MARCELLO LIPPI DA VIAREGGIO ALLA CINA: “TUDOR MERITA DI INIZIARE LA STAGIONE”. SARRI FA GIOCARE A DUE TOCCHI, È DIFFICILE

DI VANNI ZAGNOLI

Alla parola Udinese, Marcello Lippi si illumina, al telefono. E’ un assist al bacio. «Sono contento per Tudor, mio ex allievo alla Juve. Era bravo, anche da giocatore, serio, da allenatore, ha di nuovo ottenuto il massimo con i bianconeri e stavolta è stato confermato, è una bella storia».
Il ct campione del mondo del 2006 (rari i titoli iridati per l’Italia, anche negli sport vari) si aggira fra la Cina e Viareggio («Ma ho venduto la barca»), con puntate a Losanna: «Ero a supportare la candidatura olimpica di Milano e Cortina, bravo il presidente del Coni Malagò»). Si racconta volentieri, fa un’eccezione proprio per noi.
Marcello, Sarri darà spettacolo alla Juve, come a Empoli e al Napoli?
«Dopo il quinquennio con Allegri, c’era voglia di cambiare, anche filosofia. Sarri fa giocare a due tocchi, una delle cose più complicate, lui ci riesce benissimo e sono convinto che andrà molto bene. E’ andato a parlare con Cristiano Ronaldo, lo facevo anch’io, con i leader, e non per sapere la posizione preferita».
Giampaolo arriva al Milan, è un altro che diverte: non è più il tempo dei Gattuso, dell’attesa?
«In realtà vince chi entra nella testa dei giocatori, questo è il difficile. E quando parlano un’altra lingua, come me in Cina, non c’è traduttore che possa arrivare anche al cuore degli atleti, è questa la maggiore difficoltà nel lavorare così lontano».
Ma il suo Gattuso?
«Rino appartiene alla categoria di persone che qualsiasi cosa facciano la fanno bene e anche al Milan si è fatto valere, con due buone stagioni. Alla Champions è mancato pochissimo».
Conte rischia il flop, all’Inter, come l’unico capitato a lei? Si dimise dopo l’uscita al preliminare di Champions e la sconfitta a Reggio Calabria…
«Argomento così. Quando Giovanni Trapattoni arrivò in nerazzurro, un terzo di secolo fa, era un simbolo della juventinità, ma dopo una vita al Milan. Aveva vinto tutto a Torino, si afferml anche a Milano e poi in Portogallo, Austria e Germania. Antonio ha trionfato in Italia e in Inghilterra, è un grande tecnico, di sicuro una scelta azzeccata».
La Juve è ancora favorita?
«Sicuramente, però Napoli e Inter sono molto vicine. Ancelotti porta la sua impronta e arrivano innesti di qualità».
E in Champions?
«Auguro ai bianconeri di fare la strada più lunga possibile, per coronare il grande sogno, a me manca proprio la musica, l’atmosfera delle finali».
Vinse la prima, ai rigori con l’Ajax, a Roma, ne perse tre, con il Real, il Borussia Dortmund e il Milan, ai rigori.
«Restano le emozioni, i percorsi».
E’ anche il mercato dei difensori: il 33enne uruguagio Godin all’Inter, Manolas al Napoli, De Ligt alla Juve.
«L’olandese può spostare gli equilibri. Ho allenato Ferrara e Nesta, Cannavaro e Materazzi, fronteggiato Baresi e Maldini, ma a 19 anni non erano così forti. Manolas per Ancelotti è un colpo strepitoso».
E Rabiot?
«E’ un altro bel rinforzo, dà sostanza ulteriore al centrocampo».
Lippi, chi l’ha cercata, in questi anni? Galliani quando esonerò Mihajlovic e?
«La Roma, dopo Di Francesco. Mi hanno chiesto la disponibilità, ero già stato vicino altre volte, ho ribadito che con i club ho chiuso».
Sapeva del disagio di Francesco Totti?
«Naturalmente. Ci sentiamo spesso. Voleva contare di più, contribuire alle scelte, sta facendo le sue esperienze».
Quali sentimenti per il quarto di finale raggiunto dall’Italia femminile?
«Mi ha emozionato, onestamente ha fatto il massimo, mantenendo aperta la sfida con l’Olanda sin quasi alla fine. E’ importante che cambi la cultura, che il pallone sia anche delle donne».
Come fanno Germania e Spagna ad arrivare quasi sempre in fondo, a ogni competizione?
Come si trova in Cina?
«Benissimo. E’ l’8. stagione, dapprima ho vinto scudetto, coppa e la Champions asiatica con l’Evergrande, la Juve cinese, poi il governo mi ha chiesto di allenare la nazionale».
Non si è qualificato al mondiale, con Ventura con l’Italia, e poi suggerì Fabio Cannavaro, come erede.
«E di recente mi hanno domandato di riprendere in mano la nazionale. Nel frattempo li ho convinti a investire sui giovani».
Che Mancini lancia, nell’Italia.
«E per questo va applaudito, per il coraggio. I migliori trovano spazio anche in serie A. Il migliore per me è Federico Chiesa, ha determinazione, forza e qualità».
Come papà Enrico, insomma, avversario della sua Juve, a Parma e alla Fiorentina e alla Lazio.
«Sono padre e figlio migliori, complessivamente, come attaccante».
Cosa non è andato, con l’under 21?
«Ha sbagliato giusto la partita con la Polonia, per il resto c’eravamo. Di Biagio ha lavorato bene, in questi 6 anni, adesso confidiamo in Paolo Nicolato, eccellente con le under 20».
E l’Udinese, allora?
«Da un quarto di secolo è in serie A, consecutivamente, un bel record, per una provinciale. Complimenti alla famiglia Pozzo, anche per la scelta di Tudor».
Verona risale subito in A, con l’Hellas, ma torna in B con il Chievo, che nel millennio era finito in cadetteria per una sola volta.
«Pensate che volevo portare in Cina Giaccherini, 5 anni fa, ma preferì restare in Inghilterra, al Sunderland. Preferisco non giudicare le singole squadre».
Neanche il Toro?
«Lì il presidente Cairo e Mazzarri lavorano bene, l’Europa è meritata».
Vanni Zagnoli