LE ALTALENE ROSA FANNO VOLARE I CUORI DI DUE POPOLI DIVISI DA UN MURO

DI MARINA POMANTE

Si può sconfiggere un pensiero malato, solo con l’intelligenza e con la bellezza che si trova nel sorriso di un bambino.
Dietro le sbarre di un muro tra il Messico e gli Usa, bambini di due nazioni separate da logiche politiche, giocano con altalene colorate dipinte di rosa.

In un momento dove tutto sembra diventare complesso e ci si affanna a trovare soluzioni per tenere fuori “l’altro”, dove ci si irrita perchè continuano a sbarcare persone che “invadono” il nostro territorio. Un po’ più distante da noi, proprio nella terra simbolo di democrazia e potere, dove si assiste per lo più al potere, piuttosto che alla democrazia, ha preso vita un’iniziativa che seppure non abbatte i muri, li rende meno incisivi per la mente delle persone, ne svilisce il senso, trasformandoli in una surreale istallazione ingiustificabile.

Il progetto si chiama “Teeter totter wall”, volendo cercare una traduzione in italiano, potremmo dire: “Muro dondolante”.
Le prime bozze del progetto sono datate 2009, ma solo adesso a luglio 2019, Ronald Rael e Virginia San Fratello una coppia di professori californiani, architetto lui ed esperta di design lei, hanno visto la loro idea realizzata davvero.

Rael e San Fratello hanno installato a Sunland Park, nel New Mexico, alcune altalene dipinte di rosa, passanti attraverso le grate di un alto muro che divide il territorio americano da quello messicano.

Naturalmente le persone, compresi molti bambini, che erano sul lato messicano nella zona di Anapra a Ciudad Juarez non sapevano niente di quanto stesse accadendo, poi quando hanno capito che si trattava di altalene basculanti infilate tra una parte e l’altra dell’alta “Ringhiera” che divide i due Stati sono accorsi immediatamente a giocare con chi si trovava dal lato opposto del muro.

Ronald Rael ha voluto scrivere su Istagram: “Il muro è diventato il fulcro delle relazioni Usa-Messico e i bambini e gli adulti sono stati collegati in modo significativo da entrambe le parti con la consapevolezza che le azioni che hanno luogo da una parte hanno una conseguenza diretta dall’altra”, descrivendo questa come “una delle esperienze più incredibili” della sua carriera e di quella di Virginia, “un evento pieno di gioia, eccitazione e solidarietà al muro di confine” ha concluso Rael.

Un’idea pazzesca, surreale, un muro simbolo della separazione, diventa il fulcro per permettere alle altalene di funzionare, e di far divertire insieme due popoli separati da una orribile barriera. Un’altalena “saliscendi” in segno di protesta contro ogni divisione.
Un modo per continuare ad interagire, per continuare a parlarsi, a non ignorarsi, pensando che chi sta dall’altra parte non debba far parte della propria vita.

Un muro resta un muro, anche se ingentilito da un espediente ludico. Resta un muro fisico, ma perde inesorabilmente la valenza negativa che chi l’ha voluto eretto ha cercato di conferirgli. Un’operazione questa dei due insegnati californiani che mette in discussione la distanza che i due popoli dovrebbero avvertire, rende tutto più discutibile, più inspiegabile.
Come si può erigere un muro per impedire agli altri di passare? Come facciamo solo a ipotizzare un sistema che ci trattenga come in gabbia, separati gli uni dagli altri?

E’ certamente contronatura impedire alle persone di spostarsi, anche se lo si fa per protezione dei propri confini, non sono questi i termini di un Paese emancipato. Non si possono alzare barriere tra le genti, è innaturale!

Ora questo piccolo espediente, fungerà da collante ulteriore tra messicani e statunitensi, perchè continueranno a frequentarsi, per giocare “sul muro” e finiranno col pensare a quale enorme cazzata abbiano assistito nel vederlo costruire, ma penseranno pure, forse, che “l’altro” è molto simile a loro e resta dall’altra parte perchè il potere ha deciso così.

La saggezza dei bambini vince le barriere dell’odio. Le altalene rosa fanno volare i cuori di due popoli divisi da un muro (di M. Pomante)