosa era successo e cosa stava succedendo. L’ho guardato sul mio iPhone, nel mio salotto. Quel messaggio ignorato perché ero stanco, tornavo dalle vacanze. E ho pensato a quanto sia tutto sbagliato, a quanto tutti noi viviamo scissi tra un afflato militante e la normalità delle nostre vite borghesi – termine desueto, ma unico calzante. A come la necessità di scelte forti si scontri con la ricerca di una posizione in questo mondo. A cosa significhi vivere come noi, con lavori magari precari ma tutto sommato dignitosi, pensando (o dicendo di pensare, piuttosto) alle tantissime situazioni di fragilità e disperazione che ci sono intorno a noi. Stanotte a quelle persone hanno tolto tutto, anche quell’ultimo galleggiante sopravvissuto al naufragio, quei vasi e quelle tendine e quei divani rimediati chissà come per addolcire la verità: vivevano in una ex scuola, abbandonata e occupata. Ignorati da una città che per loro non avrebbe fatto nulla, circondati dalla malignità di benestanti e non, di chi pensa che a vivere nelle occupazioni ci siano “zecche”, “violenti” o “clandestini”. Che ci facciano la bella vita, alla faccia di chi magari fa due lavori per pagare un mutuo o un affitto assurdo. Niente di più falso, davvero. Lì avremmo potuto viverci tutti, se la vita ci avesse messo in difficoltà.

Io leggo le testimonianze di militanti migliori di me, guardo i video girati da chi si è strappato al sonno e agli affetti per essere lì, per fare qualcosa. Sarebbe facile per me condividere questi video e dire “vergogna Salvini, vergognosa Raggi”, maledire la nuova prefetta e le forze di polizia, che sembrano sempre mettere uno zelo particolare in questa situazione. La verità è che non ho fatto niente. Ero tornato dalle vacanze, sono andato a dormire, mi sono svegliato, sono al lavoro. Eccola, la vergogna. Sono tempi che richiederebbero una mobilitazione permanente, e sono qui a vivere una vita normale, benestante, figlia del mio lavoro, ma anche del mio privilegio.

Succederà ancora, da altre parti. Nuovi spazi reclamati in nome della legalità e del decoro, altre vite spazzate via, altre tendine gettate tra i rifiuti. Succederà di nuovo e noi di nuovo non faremo nulla. Perché anche le nostre vite sono complicate; molto meno, ovviamente, ma ognuno ha i suoi problemi. Abbiamo da fare. E oggi in tanti magari hanno da ridire sulle modalità, “non si fa così”, “bisogna proporre una soluzione alternativa”. Ma un’alternativa non ce l’abbiamo nemmeno noi.