IL VUOTO PNEUMATICO E LO SPRECO DI RISORSE DELLA FLAT TAX DI SIRI-SALVINI

DI SIMONE BONZANO

Siri è tornato, e con lui la “Flat Tax 15%” presentata dal Viminale alle parti sociali: l’ennesima panzana elettorale a favore di camera.

La “Flat Tax” della Lega – quella presentata in grande spolvero al Viminale davanti a 43 firme sindacali e che ha fatto saltare i nervi al Premier Conte – è una finzione, una truffa semantica di un governo ossessionato da propagandare con nomi cool concetti, prebende e provvedimenti già noti al pubblico italiano.

Trattasi, quindi, di uno specchio per le allodole ed è tale per svariati motivi, non ultimo la necessità di Salvini ed il suo entourage di distrarre l’attenzione dalle vicende di Savoini e del Metropol.


La Flat Tax di Siri

Quanto presentato dal redivivo sottosegretario Armando Siri, non è una Flat Tax perché si limita a includere in un regime fiscale già esistente – quello forfettario per le partite IVA – i redditi familiari inferiori ai 55 mila euro.

In questo modo, invece di creare un’eguaglianza orizzontale – a parità di reddito arriva la parità di aliquota – che poi sarebbe la ragione esistenziale della Flat Tax, si va a creare un’ulteriore diseguaglianza, quella fra i lavoratori dipendenti e i redditi da pensione fra 55.000 e i 65.000 euro e le partite IVA dello stesso importo. I primi continueranno a pagare l’Irpef progressiva i secondi l’aliquota da 15%. Per completezza d’informazione, ricordiamo che è stato questo governo ad alzare il tetto dei regimi forfettari da 35.000 a 65.000.

Al di là della diseguaglianza, la “Flat Tax” leghista andrebbe a creare l’ennesima gabbia salariale del sistema fiscale italiano: quale vantaggio avrebbe una famiglia nel superare la soglia dei 55.000 euro di reddito? (Per chi è interessato al tema “gabbia di povertà”, consiglio questo link).

Le non coperture

Per portare a termine il progetto dell’ex-sottosegretario servono fra i 12-13 mld di euro, necessari per compensare il mancato gettito fiscale da 20 milioni di famiglie (la platea stimata). Stante il fatto che – proclami invernali a parte – di Spending Review, ovvero taglio della spesa pubblica, non vi è traccia, dal MEF fanno sapere che gli spazi in Manovra per la Flat Tax non superano i 4-5 mld.

Questo perché:

  • 23 mld servirebbero a disattivare l’aumento dell’IVA già previsto – è legge dal primo gennaio 2019 – per il 2020;
  • ulteriori risorse serviranno per rifinanziare – a deficit perché non c’è stato alcun BOOM economico – Quota 100 e Reddito di Cittadinanza, stavolta non per tre trimestri – come è stata fatto, furbescamente, nel 2019 – ma per 12 mesi.
  • i calcoli del MEF paiono non tenere conto degli interessi aggiuntivi che dovremmo pagare per i 12 mesi a quota 250 di spread e del mancato gettito – inserito in finanziaria – delle privatizzazioni immobiliari, ad oggi neanche cominciate.
  • le eventuali spese per la “nazionalizzazione” di Alitalia, dando per assodato che il processo passi per la formazione di una NewCo sana e di una BadCo indebitata che verrà saldata dall’erario.

Finanza creativa à la Bitonci

La Lega pare interessata a trovare ulteriori risorse mediante la “pace fiscale 2,0” teorizzata dal sottosegretario Bitonci, l’emersione dei contanti presenti nelle cassette di sicurezza. Bitonci prevede l’emersione di 40-50% dei 150 mld stimati su cui poi applicare le aliquote di riferimento.

Cosa significa?

Che la Lega pianifica di inserire queste stime in Legge di Bilancio in modo da renderla sostenibile su carta e finanziarsi così la Flat Tax. Tre sono, però, i problemi:

  • l’automatismo di “denaro cassette di sicurezze = elusione fiscale” è forzoso e si aprirebbero spazi per vari conteziosi;
  • si tratta di una misura una tantum, un anno hai l’extra-gettito, l’altro no, quindi semplicemente ritardi l’esplicitazione del debito;
  • le stime di queste misure di sanatoria/condono non corrispondono mai alla realtà, lo si è visto nel caso specifico delle privatizzazioni della Manovra del Popolo che stimavano una raccolta di 18 mld nel 2019 e di 5.5 mld nel 2020: raccolta attuale (luglio 2019) è uguale azero.

In pratica, se il piano “Bitonci” andasse in porta avremmo una riedizione moderna della Finanza Creativa di Giulio Tremonti, primo padre spirituale della politica economica di questo governo.


L’alternativa – escludendo la caduta del Governo che permetterebbe alla Lega di cancellare il Reddito di Cittadinanza – su cui lo stesso Tria argomenta da mesi, è una disattivazione parziale dell’IVA tale da usare i fondi rimanenti per finanziare il resto della “flat tax”. A quel punto avremmo, quindi, l’ennesima tariffa fiscale iniqua che faranno passare per “rivoluzione fiscale”, finanziata in parte a deficit e, dall’altra, dall’aumento delle imposte indirette: l’IVA.

Ovviamente la propaganda governativa dirà che abbassando le tasse a 20 milioni di famiglie (il riferimento, costante, a questo termine non è casuale), si aumenteranno i consumi, ci sarà extra-gettito (toh, l’IVA alta torna utile) e l’Italia farà il boom: perché per il governo è “lapalissiano” che se abbassi le tasse aumentano i consumi aumenti il PIL (come se l’extra debito non conti, poi, nulla). Perché per politicanti come Siri e Borghi il risparmio, le aspettative per il futuro, non esistono. L’essere umano è un autonoma: ho più soldi in tasca e – a parità di precarietà economica e lavorative – li spendo subito tutti anche se mi aumenti l’IVA!

Inoltre, non sarà un taglio delle tasse – coperto a deficit con il rischio di vedersi alzare altre imposte (l’IVA appunto) – a rilanciare un paese in crisi demografica e di produttività. Servirebbe agire su quest’ultima che permetterebbe di invertire la dinamica negativa del reddito pro-capite, statistica in cui l’Italia è in trend negativo da 25 anni (unico caso fra i 30 paesi dell’OCSE).

Illudersi che la Flat Tax di Siri e le una tantum di Bitonci possano cambiare questa dinamica è, quindi, una perdita di tempo.

Il vuoto pneumatico – e lo spreco di risorse – della Flat Tax di Siri/Salvini