IL FALLIMENTO DELL’ITALIANITA’

DI MARIO PIAZZA

Sto provando a costruire nella mia mente una specie di partita doppia dove mettere nelle “entrate” le occasioni di orgoglio e nelle “uscite” quelle di vergogna che l’Italia mi ha offerto nel mezzo secolo di vita adulta che ho alle spalle.

La sezione “entrate” è tragicamente scarna.
Ci ho messo subito il sistema sanitario universalistico, le lotte sindacali, la Ferrari, la notte di Sigonella e i mondiali di calcio del 1982, Manipulite. Poi ho cominciato ad annaspare, l’elenco era più o meno finito.

La parte delle “uscite” al contrario richiederebbe molte pagine. Potrei partire dall’omicidio di Giuseppe Pinelli nella questura di Milano, e poi le stragi fasciste rimaste impunite, le testate nucleari di Comiso, Sindona, Gelli, Andreotti e compagnia cantante, i bombardamenti in Bosnia, lo speronamento dei profughi albanesi, poi il ventennio berlusconiano fatto di truffe, panzane ed escort minorenni. Una lunga serie resa omogenea da fatti minori ma non meno vergognosi come gli assassini del Cermis o il Monte dei Paschi.

Il saldo condanna senza appello la mia “italianità” al fallimento, ma l’approvazione di una mostruosità giuridica ed ancor prima culturale come il “decreto sicurezza bis” va ben oltre il fallimento.
Un simile inconcepibile orrore che a cascata, dal Salvini fino al più insignificante degli elettori grillini, vede connivente la maggior parte dei miei connazionali imporrebbe una reazione che va ben oltre il disgusto e l’invettiva.

Non so cosa fare e da solo non potrei fare molto più di ciò che già faccio. Potrei soltanto andarmene, ma lasciarmi questo schifo dietro le spalle non sposterebbe le cose di un millimetro.

Inventiamoci qualcosa ma facciamolo oggi, subito, adesso perchè è già troppo tardi. Quando questo tsunami di barbarie sarà passato non resteranno altro che macerie e cattivo odore.

Per decenni, forse per secoli.