HAMBA KHALE, JOHNNY CLEGG

DI MARIO PIAZZA

Lo incontravo spesso che come me passeggiava per Rosebank, la prima area commerciale di Johannesburg sottratta al dominio dei bianchi, e come me si sedeva ad un tavolino per gustarsi l’aria frizzante del mattino ed un cappuccino e per sfogliare lo Star e il Sowetan. Ma lui era Lui, era Johnny Clegg.

Le riviste di musica lo chiamavano “The White Zulu” per la splendida sintesi di afro e rock che ha accompagnato tutta la sua carriera, ma Johnny era molto di più.

Johnny non era nè bianco nè zulu, Johnny era l’uomo che dal palco sapeva spiegare i bianchi ai neri e i neri ai bianchi e lo faceva senza enfasi progressiste o bigottismi. I suoi racconti tra un pezzo e l’altro erano da antologia, erano meravigliose lezioni universitarie di antropologia sudafricana.

Senza paura di essere blasfemo o azzardato, sono sicuro che Johnny è andato ad occupare il posto che gli spettava di diritto, alla destra di Nelson Mandela.

Asimbonanga, Johnny Clegg.