THE DARK SIDE OF THE MOON

DI MARIO RIGLI

 

-Venite! venite a vedere! – urlava mia mamma dalla terrazza
Aveva in mano un piccolo binocolo, quello nostro, mio e di mio fratello, che portavamo al campeggio per le nostre escursioni.
– Si è alzata la sabbia, hanno fatto polvere appena sono scesi! –
Avevo vent’anni allora, cinquanta anni fa.
La mamma si riferiva agli astronauti, eravamo incollati alle immagini della Tv in bianco e nero e alla voce di Tito Stagno.
– Anna!! Ma che sei grulla? – disse mio babbo che non si mosse dalla poltrona di velluto verde
– Come puoi vedere qualcosa lassù con codesto troiaio di cannocchiale? Falla finita e torna a vedere la tv! –
Massimo ed io ci alzammo però, in effetti la luna aveva un alone biancastro.
– Mamma, vedi che l’alone è tutto intorno? Non possono essere stati gli astronauti. –
Ci incollammo nuovamente al televisore, tutti e quattro, Letizia era già nanna. La nostra sorellina aveva solo sette anni, noi fratelli eravamo grandi.
Ero affascinato da quelle immagini, ma sentivo anche una profonda malinconia.
Come avrebbero fatto a scrivere i poeti, come avrebbero fatto a cantare ora che la luna perdeva completamente la sua magia? La luna era diventata troppo concreta, un ammasso di sabbia e crateri. Cosa si sarebbero detti ora gli innamorati al chiaro di luna? Ed i licantropi durante il plenilunio che fine avrebbero fatto?
Si, ero triste, andai a letto triste. Mi rincuorai un po’ pensando che la luna aveva pur sempre la sua parte oscura ed ancora mancavano 24 anni all’uscita di The dark side of the moon dei Pink Floyd.
Mi addormentai con l’immagine dei passi balbettanti di Armstrong sulla superficie lunare.