I MURI CHE SONO CADUTI E LE BARRIERE CHE TORNANO

DI MASSIMO NAVA

Forse la cabala si diverte a giocare con i numeri e la Storia, ma è impossibile non cogliere il collegamento simbolico fra date, i due «9 novembre» : la caduta del Muro di Berlino e l’elezione di Donald Trump, l’uomo che ha fatto di nuovi muri, di nuove barriere commerciali, etniche e politiche, la base del suo trionfo.

Quella notte del 9 novembre 1989, caddero le frontiere della guerra fredda, si sgretolarono i regimi comunisti, trovò prospettive concrete il sogno europeo di un Continente integrato, libero e prospero : un modello universale di economia sociale di mercato e di cultura della solidarietà, cui continuano ad aspirare i popoli in ogni angolo del mondo. Nella notte del 9 novembre 2016, la vittoria di Trump esalta un’altra idea dell’America, un’altra concezione delle relazioni internazionali, un altro modello di società, di sicuro un po’ meno aperta e tollerante, forse un po’ meno libera.

E’ significativo che i più micidiali fendenti a una certa idea di Europa e di America siano stati scagliati dalle società più pragmatiche e più fedeli al dogma del liberismo economico, dei diritti civili, delle aperture culturali, le società anglosassoni: la Gran Bretagna che — per paure irrazionali di ondate migratorie — sceglie una specie di suicidio finanziario e volta le spalle all’Europa e gli Stati Uniti, che sembrano avere voglia di voltare le spalle a tutto, in una sorta di beato isolazionismo, comunque difficilmente praticabile nel sistema di relazioni economiche e diplomatiche globalizzate, ma abilmente venduto come promessa elettorale.

Il sogno europeo si infrange contro le onde dei populismi, dei rinascenti nazionalismi, dei nuovi Muri — ideologici e reali — che risorgono nei Paesi dell’Est, fra quei popoli che si riversarono in Occidente cercando libertà, democrazia, benessere. La vittoria di Trump sdogana le tante Marine Le Pen in circolazione e proietta l’originale alla conquista dell’Eliseo. Il Front National è già il primo partito, la presidenza della Francia, fino a ieri inimmaginabile, può essere una conseguenza logica. Il sogno americano resta appunto un sogno sbiadito. Non l’ha resuscitato Hillary Clinton, apparsa come la candidata delle élite, contestate dalla «vera America», quella che preferisce John Wayne a Bob Dylan.

Ne ha offerta una versione nuova Donald Trump, con toni che fanno assomigliare il sogno a un incubo, anche se non è inopportuno ricordare come l’America abbia vissuto e superato shock ideologici e istituzionali peggiori : il razzismo del Ku Klux Klan, gli anni del Maccartismo, gli omicidi di Kennedy e di Martin Luther King e l’epoca di un certo George Bush, il condottiero di guerre sciagurate che hanno sconquassato il Medio Oriente e ci hanno regalato il caos di oggi in cui si affermano appunto i personaggi come Trump.

Quella di Trump è anche la vittoria dell’uomo forte, salvifico e risoluto rispetto alle lentezze della democrazia parlamentare, alla pastoie della burocrazia, alla distanza dalla tecnocrazia. Indirettamente, anche per questo, é la vittoria di Putin. Ma, indirettamente, è anche la vittoria del terrorismo islamico che é riuscito a seminare odio e panico, provocando reazioni emotive, irrazionali indicazioni di nemici e bersagli, ansiogene domande di sicurezza. Ovunque in Occidente, da Washington a Berlino, una maggioranza silenziosa e incupita, sotterranea e rabbiosa, s’installa nel panorama politico, minaccia le grandi correnti liberali, cristiane e socialdemocratiche e porta al successo i suoi campioni. Operai e ceti medi impoveriti abbandonano la sinistra, mentre le destre liberali e popolari — come avvenuto in Usa e come avverrà probabilmente in Francia — cercano di recuperare consensi snaturandosi.

Stefan Zweig scrisse Addio all’Europa dopo avere visto crescere nazionalismi,chiusure identitarie, ricerche di capri espiatori nelle minoranze, ricerche di nemici del popolo, della nazione, delle nostre piccole patrie minacciate da fantasmi. «Una maledizione impedisce ai contemporanei di comprendere i movimenti che segnano la loro epoca». Si suicidò per non vedere fino in fondo il disastro, dopo avere visto un altro 9 novembre, la «notte dei cristalli» nel 1938.