SALVINI SE NE FREGA DEI FINANZIAMENTI RUSSI

DI FRANCESCO ERSPAMER

Dal suo punto di vista, Salvini fa benissimo a fregarsene delle accuse sui presunti finanziamenti russi (incidentalmente, che palle questi anglicismi mediatici obbligatori tipo Russiagate, peraltro di una previdibilità e imprecisione sconcertanti). Mica c’era bisogno di essere un grande comunicatore, come i suoi finti avversari vogliono farci credere che sia: bastava guardare agli Stati Uniti e notare che simili accuse hanno solo rafforzato Trump e probabilmente erano state lanciate con quel preciso scopo. Perché la gente ordinaria non è del tutto scema e se n’è accorta che si tratta di spiccioli e senza vere garanzie, un po’ come i Rolex d’oro in passato donati dall’Arabia Saudita a esponenti di altri partiti, e che i veri soldi sono quelli delle lobby e della pubblicità, miliardi che ogni anno rafforzano la santa alleanza fra multinazionali, giornalisti e politici. Certo, io sarei d’accordo a mandare in galera o ancor meglio impiccare chiunque invece di fare gli interessi del paese si venda in qualsiasi modo e anche per poco ai potenti, soprattutto se stranieri, privati o pubblici che siano; ma visto che non accade e che tale rigore neanche si può ipotizzare (suppongo che sarebbe fascismo, qualcuno chieda a Murgia), di che ci si scandalizza? Con la scusa della deregulation sono stati aboliti i controlli e qualsiasi limitazione ai monopoli, a cominciare da quello della stampa per arrivare a quello della finanza.
Proprio perché profondamente diverso dalla Lega, il M5S dovrebbe imparare da Salvini e diventare più machiavellico di lui: i profeti disarmati, che oggi significa senza soldi e dunque senza media, perdono sempre e trascinano nella rovina non solo chi abbia creduto in loro ma interi popoli; e se si trattava di profeti che auspicavano il bene comune è ancora peggio. Il giudizio morale e politico riguarda cosa si fa con il potere, non come lo si ottiene.