DA MUSSOLINI E RIDOLINI

DI CORRADINO MINEO

È un ometto. Per una volta devo dare ragione a Travaglio: più che a Mussolini somiglia a Ridolini! (meglio dire alla maschera che Ridolini interpretava). La sua frase storica -”s’è logorato il rapporto di fiducia”- avrebbe dovuto pronunciarla in Consiglio dei ministri, in faccia a Conte e Di Maio. Ne sarebbe seguito un chiarimento.O la crisi. Invece l’ha lanciata -petardo assordante- alle 16,30 del pomeriggio, a Helsinki, nel corso di una riunione dei ministri dell’interno europei. A poche ore dai telegiornali della sera, perché facesse quanto più fracasso ma in tempo perché gli alleati gli dicessero: “”no, Matteo, non farlo”! O se preferite: “Ah Matte’, che te serve?” E riprendere la navigazione. Accidentata.
Però non tutti i leghisti sono Salvini. Giorgetti, poco dopo le 18, è salito al Quirinale, per dire al capo dello stato che la sua candidatura a commissario europeo per la concorrenza era ormai bruciata. Non imposta se per via del voto della Lega contro Ursula von der Mayen e perché invece la nuova presidente, prima di quel voto, avesse fatto sapere che un leghista alla concorrenza non lo voleva. Fatto sta che era ormai bruciata e Giorgetti non era più disponibile per un altro incarico a Bruxelles. Tanto è bastato perché si parlasse di altro un incontro a venire, tra Presidente della Repubblica e Ministro dell’Interno. Per iniziativa di Mattarella? Della Lega, dopo che Giorgetti aveva comunicato la preoccupazione del Quirinale? Non lo so. Ma credo di saper cosa avrebbe detto, al ministro, il capo dello stato: “Se crisi deve essere che sia subito. Perché non posso sciogliere le camere senza aver verificato, in Parlamento, che non c’è più alcuna maggioranza. E le elezioni non si possono tenere a novembre, perché così non ci sarebbe tempo per approvare la legge di bilancio e si andrebbe all’esercizio provvisorio. Con grave rischio per il paese”.
Crisi? E provocata dalla Lega? In serata arriva il contrordine. Nessun incontro al Quirinale è in programma, fa sapere lo staff del ministro. E lui, Salvini, dice addirittura che Di Maio è un bravo ragazzo e che restare al Viminale gli farebbe piacere. Questa è la serie degli eventi. In mezzo, la premiata ditta Boschi, Renzi & C, si è rifatta viva. È stata Maria Elena a presentare una mozione di sfiducia, individuale, contro Salvini. Se i 5 Stelle la votassero si vedrebbero attribuita la responsabilità della crisi, se non decidessero di non votarla, verrebbe meno anche l’ipotesi di un governo istituzionale (sostenuto da Pd e 5Stelle) per varare la legge di bilancio, strappare per l’Italia un commissario europeo, rassicurare i mercati e magari varare una commissione d’inchiesta sui finanziamenti ricevbuti dai partiti nel corso dell’ultima campagna elettorale e quindi anche su Moscopoli. Forse però non c’era neppure bisogno di loro, per bruciare una possibile alternativa al SalviMaio. In mattinata quel fesso dell’altro vice premier aveva detto infatti al Corriere che lui non si sarebbe mai messo “con il Pd di Bibbiano” – allusione a una fake news, melonian salviniana, la quale vorrebbe il Pd coinvolto addirittura in un traffico di bambini, sottratti con false accuse di abusi alle loro famiglie. E giustamente il Pd di Zingaretti lo ha querelato e gli chiederà un sacco di soldi.
Così va il mondo (come direbbero i bravi giornalisti) “sotto i cieli della politica”. La crisi deflagrerà? È possibile. Perché i parlamentari leghisti guardano ai sondaggi e pensano di poter essere rieletti a furor di popolo. Mentre molti 5Stelle pensano che la loro loro guida sia troppo debole, che il governo cadrebbe lo stesso fra qualche mese e in condizioni -per il loro movimento- persino peggiori. Ma a me sembra che Di Maio e Salvini, anche oggi, anelino a restare avvinghiati al governo in carica. Vedremo. Intanto Moscopoli si ingrossa ogni giorno di più. Fiorenza Sarzanini, Corriere della Sera, racconta di una cena tra Salvini e Savoini, la sera prima della famosa intercettazione al Metropol. L’Espresso fornisce nuovi documenti che provano come la trattativa per chiudere quell’accordo “commerciale” -acquisti di petrolio e commissione alla Lega- sia proseguita per mesi, fino alla vigilia delle elezioni europee.