BIBBIANO. UNA PROPAGANDA MESCHINA

DI EMILIANO RUBBI

La faccenda di Bibbiano, un giorno, verrà studiata sui libri di scuola.
Perché forse si tratta della più meschina, grottesca, assurda operazione di propaganda politica a cui abbiamo assistito negli ultimi anni.

Con i fatti di Bibbiano, la politica non c’entra nulla.
Nulla, in nessun modo.
C’è solo un sindaco del PD, accusato di tutt’altro rispetto alle vicende che coinvolgerebbero i bambini.
Ma migliaia di persone, uomini e donne adulti, ormai credono che si tratti di una faccenda politica e che coinvolga il PD.
Perché?

Perché Salvini aveva bisogno di distogliere l’attenzione pubblica dallo scandalo dei fondi russi, sul quale non sa come rispondere.
Mentre Di Maio aveva bisogno di dare un senso al nulla politico in cui è sprofondato un M5S ormai sempre più confuso e privo di identità.
E cosa aveva dato, in precedenza, un’identità al M5S?
L’essere contrapposto al PD.

Quindi, nel momento in cui Salvini non aveva sotto mano altri barconi pieni di poveracci da far aspettare in mare aperto (si è dovuto accontentare di far ascoltare il suo famoso “ruggito del coniglio” a Macron), si è deciso di far passare uno scandalo di cronaca per un fatto politico.

E il bello è che è bastato puntare il dito per ottenere il risultato.
È bastato fare un’associazione del tutto arbitraria tra politica e cronaca, condendola con una serie di bufale senza né capo né coda, per convincere migliaia di persone che il PD, a Bibbiano, rubasse i bambini.

Dall’altra parte, invece, lo scandalo dei fondi russi (che, se confermato, proverebbe che la Lega e Salvini orientavano la politica internazionale italiana sulla base di finanziamenti illeciti da parte del governo russo), viene derubricato a “chiacchiere da bar”, anche se esiste un’intercettazione che dice tutt’altro e Salvini si rifiuta ancora di rispondere nel merito.

Ormai, in pratica, la politica è diventata un fatto puramente emozionale.
Non c’entra più cosa è vero e cosa no, cosa un politico fa e con quali conseguenze, è solamente una questione di tifo: se la propria squadra perde, basta gridare che l’arbitro è cornuto e sono tutti contenti.

Siamo ufficialmente entrati in una nuova fase della deriva nazional-populista del nostro paese.
Quella in cui i fatti non contano più nulla, l’unica cosa che si ascolta è la pancia.
E tutti sappiamo cosa producono i movimenti intestinali.

Ormai è pura idiocrazia.