GLI ITALIANI VOGLIONO FINIRE ALL’INFERNO?

DI LUIGI IRDI

Almeno sono chiare due o tre cose. La prima, come ha osservato giustamente Fabio Martini in un suo post è che la parola dei leader politici vale zero, è, come dice lui, “polvere”. Io direi acqua, è una parola liquida che pensa di potersi sempre e solo adattare alle forme del reale invece di dare forma al reale, come sarebbe suo compito.

Poi ci si lamenta della subordinazione della politica alla tecnica, alla scienza e all’economia. Vale zero la parola di chi ha firmato un contratto di governo e poi lo straccia, vale zero la parola di chi strepita “senza di me” e poi, toh guarda, ci ripensa un attimo più tardi e l’hashtag diventa #vengoanch‘iocamminandosullemani.

In fin dei conti la parola con un po’ più di spessore, e so che molti amici non saranno d’accordo, è quella del Movimento 5 Stelle che almeno la teoria dei due forni l’avevano sposata fin dall’inizio. Quindi, se i 5 Stelle hanno fatto carta straccia di molte delle loro battaglie (remember la trasparenza? lo streaming? l’anatema contro l’impunità dei politici come nel caso Diciotti?) almeno si può dire che fin dal’inizio avevano teorizzato il doppio forno e quindi, se ora, venuto meno il forno leghista si rivolgeranno a quello del Pd potranno addirittura (incredibile eh?) rivendicare una sorta di coerenza.

Se non si andrà a nuove elezioni in tempi ragionevoli però, semplicemente il Paese rinuncerà ancora una volta a prendere decisioni davvero importanti per il futuro dell’Italia, perché nell’ultimo anno, a ben vedere, almeno le strade da prendere si sono delineate con più chiarezza.

Sappiamo che il suicidio sovranista prevede l’allontanamento dall’Europa e dal sistema storico delle nostre alleanze internazionali per gettarsi nelle braccia della dello stile putiniano che appena manifesti per strada sbatte in galera centinaia di cittadini.

Sappiamo che il sovranismo del Losco spinge per un’economia statalizzata in chiave venezuelana, che vuole restituire alle nostre tasche una moneta autarchica uscendo dall’euro e dal tessuto di scambi economici che l’euro ha generato in Europa, che disprezza i valori ai quali la nostra civiltà è approdata dopo secoli, valori di responsabilità, di solidarietà e di tutela dei più deboli, sappiamo che ci porta alla xenofobia e alla violenza di marca fascista, quella che protegge i ricchi e picchia sui più poveri, che rinnega i valori della giustizia in favore della vendetta e così via (elementi da cui i 5 Stelle si sono solo parzialmente emendati). Quindi, chi vuole questo sa chi votare.

E sa chi votare chi a tutto questo si oppone. Chi crede nella forza dei valori della libertà, chi non vuole rinunciare a un sistema fatto di pesi e contrappesi democratici, chi è disgustato dalle spiagge del “datemi pieni poteri” (bisogna ammettere che la battuta di Conte “il governo non era in spiaggia” non è stata niente male), chi pensa che il fenomeno migratorio non si possa negare con la repressione feroce ma che vada affrontato per quello che è, un problema immenso), chi crede ancora che la buona politica sia lavorare per il bene comune e non per gli interessi nemmeno di partito ma addirittura di corrente, per far star meglio coloro che stanno peggio in nome della riduzione delle diseguaglianze, chi è contro il razzismo, la degradazione degli uomini a mezzi di profitto e propaganda, chi è, insomma, per una società civile come quella che tra mille contraddizioni l’Europa è riuscita a costruire, chi crede nella giustizia come strumento (anche) di protezione dal sopruso e dalle angherie del potere più tracotante.

Il punto è che se un nuovo governo e una nuova maggioranza parlamentare ci potrebbero mettere al riparo dal neofascismo più buzzurro, per contro sottrarrebbe il popolo italiano alla responsabilità di una scelta sul dove andare. Perchè se gli italiani vogliono finire all’inferno prima o poi ci finiranno comunque.

Almeno sono chiare due o tre cose. La prima, come ha osservato giustamente Fabio Martini in un suo post è che la parola…

Pubblicato da Luigi Irdi su Domenica 11 agosto 2019