IL PORTO DI KURYK È IL PORTO DELLE NEBBIE

DI EMILIO RADICE

Il porto di Kuryk è davvero il porto delle nebbie. Intanto è misterioso. Un paio di ore fa un drappello di soldati è uscito inquadrato da uno degli edifici apparentemente vuoti o spenti che ci sono e ha fatto quattro giri a passo di marcia, cantando, in un cortile recintato con filo spinato e alte reti. Poi puff, sono spariti. Intanto dal Caspio sale una nebbia di evaporazione che bagna ogni cosa e rende spettrali le luci dei lampioni. Tutto tace, tutto risponde a logiche ignote. Dopo una giornata passata a aspettare qualcuno che non c’era allo sportello custom e qualcuno che non c’era allo sportello border control, abbiamo assistito all’arrivo silenzioso della nave che dovremo prendere per andare in Azerbaijan. È arrivata quasi scivolando, senza un rumore di ancore, senza sbuffo di macchine. E sta lì, dopo non so quanti reticolati, presente ma irraggiungibile. Di notte, senza nessuno che dica quando o perché, senza un senso definito del tempo. Finché qualcosa accadrà, se accadrà, quando accadrà