CERNO, I SOLDI ARRETRATI DA DARE AL PD,  ECCO UN ALTRO SENATORE COL BRACCINO CORTO

DI MICHELE ANSELMI

Il senatore del Pd Tommaso Cerno, ex condirettore di “la Repubblica”, ha tutto il diritto, se ritiene, di votare in aula contro il Tav, quindi marcando una differenza sostanziale rispetto alla linea del suo partito. Ma dovrebbe comunque onorare l’impegno preso col Pd al momento dell’elezione. Invece, al pari di Pietro Grasso e numerosi altri parlamentari, tra i quali, si sussurra nel Pd, perfino Matteo Richetti, il senatore dem rilascia al “Corriere della Sera” un’intervista nella quale fa la vittima e dice, in riferimento alla legittima richiesta del Pd milanese di saldare gli arretrati (tanti soldi, essendo la quota prevista di 1.500 euro al mese): “Dichiarazioni fascistoidi. Davanti alla libertà di pensiero, tu, Pd, mi imponi una tassa, mi chiedi soldi per poter parlare? Comunque neanche Renzi o Zingaretti sono intervenuti, quindi il discorso vale per tutti: se la libertà di pensiero si esercita in questo modo non so per quanto potrò restare nel gruppo, li invito a domandarsi cosa sono diventati, se è ancora il Pd fondato da Veltroni”.
“Dichiarazioni fascistoidi”? E perché mai sarebbero tali? Ecco un altro col braccino corto al quale piace essere eletto, fare il parlamentare, godere di tutti i vantaggi e i benefit previsti, ma se poi il partito, come è giusto e ragionevole, batte cassa, sulla base degli impegni presi al momento della candidatura, scatta immancabile la parolina magica: “censura”. Dove? Quando?

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