LA MORTE DI STEFANO CUCCHI, UNA PAGINA NERA PER IL NOSTRO PAESE

DI GIOVANNI BOGANI

Stasera ho parlato al telefono con Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano Cucchi, massacrato di botte e poi lasciato morire, per giorni, mentre nessuno sembrava accorgersi della sua situazione, in un misto di vigliaccherie, gente che fa finta di non vedere, indifferenza. E lui lasciato morire come un cane infetto.

Questa cosa è accaduta in Italia, mi dicevo: ma non è possibile, in Italia non potrebbe capitare, non potrebbe capitare qui, in queste strade, l’Italia è dove sono nato, dove le persone parlano la mia lingua, dove le persone mi sembrano quasi sempre ragionevoli, dove siamo tutti d’accordo su certi principi inderogabili.

Per esempio, che non si muore massacrati e poi abbandonati, dopo un arresto. Che la vita di chiunque è sacra, anche quella di chi ha delle colpe. Che il primo diritto, salvaguardato da tutta la storia del nostro paese, è quello di rimanere in vita.

Beh, in qualche caso non è stato così.

E se non ci fosse stata la testardaggine di Ilaria Cucchi, e anche l’uscita di un film, quello di Alessio Cremonini, “Sulla mia pelle”, la morte di Stefano Cucchi sarebbe rimasta nel silenzio, trascurata, “cose che succedono”. No, non devono succedere.

Ha avuto un grande merito, il film di Cremonini. E mi sono sentito onorato di aver avuto l’occasione di presentarlo, questa sera, all’Off Bar della Fortezza da Basso, con Cremonini lì, e con Ilaria Cucchi in collegamento telefonico. Ho avuto la strana sensazione che la storia di questo paese passasse anche da lì dove eravamo noi.

C’era tanta gente. Un’Italia diversa da quella che viene raccontata dalle cronache. Magari, certe agonie non sembreranno più così normali. E chi ne è la causa non godrà più di impunità.

Ma no, il paese proprio oggi va da un’altra parte.