NOTTI ROMANE

DI CORRADINO MINEO

Questa foto, ormai “la foto”, mostra l’arrestato, con le mani legate dietro la schiena, la testa china, gli occhi bendati. Due carabinieri in divisa, ripresi in modo che von li veda in faccia. Sulla destra, dove il Corriere ha posto il numero 3, si vede il braccio del sotto ufficiale in borghese che ha dato l’ordine di bendarlo. Poi l’occhio della camera, il carabiniere che ha scattato la foto per diffonderla in un chat interna. Solo dopo una quinta persona l’avrebbe portata fuori. Per denunciare un abuso? Per esibire un atto di forza: “ecco come trattiamo quelli che ci colpiscono”. Il comando dell’arma ha denunciato “l’uso improprio di misure di restrizione”, ha trasferito il sotto ufficiale, sta indagando, promette glasnost, trasparenza.
Mario Cerciello Rega, il carabiniere ucciso, e il suo compagno Andrea Varriale. Tempi felici. Giovedì notte si sarebbero trovati entrambi in piazza Mastai a Trastevere un’ora prima che Brugiatelli, il mediatore tra i due americani e il pusher, Pompei, chiamasse il 112 per denunciare il furto del suo borsello. In piazza c’erano anche 4 carabinieri, non in servizio -avrebbero mangiato una pizza insieme- e fra loro un maresciallo, Sansone. Erano intervenuti poco prima, forse per perquisire lo spacciatore -Pompei- mentre gli americani se la davano a gambe. Speravano di coglierlo in flagrante, ma non aveva droga su di sé. È verosimile che abbiano sentito anche il mediatore, Brugiatelli, e saputo che i due truffati gli avevano rubato il borsello, che l’abbiano indotto a chiamare il 112, per sporgere regolare denuncia. Perché, invece, sia Brugiatelli che Varriale, parleranno in seguito di due “magrebini”, questo non si capisce. Visto che era chiaro da subito come i due truffati fossero di lingua inglese.
Questo è il coltello con cui è stato ucciso il carabiniere di Somma Vesuviana, un’arma da guerra usata dai Marines. Il giovane assassino se lo sarebbe portato in valigia da san Francisco e quando il suo compagno -che parla un po’ d’italiano- ricevette la telefonata del Brugiatelli per organizzare lo scambio -droga e 100 euro per il borsello- l’assassino lo prende, quel coltello, e se lo porta dietro. Perché in piazza Mastai intervengono Mario Cerciello Rega e Andrea Varriale? I loro comandi sostengono che non ci sarebbe, in questo, niente di strano. In effetti, la Stazione Farnese è a due passi da Trastevere e dal luogo della truffa. Ed è posibile che i due americani, per Ponte Sisto e verso il Monte di Pietà, siano passati sotto quella stazione dei carabinieri, scappando. E Da lì,poi, per via dei Chiavari e corso Rinascimento, avrebbero raggiunto Prati e l’hotel Meridien. Come che sia, Mario Riga e Andrea Varriale, già “informati dei fatti” perché sul luogo, e in borghese per non far fuggire le prede alla vista delle divise, vengono spediti in Prati, per lo scambio. Ma perché da soli? Perché gli altri 4 erano fuori-servizio e non c’erano altre pattioglie in borghese nella zona? I carabinieri promettono di non nascondere nulla. Parlano di “tragica causalità” e il loro comandante generale chiede di non accoltellare di nuovo Mario con sospetti ingiusti.
Figuratevi!. Il Caffè non specula sul dolore e apprezza -anzi sostiene- chiunque, carabiniere o poliziotto, prometta trasparenza, si impegni e a diradare le nubi e a denunciare chi commetta reati. Il Caffè sa che non è facile, perché esistono forze che si muovono in senso contrario. Come abbiamo visto a Genova nel 2001 e nel vergognoso depistaggio dopo la morte di Stefano Cucchi. Solidarietà e rispetto, dunque, ma lasciate che i giornalisti facciano domande e soprattutto isolate -per favore- quelli che dicono “che sarà mai una benda sugli occhi e i lacci ai polsi davanti a un assassinio efferato”. L’Habeas corpus, abbi il tuo corpo, è una legge fondamentale di civiltà. Cesare Beccaria, nonno materno di Alessandro Manzoni, scrisse nel settecento “Dei delitti e delle pene”. Un prigioniero ha diritto a sapere per cosa è stato arrestato, ha il diritto di difendersi e di chiamare un avvocato, ha il diritto di non venir toccato quando è nella completa disponibilità dei suoi carcerieri. Al gaglioffo, che abusa del titolo di ministro, tutto ciò non piace. E infatti insiste: ergastolo -non può essere lui a determinare la pena, e anche questa invocazione “ergastolo” costituisce una pressione del governo sulla magistratura- e poi aggiunge “lavorando a vita”. Ma il lavoro in carcere può essere scelto, non imposto come succedeva nelle colonie penali, immortalate dal film Papillon, con Dustin Hofmman e Steve McQueen
Per fortuna viviamo in uno stato di diritto. Il procuratore Fabio Scavone ha ordinato lo sbarco di 16 minori dalla nave Gregoretti. Nave ancora sotto sequestro, equipaggio e naufraghi, nel porto di Augusta per ordine di Matteo Salvini. “Al momento a noi compete -spiega il Procuratore a Repubblica- la verifica della situazione a bordo. Abbiamo informazioni che testimoniano condizioni delicate difficilmente tollerabili ancora. I migranti sono tenuti sul ponte scoperto, esposti al sole e al vento…e sono troppi per essere tenuti a bada in piena sicurezza dagli uomini dell’equipaggio”. Il magistrato si muove con prudenza, perché il governo sostiene che non farli sbarcare subito servirebbe a trovargli una destinazione finale in altri paesi europei. E il giudice non può dire “non è vero, li tenete là per tornaconto elettorale”; interferirebbe con le competenze che sono della politica. Ma l’attesa non sarà eterna. E se il ministro della paura non si spiccia a escogitare un espediente per salvare la faccia, dovrà subire lo sbarco di tutti i migranti. E prendersi un altro schiaffone