I FONDI RUSSI? “COSA ’E NIENTE” PER UN REGIME DI IPOCRITI E BUGIARDI

DI RAFFAELE VESCERA

Che vi sia stata un trattativa per una tangente tra emissari leghisti e governo russo vi sono testimonianze schiaccianti rese dagli stessi protagonisti dell’affaire. Uomini di Salvini, che il ministro leghista prima sostiene di non conoscere, poi alle strette, deve ammettere la sua relazione con gli affaristi dell’Hotel Metropol, accompagnandola con la risibile storiella di non averli invitati al suo seguito, si trovavano lì “per caso” negli stessi giorni della sua permanenza a Mosca lo scorso ottobre. Chiamato a rispondere da Conte in Parlamento, dichiara che è una cosa ridicola su cui non ha nulla da dire. Così rispondeva anche sui 49 milioni truffati dalla sua Lega.

Ridicole sono le sue bugie, ribattono gli oppositori, ma di questo ci diranno le prove raccolte dalla Magistratura, già sufficientemente significative per fare luce su una trattativa di 65 milioni di euro a danno dell’Italia. Il 4% su un acquisto petrolifero di un miliardo e mezzo, con una mazzetta totale del 10% , il restante 6% sarebbe andato ai russi. La difesa leghista infine, ammettendo l’affaire, sostiene che non vi sia stato un seguito alla “trattativa d’ottobre” (ahi Lenin) , mentre vengono fuori testimonianze di un trattativa andata ben oltre.  Fin qui nulla di strano, dai diamanti in Tanzania alla laurea farlocca del Trota in Albania, niente di nuovo nel corrotto Dna leghista, ciò che fa specie è invece la dichiarazione di Luigi Di Maio: “Se avessi sospetti su Salvini, non starei al governo con lui”. (Sic!)

Ingenua o ipocrita che sia, l’affermazione del 5Stelle giunge dopo una settimana di fuoco in cui ha accusato Salvini di aver tradito il patto per il voto al Parlamento europeo sulla Von De Leyen, per una mera questione di poltrone, e dopo lo sgarbo istituzionale di Salvini che ha riunito al Viminale le associazioni economiche e sindacali, sottraendo la trattativa al premier Conte e allo stesso Ministero dell’economia retto da Di Maio. Ma per questo M5s l’insulto leghista non è mai abbastanza per trarne le conseguenze estreme. Ingoia l’amaro calice per proseguire l’avventura di governo, pur nell’arrogante  comportamento ducesco e nella corruzione del partner. Mal gliene incolse, con la perdita di sei milioni di voti in un anno solo, i restanti sei sono in ballo. Il M5s farebbe bene a mettere la lega sotto accusa, così come ha fatto bene nel denunciare le porcherie del Pd renziano e no. Nella trattativa petrolifera russa, conclusa o no che sia, il reato c’è, grande come una casa. Progettare un omicidio o una truffa attivando gli esecutori non è “cosa ‘e niente”, al di là della sua andata a buon fine.

Chi ha “cantato” dando alla stampa la registrazione clandestina dell’incontro al Metropol? Gli americani, i russi o uno dei tre italiani partecipanti, come sostiene oggi un giornale? Tutto è possibile, tuttavia l’ipotesi più plausibile è che sia stata una gola profonda russa, per vendicarsi del doppio gioco leghista che, mentre prometteva una politica pro russa in cambio di soldi, filtrava con l’inqualificabile Trump mediante il comune ideologo razzista Steve Bannon. Al di là del giochetto spionistico internazionale, resta l’ignobile azione di vendere l’Italia a una potenza straniera, chiunque essa sia, in chiave antieuropea. E’ evidente che la rovina dell’Europa farebbe comodo alle due superpotenze concorrenti, non certo agli europei che, da vittime di un’egemonia franco-germanica, diverrebbero coloni di una potenza extra continentale che molti lutti e sfracelli di nazioni mena per il mondo. Altro che leghisti “sovranisti”: ci vendono per un piatto di lenticchie.

Tornando ai 65 milioni di tangente ipotizzata, strano come la Storia si ripeta nelle sue vergogne. Era la fine di maggio1924 quando  Giacomo Matteotti scriveva alla rivista inglese “English life”, dopo aver denunciato l’affaire su “Echi e commenti”:  “Noi siamo già a conoscenza di molte gravi irregolarità riguardanti la concessione Sinclair. Alti funzionari possono essere accusati di ignobile corruzione e del più vergognoso peculato. Ancor più disonesto è il comportamento di molti fascisti di spicco, i quali impongono pesanti tributi a imprese private e semiprivate allo scopo di finanziare giornali fascisti e altre organizzazioni per interesse e profitti personali.” Il 10 giugno Matteotti fu sequestrato e barbaramente ucciso da squadristi fascisti su mandato dello stesso Mussolini, per impedirgli di denunciare in Parlamento tale colossale corruzione. In seguito sono venute fuori le prove della tangente da 30 milioni di lire versata dall’americana compagnia petrolifera Sinclair al partito fascista per entrare nel mercato italiano.  Mazzetta da spartire a metà con Vittorio Emanuele III di Savoia.

Facendo un calcolo approssimativo sul valore dei 30 milioni di lire di un secolo fa, possiamo affermare che corrispondevano a 30.000 stipendi mensili di allora per un importo di “mille lire al mese”, come cantava la famosa canzone. Strano che i 65 milioni di Euro corrispondano a 30.000 stipendi odierni di circa 2.200 euro al mese. 30.000 mesi sono 2.500 anni di lavoro di un uomo, tanto si fottono in una sola tangente i nostri politici scellerati. Si parla giustamente di clima pre-fascista, clima che emerge nei comportamenti arroganti, sprezzanti e antidemocratici del capo leghista, molti dei quali riconducibili a quelli mussoliniani. Tale coincidenza sarà davvero un caso? I greci dicevano che le coincidenze manifestano la volontà degli dei.