IO STO CON LA COSTITUZIONE. E CON IL CARABINIERE UCCISO

DI EMILIO MOLA

“Se non sei a favore di quella benda allora sei contro il carabiniere ucciso” è solo l’ultima infame offesa che fate a lui, alla sua divisa, a ciò che rappresenta, a ciò per cui è morto e a ciò su cui lui ha giurato fino all’estremo sacrificio.

“Giuro di essere fedele alla Repubblica italiana, di osservarne la Costituzione e le leggi e di adempiere con disciplina e onore tutti i doveri del mio stato per la difesa della Patria e la salvaguardia delle libere istituzioni”.

Questa è la solenne formula che ogni carabiniere scandisce a voce alta il giorno del giuramento: uno dei momenti più emozionanti, toccanti e importanti della sua carriera. Giurano i carabinieri, promettendo Fedeltà alla Repubblica e osservanza della Costituzione.

Osservanza della Costituzione.
Costituzione che all’articolo 13 stabilisce che: “E` punita ogni violenza fisica e morale sulle persone sottoposte a restrizioni di libertà”.

E’ punità ogni violenza fisica e morale sulle persone sottoposte a restrizione di libertà: detenuti, indagati, imputati.

E no, non fa eccezioni la Costituzione. Non dice che ci sono dei casi in cui, se proprio sei furibondo, a quel giuramento si può venire meno. Non dice che ci sono dei casi in cui, se proprio ti girano le palle perché ti hanno appena ammazzato un collega, allora per quell’assassino si possa mancare a quel giuramento.

Il vicebrigadiere Mario Cercellio Rega è morto ammazzato con 11 coltellate tenendo fede a quel giuramento, osservando la Costituzione e adempiendo con disciplina e onore ai suoi doveri.

E quindi no, se personalmente ho qualcosa da ridire sul fatto che il complice del suo accoltellatore sia stato bendato, non è perché io provi pietà o simpatia per quel tizio. Per quel che mi riguarda può essere gettato in galera e buttata la chiave se è questo che la legge stabilisce per il suo reato.

Ciò su cui ho da ridire è che un Ministro degli Interni si sia schierato a favore di un comportamento, di un errore, di uno sbaglio, che rappresenta una violazione a quel giuramento per cui il vicebrigadiere Mario Cercellio Rega ha dato la vita.

Significa che io, e chiunque contesti quella benda, sta dalla parte dell’Arma dei Carabinieri (che infatti, a dispetto del Ministro dell’Interno, ha preso le distanze), sto dalla parte di chi ha fatto quel giuramento e lo rispetta ogni santo giorno della sua vita, con “disciplina e onore”, anche quando proprio non ce la fa più, anche quando vorrebbe prendersi una pausa da quel giuramento. Ma i giuramenti sono fatti proprio per quei momenti. E’ questo, che fa di un giuramento, un giuramento.

Quindi no, io non sto con il complice dell’assassino. Io sto con i Carabinieri, io sto con il loro giuramento, io sto con la Costituzione, sto con la famiglia di un vicebrigradiere che ha dato la vita per quel giuramento, per la Costituzione, per quell’articolo 13, e non sto con quei due militari che hanno commesso un errore né sto con il Ministro dell’Interno che vuole sfruttare quel momento e quelle emozioni per spremere la pancia dell’elettorato.

Quando uno Stato, anziché agire in base alle sue stesse regole, accetta che si agisca in base alle emozioni del momento, non è più uno Stato. Non è più qualcosa per cui valga la pena morire. E giurare.