CON CAMILLERI SE N’E’ ANDATO UN PEZZO DI SPERANZA

DI JACOPO MELIO

Ho aspettato 24 ore.

Nessuna corsa al post. Solo il bisogno di raccontarmi e raccontarvi, tirando fuori il vuoto che provo.

Ho aspettato 24 ore.

Quando alcuni miei coetanei si scambiavano “I Piccoli Brividi” alle scuole elementari, io imparavo ad addrumare lu ciriveddro e a pinsari.
A Topolino sotto l’ombrellone, durante le scuole medie, alternavo taliate d’orizzonte insieme a Salvo, mentre conzava la tavola sulla terrazza di Marinella.

Ho aspettato 24 ore.

L’amore per Camilleri me l’ha trasmesso mia mamma, fin da piccolo, ed è forse il più grande amore che unisce me e lei, così simili e tanto diversi da discutere un giorno sì e l’altro pure, ma mai su Camilleri. Mai come su niente.
Letture alternate o in sincrono che hanno lo ciauru di mare, di vacanze e di Estate. Ma anche di tragica e umana bellezza, di vita mediocre e miserabile, come quando lessi “La pensione Eva” in ospedale, mentre affrontavo la quinta operazione della mia vita a soli tredici anni. Che a tredici anni dovresti pensare ad altro e non certo alla fragilità umana, ma con certi libri – pochi libri – qualunque peso pesa di meno.

Ho aspettato 24 ore.

Non potevo sapere che negli anni, il Maestro, sarebbe diventato molto di più: un ideale, una certezza intoccabile di libertà, di progresso e Resistenza. Un’anarchia buona e onesta, armata di civile penna e mai di spada, d’intelligenza e no ignoranza, di sagacia mai volgare. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno, oggi più che mai, in un momento così grigio per il nostro Paese. Tutto ciò che troppo spesso dimostriamo di aver dimenticato, o nascosto chissà dove, portato via dalla risacca delle onde.

Ho aspettato 24 ore.

Ché non saremmo mai stati pronti, e non lo saremo mai. Ché si meritava l’eternità, e ce la meritavamo pure noi. Ché se oggi leggo, e “cunto”, e sogno, è soprattutto merito suo.

Se n’è andato un pezzo di famiglia. Se ne va un pezzo di speranza. Una guida che ora ci rende orfani e smarriti.

Ho aspettato 24 ore.
E chissà quante ne aspetterò.

«Non bisogna mai avere paura dell’altro perché tu rispetto all’altro sei l’altro.»

Arrivederci Maestro.
Continui a tenerci per mano. Di pirsona pirsonalmente.