QUANDO L’ITALIA DA STATO DI DIRITTO SI TRASFORMA IN GIUNGLA

DI ANTONIO SICILIA

Vedendo questa foto, in fondo, alcuni neanche troppo in fondo, abbiamo provato un senso di soddisfazione.
“Questa merda deve pagare per quello che ha fatto, una benda durante un interrogatorio è il minimo”.
L’istinto, la rabbia, lo spirito di vendetta, sono tutte pulsioni esistenti, con cui dobbiamo fare i conti ogni giorno, con cui dobbiamo lottare ogni giorno.
Poi c’è lo Stato. Con le sue leggi, con le sue regole, con i suoi uomini e le sue donne preposti al rispetto delle stesse.
Sono lì proprio per porre un argine a questo istinto, a questa rabbia, a questo spirito di vendetta.
Sono lì per dirci che ognuno è uguale di fronte alla legge, a prescindere dal crimine commesso, sono lì per tutelare i diritti umani, sono lì per ricordarci che nascendo abbiamo implicitamente firmato un contratto collettivo che garantisce la nostra civile convivenza.
Quando lo Stato da argine si trasforma in primo fomentatore di questi impulsi, quando lo Stato passa dalla presunzione d’innocenza alla presunzione, quando lo Stato decide di farsi guidare dall’istinto piuttosto che dalla legge, bene, in quel momento un intero Paese è in pericolo.
Per questo la foto del ragazzo bendato è spaventosa, perché ci dice che per qualche minuto l’Italia da Stato di Diritto si è trasformata in giungla, ancora una volta, cancellando secoli di storia, di evoluzione e di civiltà giuridica.
Per questo quando un Ministro dell’Interno invoca “lavori forzati” inesistenti nel nostro ordinamento mette in pericolo ognuno di noi, perché per un attimo decide di porsi al di sopra delle regole e della legge, per aizzare gli impulsi più bassi della cittadinanza e consolidare il proprio consenso sulla paura.
Ci hanno promesso “maggior sicurezza”, ma non c’è nulla di più insicuro di uno Stato che si trasforma nel regno dell’homo homini lupus, a discrezione di chi Governa.
Possiamo essere di destra o di sinistra, ma non possiamo permettere a nessuno di mettere in pericolo le fondamenta della nostra civiltà. A NESSUNO.