SVEGLIATI, ITALIA: IL PROBLEMA NON E’ SALVINI CHE VUOLE I PIENI POTERI, SEI TU CHE GLIELI VUOI DARE

DI MASSIMO NAVA

Con prontezza e approssimazione, commentatori e siti online si sono scatenati nell’accostare la richiesta di “pieni poteri” – lanciata da Matteo Salvini in uno dei suoi comizi da spiaggia – a richieste analoghe, avanzate a suo tempo da Benito Mussolini e Adolf Hitler. E’ utile tenere presente qualche differenza, se si vuole comprendere il perimetro delle inquietudini che sta vivendo il Paese. I pieni poteri invocati dai dittatori del passato, e in epoca recente, vennero ottenuti per decreto, senza consultare gli elettori, o inventandosi artifici istituzionali (Putin) o truccando le elezioni (Milosevic).

Nell’invocare pieni poteri, Salvini chiede un plebiscito elettorale, una maggioranza parlamentare così ampia (anche grazie al premio di maggioranza) da potersi permettere di fare a meno di compromessi, accordi con alleati e di ruote di scorta, ruolo cui sono oggi ridotti Forza Italia e Fratelli d’Italia, partiti grottescamente in contraddizione con il loro stesso nome : forza che non c’è, fratelli che in tante parti d’Italia diventano coltelli. Per ottenere questa maggioranza (che gli permetterebbe anche di condizionare l’elezione del prossimo presidente della Repubblica) Salvini sta cercando da mesi di dare scacco al Paese in quattro mosse strategiche:

– ossessiva campagna d’intossicazione dell’opinione pubblica sui temi sensibili dell’immigrazione e della sicurezza, secondo la tecnica globalizzata che è più facile spararle grosse che raccontare verità complesse.
– persuasione e condizionamento dei media, già direttamente o indirettamente responsabili della sua ascesa in quanto amplificatori, spesso acritici, di ogni sua parola e apparizione.
– svuotamento a suo vantaggio del centro destra e della destra moderata, il cui elettorato, pur essendo su alcuni temi (Europa, euro) in disaccordo, non trova migliori offerte elettorali in altri campi.
– demolizione dell’alleato di governo, svenduto (grazie anche al dilettantismo dei suoi rappresentanti) come un ostacolo permanente alla realizzazione di promesse e progetti, al punto di dovere votare il TAV con l’opposione di sinistra, dopo avere tuttavia firmato con l’alleato tutti i provvedimenti di questi mesi, compresa la retromarcia sui conti pubblici per tranquillizzare Bruxelles.