DI APPLICAZIONI E DIVAGAZIONI

DI ANNA LISA MINUTILLO

Giorni in cui imperversa, come l’ultima tendenza del momento, questa applicazione FaceApp a cui ben 150milioni di persone si sono aggregate, come mandrie curiose o annoiate, decidete voi, fornendo dati, che poi andranno a formare una vera e propria “schedatura”, con tanto di banca dati da cui attingere informazioni sugli utenti utilizzatori.
Balzi nel tempo, per scoprire come sarà il nostro aspetto tra trent’anni o giù di lì.
A volte anche “simpatico” imbattersi in questo foto, correlate di filtri e stratagemmi per apparire come arzilli vecchietti, con tanto di rughe, chiome imbiancate ( la dove la chioma è presente anche da giovani), e ammiccanti sorrisi ad un futuro che non riusciamo più ad immaginare e forse per questo abbiamo bisogno di scoprire.
Nulla contro l’applicazione per carità, ne esistono valangate, e se fino a poco tempo fa si sentiva il bisogno di migliorarsi con ritocchi e ritocchini vari, oggi la tendenza appare invertita.
Inizia uno e tutti dietro come automi scriteriati, a copiare le mosse di chi sente l’impellente bisogno di stupire con effetti speciali.
Libere scelte anche queste, ma cosa le scatena? E perché si crea questa catena di emulazione, sono domande a cui nessuno sa rispondere.
È fuori discussione che la tecnologia abbia migliorato, e di molto anche, la possibilità di raggiungere con un solo click, distanze immense, che abbia aiutato nella burocrazia, sempre lunga e snervante chi non può permettersi ore di fila inconcludenti, ma forse per un limite personale, o solo perché difficile da comprendere, tutta questa curiosità di vedere come potrei essere tra trent’anni non mi ha coinvolta.
Magari qualcuno penserà che né abbia il timore, mentre per me si tratta della magia dell’aspettativa, dell’attesa del futuro, del rispetto della riservatezza e della mia persona. Insomma di questa condivisione spasmodica dei miei dati personali, di cui non posso monitorare l’utilizzo, non l’ho avvertita.
Valanghe di “giochini”apparentemente innocui che parlano di noi, che finiscono per conoscere tutti i nostri gusti, i nostri interessi, le nostre peculiarità, mettendoci in questo gigantesco “tritacarne”a cui successivamente propinare pubblicità mirate, un po’ mi terrorizza…
Unicità che vanno a ramengo con la nostra distratta complicità, il futuro è questo?
Che fine ha fatto la sana curiosità di attendere un cambiamento graduale che ci rende anche più interessanti, non è dato saperlo.
Atteggiamenti di tutela personale scambiati per quelli di “saccenti predicatori”, insomma, non c’è che dire, un mondo che ha perso di vista l’individuo e che insegna a perdere di vista altri individui regalando “maschere” di un volto, ma non di un corpo che, dopo una certa, lotta per sfidare la forza di gravità quotidianamente, ma che proprio per questo, resta con il suo mistero intatto e da vivere.
Lo so, sono sempre o quasi, contro corrente, ma le gabbie e le manipolazioni, non fanno per me.
D’altro canto se la cosa ha interessato 150milioni di persone quella “sbagliata”devo essere io, ed è indiscutibile.
Il bisogno di apparire, lo show dei selfie, il rendere partecipi di ogni spostamento, di ciò che mangiamo, di dove viviamo, diventano una sorta di invasione in “casa altrui”.
Siamo fatti così, o lo siamo diventati, scegliete voi: abbiamo timore ad aprire la porta di casa al vicino, non abbiamo tempo per scambiare un saluto e due convenevoli di rito, ma ci esponiamo a questo “terzo occhio”che ci fa apparire come un branco di lobotomizzati, alla ricerca costante di un segno di approvazione, che non importa giunga da perfetti sconosciuti che imperfettamente giudicano, ma serve a lasciare tracce (sull’etere), di noi…
Nulla contro chi a volte alleggerisce giorni pesanti cercando di capire quando passerà a miglior vita, qual è la città che più gli assomiglia o come diventerà tra un po’ di anni, ma un invito a tornare a viversi, ad accettarsi per essere accettati, a non cadere in trappola dimenticando che la troppa esposizione finisce con lo stancare, anche gli “pseudo-amici”che non perdono occasione per aggiungere like ad ogni condivisione di selfie, sempre più improbabili… per poi giudicare, infierire, comparare, ciò che ha approvato con i selfie di altre pseudo-amiche, innescando la guerra del nulla.
La novità? Non c’è, anni fa ci lamentavamo dei pettegolezzi di paese, o di palazzi, oggi avviene la stessa cosa, ma con dimensioni macroscopiche.
L’assurdo? Ne siamo anche contenti!