NO MIGRANTI: ECCO COSA PRODUCONO 4 ANNI DI BUFALE SUI MIGRANTI

DI SIMONE BONZANO

Gli effetti della propaganda “No Migranti” sono sempre più gravi: dall’omicidio di Rega al caso Gregoretti al naufragio di Khoms.

Il Carabiniere Mario Cerciello Rega sarebbe stato ammazzato da due ragazzini americani, uno dei quali, E.F.L. di 19 anni, sarebbe reo confesso. Uso il condizionale perché in uno Stato di Diritto – e l’Italia, nonostante tutto, lo è ancora – le sentenze le pronuncia la magistratura, non il popolo, i media, il Ministro dell’Interno o qualsiasi membro del Governo.

Quello che è certo è che l’omicidio non è colpa dei due nordafricani inizialmente addititi come gli “assassini” sui social networks, con buona pace del direttore delle Strategie e dello Sviluppo dell’informazione di Mediaset nonché conduttore della trasmissione Fuori dal Coro Mario Giordano che si era immediatamente prodigato, appunto, in un’invettiva anti “risorse, per dirla alla Boldrini”. Bastava aspettare poche ore e Giordano, come molti altri, ci avrebbe risparmiato l’ennesima tempesta di Fake News.

Invece no, succede un delitto e il dito viene subito punto contro i “migranti”, oggi come negli anni 90 per cui ogni furto e ogni spaccio di droga era colpa degli albanesi, succede oggi in cui ogni possibile delitto o crimine è colpa degli “africani”. O gli anni 50/60, in cui, al nord, era tutta colpa dei “terroni”.

Eppure la propaganda anti “africani” non si ferma mai come dimostra il fatto che, mentre assistitamo al caos sull’omicidio Rega, leggiamo che il Ministero dei Trasporti e quello dell’Interno continuano a negare lo sbarco dei 131 migranti dalla nave della Guardia Costiera Gregorettiferma al porto di Augusta. Una decisione che il Governo giustifica dietro ad un “ora la Ue risponda, perché la questione migratoria riguarda tutto il Continente” dimenticando che gli accordi di redistribuzione prevedono una sequenza ben precisa di passaggi ovvero: salvataggio-sbarco-identificazione-redistribuzione.

Senza aver modificato gli accordi, l’Italia ha deciso che questo procedimento non va bene né per le ONG né – quando il livello di attenzione è alto – neanche per la Marina Militare. Un’assurdità che ha una sola giustificazione: usare strumentalmente i migranti per distrarre l’attenzione pubblica e/o creare “consenso”.



LA TRAPOLA MEDIATICA

L’Italia è da 4 anni intrappolata in una trappola mediatica apparentemente senza uscita sfruttata maniacalmente da media e partiti politici onde creare un allarme permanente che, nei fatti oggettivi, non esiste.

Non esiste “l’invasione” dei migranti operata da misteriose forze che puntano indebolire “la razza bianca con il meticciato”.

Non esiste “l’importazione” coatta da parte di migranti operata da Soros e “la finanza internazionale” per ingolfare il paese di manodopera a basso costo.

Non esiste un aumento dei crimini violenti che, infatti, decrescono.

L’allarme sicurezza – che oramai è un fatto culturale – ci è costato due decreti sicurezza, anni di propaganda social, mediatica e politica contro i “negri” (perché è proprio questo il punto) e ci è costato il decreto Minniti, ovvero il tentativo del Governo Gentiloni di inseguire la “vox populi” che ha semplicemente avvallato una narrazione allarmistica.

La stratificazione di tale propaganda ha finito per rendere socialmente accettabili e accettati comportamenti e frasi che fino a pochi anni fa avrebbero causato indignazione e imbarazzo. Oggi, invece, è possibile ostentare comportanti xenofobi palesi sena ripercussioni in televisione come a Montecitorio come al bar. Quello che è successo che quattro anni di propaganda accompagnati da clamorosi errori politici quali il Minniti – o la mancata messa in discussione della Bossi-Fini – hanno costante alzato l’asticella del sopportabile al punto che il naufragio avvenuto nella notte fra il 23 e il 24 luglio al largo di Khoms è stato accolto, da parte dell’opinione pubblica con un “me ne frego” e dall’altra – minoritaria, ma sempre più vasta – da un “meno male”.

