I BAMBINI ANDREBBERO SEMPRE PROTETTI

DI FRANCESCO ERSPAMER

Un carabiniere assassinato da due drogati americani; una bambina di dieci anni indotta alla cocaina da quattordicenni, che i media chiamano “pusher” e non spacciatori perché dà il senso che si tratti di un fenomeno globale e dunque inevitabile, come la “mobility” (spostarsi ovunque faccia comodo alle multinazionali) o lo “spread” (percezione di competitività da parte degli speculatori, neanche la vera competitività). Eventi che non lasceranno traccia. Non fatevi ingannare dai giornalisti e politici che si stracciano le vesti in diretta; o dai tre minuti di intensa empatia di milioni di psicolabili che poi ritornano alle loro vere preoccupazioni, la prova costume o l’iPhone da regalare al figlio che compie otto anni o se ci sarà coda per arrivare all’Orio Center, però sentendosi compassionevoli, cittadini virtuosi. Smettiamola di ingannarci: a tanti italiani va bene così, e sono già pronti ad assorbire il peggio che ci aspetta: quando non cresceranno più alberi si accontenteranno delle piante di plastica; al sapore del cibo vero si sono già disabituati, infatti preferiscono Starbucks, che costa di più ma andarci “è un’esperienza”; e se i rapporti sociali sono complessi e la vita deludente, bè ci sono i social, la virtualità, la realtà “aumentata” (solo gli americani potevano imporre un termine così cretino). I drogati non sono solo quelli che si stordiscono con stupefacenti, antidepressivi o alcolici: è l’intero sistema a essere drogato, a cominciare dalla Borsa, da internet, dal mondo delle celebrity e della pubblicità, dal consumismo compulsivo e senza gioia che distrugge l’ambiente ma ha già distrutto la nostra anima.
La guerra contro la droga è costata cifre astronomiche (negli USA più di 50 miliardi all’anno, da mezzo secolo) e ha provocato decine di migliaia di vittime fra le forze dell’ordine e nel corso di scontri fra bande; senza ottenere alcun risultato se non quello di rafforzare la criminalità organizzata, spesso complice del potere finanziario e sempre utile a esso per distrarre la gente dalle crescenti ingiustizie. L’unico modo per porre fine all’epidemia sarebbe cambiare stile di vita e ideali: solidarietà invece di arrivismo, bene comune invece di successo personale, più Stato al posto delle privatizzazioni, senso di appartenenza a una comunità, a un luogo e a una Storia al posto dell’individualismo e dell’appiattimento sul presente. Vi interessa? Nel frattempo, risparmiamoci l’ipocrisia della repressione della droga. Chi vuole uccidersi di virtualità lo faccia, affari suoi; non merita il sacrificio e neppure il tempo di chi deve imparare a difendere la realtà.
Solo andrebbero protetti i bambini: lavori forzati a vita per chiunque dia loro droga o la procuri a spacciatori minorenni; per dissuadere altri trafficanti di morte ma anche per dare fastidio ai radicali e ai liberal, nemici delle regole e delle pene.