CAROLA RAKETE: LA DISCUSSIONE SULLA SCARCERAZIONE CONTINUA

DI GIOVANNI FALCONE
La scarcerazione di Carola Rackete? Un errore madornale. Lo scrivono il Procuratore Luigi Patronaggio e i pm della Procura di Agrigento, nel ricorso presentato in Cassazione contro la mancata convalida dell’arresto della capitana della nave Sea watch, che le ha permesso di tornare in Germania.
Se ci fermassimo a questa breve introduzione, significherebbe che in Italia la carcerazione non la decidono i Giudici bensì i pubblici ministeri, quelli che accusano, quelli che costruiscono teoremi e che, nel 50% dei casi “scantonano”.
Vorrei ricordare che l’accusa rappresenta una parte nel processo. In altri Paesi si dice l’avvocato dell’accusa ha chiesto l’ergastolo oppure 30 anni di carcere: al termine del dibattimento invece, l’imputato viene assolto perché il fatto non sussiste oppure non ha commesso il fatto.
Nel caso in commento, è’ stato presentato un ricorso per Cassazione ove si stigmatizza la decisione del Gip di Agrigento Alessandra Vella che sarebbe giunta a una “conclusione contraddittoria, errata e non adeguatamente motivata“.
Ergo avrebbe dovuto restare agli arresti domiciliari.
Stato dell’arte
In uno Stato di diritto, esiste l’accusa e la difesa e in mezzo, super partes, c’è il Giudice che, sulla base delle accuse di una parte e le difese e contraddizioni, testimonianze presentate dall’altra, decide e assume i provvedimenti conseguenti: innocente o colpevole.
In uno Stato di diritto, in galera, si dovrebbe andare soltanto quando una triade di Giudici, un Tribunale, al termine di determinate valutazioni decide la responsabilità e colpevolezza dell’imputato.
Il nostro Codice di procedura penale prevede delle eccezioni, nel senso che una persona può essere arrestata anche prima del processo, “misura cautelare preventiva”, le cc.dd. “esigenze cautelari – ex art.274 Cpp – , nella fase delle indagini preliminari, quando ricorrono talune circostanze, quali:
a. Quando sussistono specifiche ed inderogabili esigenze attinenti alle indagini relative ai fatti per i quali si procede, in relazione a situazioni di concreto e attuale pericolo per l’acquisizione e la genuinità della prova;
b. Quando l’imputato si è dato alla fuga o sussiste concreto e attuale pericolo che egli si dia alla fuga;
c. Quando, per specifiche modalità e circostanze del fatto o per la personalità della persona sottoposta alle indagini o dell’imputato, desunta da comportamenti o atti concreti o dai suoi precedenti penali, sussista il concreto ed attuale pericolo che questi commetta gravi delitti con uso di armi o di altri mezzi di violenza personale o diretti contro l’ordine costituzionale ovvero delitti di criminalità organizzata o della stessa specie di quello per cui si procede.
Valutazione di merito
Nelle more di leggere la decisione di legittimità dell’adita Cassazione, allo stato, salvo l’ipotesi della lettera c), non mi pare, ragionevolmente, che siano esistite le condizioni generali per l’applicazione della misura cautelare.
Anche il rischio della reiterazione del reato, analogo a quello per il quale si procede come il concorso o favoreggiamento della immigrazione clandestina, ben si sarebbe potuto superare emettendo un provvedimento di sospensione dell’abilitazione alla navigazione.
Allo stato, per concludere, affidiamoci alla legge e chiudiamo il Bar Sport.