PROMEMORIA PER SOVRANISTI E INTOLLERANTI VARI. COME E’ NATO L’OCCIDENTE?

DI PAOLO BROGI

I sovranisti che si riempiono la bocca di valori occidentali cosa sanno come la cultura classica penetrò in Occidente?
La cultura classica arrivò attraverso la cultura araba che aveva fatto tesoro dei testi di geometria e filosofia classica, insomma la cultura greca.
Questo miracolo coinvolge vari mondi, quello classico, l’arabo, l’ebraico e infine quello occidentale.
Siamo nell’anno Mille.
A veicolare i testi, traducendoli perlopiù dall’arabo, sono varie scuole europee.
La più famosa è senz’altro quella di Toledo, nello scampolo di Spagna che non è sotto il controllo arabo. Cioè Leon, Navarra e Aragona.
Da Toledo parte la diffusione sistematica della cultura araba e greca.
Algoritmo viene dal nome del matematico persiano Al Kwarizmi: a portarcelo in dono fu Abelardo di Bath (1090 circa- 1150 circa) che volse in latino l’Arithmetica dello scienziato persiano.
S’introdusse allora la grandiosa novità della notazione numerica araba (che a sua volta è di origine indiana) nella quale le cifre acquistano il loro valore dalla posizione che occupano.
Fino a quel momento non si sapeva di fatto calcolare, almeno per come intendiamo il calcolo oggi.
Abelardo tradusse dall’arabo anche Euclide , introducendo in occidente un altro caposaldo della geometria.
In Spagna si fermò anche Roberto di Chester (1110 ca- 1160 ca) che tradusse per la prima volta il Corano e l’Algebra di Al Kwarizmi. Nel frattempo a Toledo si traducevano la Fisica e altre opere di Aristotele.
Il più rappresentativo dei traduttori dall’arabo fu Gerardo da Cremona (1114-1187) che aveva appreso a Toledo l’arabo. A lui si deve il Canone di medicina di Avicenna, l’Almagesto di Tolomeo, le opere di Al Kindi.
Di Gerardo sono le traduzioni degli Analitici posteriores, la Physica, il De coelo et de mundo, il De generatione et corruptione, i Metereologica, il Liber de causis ecc.
A Toledo l’arcivescovo Raimondo de Sauvetat (1126-1151) organizzò un gran collegium di traduttori tra i quali si ricordano Domenico Gundissalvi, Ibn Dahut, Giovanni di Toledo e Giovanni di Siviglia.
Gundissalvi tradusse la Physica, il De coelo et de mundo e i primi quattro libri della Metaphysica di Aristotele, la Metaphysica di Avicenna, la Philosophia di Al Gazali, il Sulle scienze di Al Farabi, la Fons Vitae di Avicebron.
A Toledo si tradussero insomma almeno novantadue opere fondamentali del mondo classico ed arabo, ma anche ebraico.
A Toledo si tradusse La misura del cerchio di Archimede, gli Elementi di Euclide, le opere mediche di Galeno, di Ippocrate, di Rhazes e di Isaac Judaeus, i trattati di Giabir, gli scritti scientifici di Al Kindi, di Alhazen autore del Tesoro dell’ottica, di Al Farabi, dell’ebreo di Bagdad Messahala. L’Ottica di Tolomeo fu tradotta dall’ammiraglio Eugenio di Palermo. Mentre dal greco direttamente fu tradotto l’Almagesto, dodici anni prima della versione dall’arabo curata da Gerardo.
Sui desiderio di Carlo d’Angiò (1220-1285) l’ebreo di origine siciliana Moses Farachi (morto nel 1285) tradusse il Liber coninens di Al Rhazes, silloge di medicina greca, siriana ed araba.
Farachi era stato alla scuola di Salerno, dove tra i più importanti traduttori troviamo Costantino l’Africano (1017-1087) , originario della Tunisia.
Toledo e anche l’Italia, con la scuola di Salerno e altre, partecipano a questo trasferimento dui sapere che passa attraverso la tesaurizzazione fatta dagli arabi del sapere classico. Non ci sono confini netti in questa riappropriazione del sapere universale, vi partecipano cattolici, islamici, ebrei, artei.
L’attrazione è forte per gli studiosi del nord, uno come Michele Scoto (1175-1235) viaggia molto pòer l’Italia e traduce l’astronomia di Al Bitrugi di Siviglia. Questo libro è importante perché anticipa idee copernicane. Sua è la versione di Averroè e attraverso l’arabo Scoto traduce le idee biologiche di Aristotele.
I filosofi ebrei che vivevano in terre rette dagli arabi ci hanno lasciato i loro tesori, quelli di Isaac Judaeus, di Avicebron (il cui vero nome era Ibn Gebirol) e di Moishé Maimonides, il grande pensatore di cui ancor oggi a Cordoba si ammira una bella statua non lontana dalla grande moschea della città andalusa…

Com’è possibile dimenticare tutto questo, un retroterra splendido che ha visto fondersi le culture di vari mondi e soprattutto produrne una nuova, più avanzata, all’insegna della reciproca conoscenza e di una grande tolleranza in nome del sapere?
Vengo da Pisa dove c’è un noto monumento, la Torre, nella quale un mio amico studioso dell’architettura medievale ha rintracciato elemento per elemento tutte le misure lineari conosciute nel 1100 dal cubito romano a quello medievale, come se i costruttori avessero voluto immortalare e fissare all’epoca in una sorta di abaco a cielo aperto tutto quello che la Repubblica Marinara con le sue navi in giro per il mondo aveva raccolto…Una meraviglia dunque, degna di quel bellissimo Campo dei Miracoli
Questa cultura non potrà essere spazzata via da un’informe congrega di ignoranti razzisti e xenofobi, per quanto truculenti e incattiviti.