62 corpi recuperati e previsioni di 150 morti per un naufragio in mare sono diventati – grazie alla propaganda – una diatriba su Twitter: a questo è arrivato il grado di sopportazione collettivo di – almeno una parte – del paese. Lo stesso che ingurgita Moscopoli e Alitalia, se ne frega dell’economia che non parte e della fuga degli italiani dall’Italia.

Per riflettere su tutto questo vi riproponiamo una selezione dei nostri articoli sul tema della comunicazione e dei migranti, perché la propaganda si batte con la corretta informazione.


LIBIA E SEA WATCH

Per chi non l’avesse mai sperimentato, parlare con un “No Migranti” sia esso moderato o estremista è una delle cose più snervanti del mondo. A farlo ci si trova impelagati in diatribe su trasponder accesi o spenti, rotte e distanze nautiche: c’è sempre una mappa che dimostra che “nave ONG causale” si trovava nel momento del naufragio a tot miglia nautiche dalla costa a) libica b) maltese c) tunisina. O che la stessa “nave ONG casuale” batte bandiera del paese “XYZ” e quindi “che li portino lì”.

Ovvero, la più totale ignoranza sul fatto che:

  • la Libia sia un paese in guerra e diviso in fazioni quindi non è un porto sicuro;
  • la Tunisia non riconosca il diritto d’asilo e che più del 40% dei migranti che arrivano hanno diritto ad una delle protezioni umanitarie garantite in Italia;
  • che Malta sia una piccola isola con una densità di rifugiati di circa 1 ogni 400 abitanti e che la stessa Malta non riconosca l’ultima versione dei trattati internazionali sul soccorso in mare.

Per questi e altri approfondimenti:


XENOFOBI E ITALIA

“Gli italiani hanno già dato, sono sempre stati ospitali” è uno dei refrain principali dei “No Migranti” per giustificare il cosidetto “anti-buonismo” o, nel gergo del Ministro dell’Interno, il “buon senso” che suona com un “non siamo xenofobi, sono gli altri ad essere stranieri”.

Ma siamo sicuri che sia vero?


PROPAGANDA E NO MIGRANTI

Come accennato in precedenza, l’ignoranza è uno dei pilastri della retorica No-Migranti perché la propaganda attecchisce meglio laddove la mancata conoscenza di dati, fatti e leggi facilita la diffusione delle Fake News. Gli esempi sono molti e, soprattutto, non sono limitati agli ambienti di estrema destra o destra ultraconservatrice, ma le ritroviamo anche nei  media cosiddetti “moderati” fino a quelli (pseudo)liberali e (pseudo)sinistra.

Ecco qualche esempio:



I MIGRANTI E L’ITALIA

Il modo migliore per distruggere la propaganda è quello di eliminare ogni possibile richiamo all’emergenza “migranti”: ovvero migliorare il sistema d’accoglienza (minato da anni di pochi controlli e distrutto dal DL sicurezza) e dare la possibilità a chi vuole migrare di farlo.

Questo, infatti, è il problema principale perché è vero, la maggior parte di chi arriva è parte della classe media “africana” persone che hanno le risorse per intraprendere il viaggio e cercare di scappare da situazioni sociali ben lungi da quelle europee (basti pensare al livello di crimini e reati della Nigeria, oltre alla corruzione endemica che funziona da tappo a qualsiasi tentativo di miglioramento delle proprie condizioni materiali). Il loro essere “disperati” deriva – e molto – dal viaggio stesso, ovvero dal dover ricorrere ai “trafficanti”, di essere da loro sfruttati e, infine, dalla sosta in Libia.

Perché se hanno le disponibilità finanziarie non prendono l’aereo e arrivano legalmente?

Semplicemente perché la legge Bossi-Fini non lo permette e non lo fa in misura ben maggiore di quanto il processo legale limiti gli arrivi negli altri paesi. I famosi “flussi” della legge italiana, difatti, sono sanatorie annuali a favore non dei migranti in attesa di visto in Africa, ma dei lavoratori clandestini già presenti nel paese.

Questo genera il traffico dall’Africa all’Italia su cui si innesta, in seguito, quello dall’Africa nel resto d’Europa. Se esistono già rotte “massicce” per l’Italia, chi vuole migrare in Francia e Germania, ma non ottiene il visto si aggancia a dove le rotte sono più sviluppate. Questo, sottolineo, vale anche per le migrazioni dall’Asia, quelle in mano a trafficanti russi ignorate dalla propaganda mainstream del “No Migranti”.