VOI LO SAPETE

DI EMILIO MOLA

No che non siete come i tedeschi ai tempi del Nazismo. Perché loro, quando l’orrore fu scoperto, almeno poterono dire, vero o falso che fosse: “Io non sapevo”.

“Io non sapevo dello sterminio”. “Io non sapevo delle camere a gas”. “Io non sapevo delle torture”.

Il Regime nazista fece di tutto, fino all’ultimo giorno, per tenere nascosta ogni cosa. Alimentò ed esasperò l’odio contro gli ebrei con una macchina propagandistica fatta di fake news, di cronaca nera martellante sugli ebrei, di “prima i tedeschi” e di “ci rubano i soldi e il lavoro”.
Ma provò a tenere nascosti gli orrori dei campi di concentramento.

E alla fine della guerra milioni di tedeschi poterono dire: “Io non sapevo”.

Voi no. Voi non potrete dirlo.
Voi lo sapete benissimo cosa accade a un uomo, una donna, un bambino lasciati deliberatamente alla deriva in mare. A un essere umano che finisce in acqua e non ha nulla a cui aggrapparsi.

Voi lo sapete benissimo che il decreto sicurezza bis, arrestando i capitani degli equipaggi che salvano i naufraghi e li portano in un porto sicuro italiano, confiscandone le navi, sanzionandoli con multe inarrivabili, provocherà la fine di un numero spaventoso di vite.

Voi lo sapete benissimo che a migliaia in quelle acque annegheranno o moriranno di stenti.

I tedeschi poterono dire: “Io non sapevo dei campi di concentramento in Polonia”. Perché sui loro giornali e cinegiornali non esistevano immagini, foto, reportage, notizie su quei campi di tortura e di morte.

Voi no.
Voi non potrete dire “Io non lo sapevo”. Voi sapete dei campi e dei lager in Libia. Voi sapete delle torture, dei sequestri, dei riscatti, degli stupri, degli omicidi.

Li avete visti con i vostri occhi. Foto e video sono qui, sui social. Sono sui giornali, sui tg, nei talk, nelle parole dei sopravvissuti, nei rapporti dell’ONU.

Voi lo sapete.
Voi lo sapete che riportare un naufrago in Libia è come riportare un ebreo ad Auschwitz.

Ma applaudite orgogliosi al leader che dice: “Riportateli in Libia. Quello è un porto sicuro”. Anche se lì ci sono i “cacciatori di neri”. Ci sono i lager. Anche se lì c’è la guerra. Anche se lì, poche ore fa, un aereo ha sganciato una bomba su un matrimonio ammazzando oltre 40 persone.

Voi sapete tutto.
“Ma noi non li portiamo mica nelle camere a gas”. No: voi li lasciate annegare in mare. Gli ebrei, gli zingari, i rom, i neri, gli omosessuali che finivano nelle camere a gas credevano di andare a fare delle docce. E scoprivano solo pochi secondi o minuti prima di morire ciò che stava accadendo loro.

Voi invece li lasciate in mare.
E in mare hai tutto il tempo, hai ore per realizzare che stai per morire, che ogni speranza è persa, per capire che sei lì, in acqua, che non c’è alcuna nave all’orizzonte, che il tuo destino sarà sparire sotto le onde. Morire annegato, di una morte atroce. Lenta. Di un supplizio infinito.

Hai il tempo di vedere accanto a te tua moglie o tuo marito o la tua bambina morirti sotto gli occhi. Senza che tu possa fare nulla.

Il mare non è una camera a gas. E’ un meccanismo più crudele, più lento, più efficiente. Più economico. E più ipocrita.

E non richiede costosi forni per eliminare i corpi. Ci pensa sempre lui, il mare, a farli sparire. Senza fumo attraverso i camini, senza lasciare tracce. Per far dire a qualche politico: “Ho ridotto le morti in mare”.

E prendersi gli applausi di un popolo che domani, quando questa follia sarà finita, sarà interrogato dalla storia. E non potrà cavarsela, questa volta, dicendo: “Ma io non sapevo”.