CAMILLERI E L’AMICIZIA CON EDUARDO E ALFONSO GATTO

DI GABRIELE BOJANO

Non c’è stato solo il commissario Montalbano nella vita e nelle opere di Andrea Camilleri, scomparso ieri all’età di 93 anni. Anzi, prima che, oramai anziano, diventasse celeberrimo attraverso i suoi romanzi, tradotti in più di 120 lingue, e le fiction tv campioni d’ascolto ambientati nell’immaginario comune siciliano di Vigàta, era già un punto di riferimento importante nella storia della televisione. Coccolatissimo dalla Rai in tarda età, da giovane Camilleri fu invece «bocciato» al concorso per funzionari dell’allora Tv di Stato in quanto, è lo stesso scrittore a raccontarlo, l’amministratore delegato Filiberto Guala lo giudicò «troppo comunista». Era il 1954 e l’allora 29enne venuto da Porto Empedocle dovette attendere ancora altri tre anni prima di entrare in Rai dove dal 1959 fu delegato alla produzione per alcuni sceneggiati di successo dell’epoca che avevano per protagonista il tenente Sheridan, (Ubaldo Lay) e il commissario Maigret (Gino Cervi).

L’anno di svolta è però il 1962 quando si trasferisce al centro produzione Rai di Napoli dove realizza due grandi sceneggiati, La figlia del capitano e Luisa Sanfelice , di cui in occasione dei 200 anni della rivoluzione partenopea del ‘99 era pronto a produrre il remake ma poi non se ne fece più niente. È in questi anni che Camilleri lavora a lungo negli studi di viale Marconi, produce tutte le prime opere di Luigi Pirandello e firma come regista, tra l’altro, anche una serie di otto puntate con Peppino De Filippo. Ma l’incontro che più di altri è destinato a segnarlo è con Eduardo De Filippo, al suo debutto televisivo, di cui segue come delegato di produzione all’edizione tv le riprese delle sue commedie, otto, di cui tre scomparse dagli archivi: i nastri c’erano ma furono cancellati. La prima registrazione fu Sik Sik l’artefice magico (una delle commedie scomparse). A un certo punto Camilleri rivolto ad Eduardo: «Maestro, le devo dire una cosa, il palinsesto è il palinsesto e purtroppo la commedia è troppo breve». «Non vi preoccupate – rispose Eduardo, scettico di fronte all’«elettrodomestico cieco» (così definiva la tv) – vorrà dire che allungheremo, improvviseremo». E improvvisò per più di mezz’ora.

Un altro episodio curioso riguarda la registrazione de Le voci di dentro : «Nella scena dello zio che accende i fuochi e parla solo con i tric-trac – è lo stesso Camilleri a raccontare – i tecnici sbagliarono ad accendere i fuochi e s’incendiò tutto. Il bengala era andato a finire in mezzo alle sedie impagliate della scenografia e mi ricordo Eduardo nel fumo in mezzo a questo studio con i pompieri impazziti. Quando mi precipitai dalla regia non capivo cosa stesse accadendo, trovai Eduardo tristissimo che mi disse: “Camillè, la vedete la televisione? È in mano ai preti e ai piemontesi, non distinguono un tric trac da un bengala».

Nel 2011, quando ormai il suo nome era stabilmente in vetta alle classifiche librarie, Camilleri rilasciò un’intervista a Filippo Trotta, nipote del poeta salernitano Alfonso Gatto e conservatore dei più importanti documenti visivi e cartacei del nonno. E fu in quell’occasione che il papà di Montalbano rivelò quasi un decennio della vita romana e salernitana di Gatto: dagli ultimi anni ‘60 fino al 1976, anno della morte del poeta in un tragico incidente d’auto. A quell’epoca Camilleri e famiglia erano assidui ospiti, a Salerno, di Edoardo Sanguineti che risiedeva all’ultimo piano dello storico Palazzo Barone. Sanguineti, Gatto e Camilleri erano sostenitori dichiarati del Pci e partecipavano attivamente alle campagne del partito. In un documento di Rai Storia Camilleri passeggia con Gatto nel centro storico di Salerno. «Credo sinceramente che Gatto sia stato il più importante poeta del Novecento dopo Montale e Ungaretti – è il tributo dello scrittore siciliano – a me divertiva, quando l’ho conosciuto, abbastanza bene, perché era incazzoso, si arrabbiava, partiva in quarta però subito si calmava». Una strana coincidenza: lo scrittore è morto lo stesso giorno, 17 luglio, in cui nel 1909 nasceva Gatto. A Salerno Camilleri tornerà nel 1998 da attore protagonista di un film, La strategia della maschera, in concorso al Festival del cinema. Ma una serie di problemi tecnici rendono la proiezione impossibile. Luci in sala, pubblic o deluso e Camilleri che va via urlando.

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