LA BUONA SANITÀ? ESISTE, MA NON FA NOTIZIA

DI CHIARA FARIGU

‘É finita, è stato straziante vederla morire in quel modo ma ora è in pace. Volevo lo sapessi poiché diverse volte mi hai chiesto di lei’.

Era Vittoria, la mia amica Vittoria di Latina che con un messaggio mi comunicava di aver perso la mamma poco prima. Era malata da tempo di un male che non perdona. Diagnosticato, come spesso succede, in seguito ad un controllo. E quando ormai rimane poco o niente da fare.
Non più tardi di un mese fa mi disse di aver fatto ricoverare la mamma perché in preda a dei fortissimi mal di pancia. Dopo i primi accertamenti, il terribile responso: tumore in stato avanzato con diverse metastasi al fegato. Aspettative di vita, poche settimane.

Sentenza dura. Soprattutto definitiva. Terribile da accettare, perché non si è mai pronti per lasciare andare i propri genitori. Soprattutto le mamme alle quali restiamo legati da un cordone ombelicale invisibile. ‘Desidero solo che non debba soffrire troppo’, disse Vittoria nel riportarla a casa, ben sapendo che poco o nulla avrebbe potuto fare per lei, se non circondarla di tutto l’amore possibile e delle premure necessarie.

Non vederla soffrire diventa dovere imprescindibile suo e dei suoi familiari. Così, dopo il colloquio di routine, il ricovero all’ ‘Hospice “Le Rose”, presso l’ICOT di Latina. 
E’ una struttura pubblica, totalmente a carico del SSN, pertanto senza oneri aggiuntivi per le famiglie dei degenti. Qui vengono somministrate le cure palliative per alleviare le sofferenze di quei pazienti che non rispondono più ai trattamenti specifici per le loro patologie.

Per loro, questo è l’ultimo miglio. Prima del viaggio definitivo nel ‘mondo migliore’, come siamo soliti chiamare quell’universo a noi sconosciuto ma che immaginiamo privo delle sofferenze terrene.

E’ una piccola struttura ‘Le Rose’. Al suo interno 9 posti letto residenziali e 36 posti di assistenza domiciliare. Un piccolo gioiello incastonato nel mastodontico Icot (Istituto Chirurgico Ortopedico Traumatologico) che si avvale di un’equipe di operatori altamente specializzati e qualificati. Che ha un unico scopo: garantire, con le cure palliative, quel senso di dignità alla vita che nessun paziente deve perdere mai.

‘Un’assistenza eccellente. Che non solo non t’aspetti ma che neanche immagini in una struttura pubblica. Gentilezza, affabilità, vicinanza totale con i familiari. Mia madre qui non era un numero, era la signora Alda. Non ringrazierò mai abbastanza la dott.ssa D’Addario e il dott Piredda, con loro e grazie a loro mia madre si è sentita coccolata, assistita e curata come in famiglia. Molto meglio che in famiglia. Dopo i primi giorni di degenza non mi ha chiesto più di tornare a casa. Quella era diventata la sua casa’.

La buona sanità esiste. Ma non fa notizia. Rimane confinata nei ricordi di chi ha la fortuna di inciamparci sopra. Oppure fa capolino per qualche minuto in seguito ad una chiacchierata.
Com’è successo a me stamattina con il messaggio di Vittoria.

La buona sanità esiste. Parliamone quando la incontriamo