IL FAN SALVINIANO

DI GIANFRANCO MICALI

Ho provato tra me e me a calarmi nel ruolo di un fan salviniano, uno al quale “Matteo 2” indirizza da mesi e mesi i suoi atteggiamenti da bullo, i suoi “me ne frego”, le sue promesse di un mondo migliore senza invasioni di “negher”, senza zingaracce, senza cronisti curiosi e indisponenti, senza obblighi di ufficio, senza remore di abbigliamento e linguaggio civili, e con la promessa di una società priva di tasse.
Mi sono immaginato fianco a fianco con i camerati di Casa Pound e Forza nuova, e nel frattempo strizzavo l’occhio ai liberals di Forza Italia, L’altra Italia e Forza Toti che mi rivolgevano qualche bonaria critica, fintamente rintuzzata dai Fratelloni d’Italia. Ogni tanto, nei panni di un “veneto-lumbard” mi sono anche chiesto che centrasse tanta italianità con la mia voglia di autonomia, e se certi sudisti neri neri non fossero poi parenti stretti dei negher, ma ho alzato le spalle recitando alcuni detti che pare citasse Borghezio, :“Il gioco vale la candela”, “Il fine giustifica i mezzi”, “Gli amici dei miei amici sono sempre benvenuti”, al punto che alla fine ho lanciato un brindisi “wi-fi” verso Vladimir e verso Trump, nuovi leader delle democrature. Ecco, d’improvviso mi sono sentito ospite privilegiato della Casa Bianca e del Cremlino e mi è venuta una gran voglia di reprimere chiunque si frapponesse fra me e il potere, ed è a quel punto che ho incontrato qualche diverso, al punto che indossava una maglietta del cinema America invece di una felpa, e stavo per assalirlo quando ho intravisto un poliziotto in motocicletta, chiedendo che ci pensasse lui, visto che dipendeva direttamente da Matteo2, ma al suo posto mi ha risposto un vecchio ubriaco al bar urlando: “Stai calmo, abbi pazienza, lascialo in pace che non è ancora arrivato il momento”. E se l’è presa con il segretario del PD: “A Zingarè, con quel nome sta attento alla ruspa !”