NEL GOVERNO DI ESTREMA DESTRA LEGHISTA, BERLUSCONI PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

DI EMILIANO RUBBI

Salvini aveva deciso da parecchi mesi di far cadere il governo qui e ora.

Aveva pianificato tutto: l’avrebbe fatto ad agosto, quando la gente è meno attenta, giusto in tempo per non doversi trovare a programmare una manovra economica che porterà in dote l’aumento dell’IVA, oltre alla necessità di rifinanziare “quota 100” e il reddito di cittadinanza, per i quali non ci sono i soldi.

Aveva pianificato di far cadere il governo dopo il voto sulla TAV.
E aveva deciso di usare come scusa il fatto che i grillini avevano risposto sempre “NO” a tutto ciò che lui aveva proposto.

Ma non aveva previsto un po’ di cose.

In primo luogo che i grillini avrebbero, nel frattempo, risposto “SIGNORSÌ” a qualsiasi richiesta leghista: decreto sicurezza, quota 100, decreto sicurezza bis, legittime difesa, addirittura “si” all’immunità parlamentare per il processo sulla Diciotti.

Tutto le sue richieste erano state accettate dai grillini. Tutte.
Pur essendo il partito di maggioranza in parlamento, i grillini avevano docilmente accettato i più turpi provvedimenti leghisti, addirittura contravvenendo ai loro principi fondativi (“ci si difende NEL processo, non DAL processo”).

L’asso nella manica restava la TAV.

Ma anche in quel caso, la TAV è passata, i grillini messi in minoranza.
In un paese normale, sarebbero dovuti essere loro a provocare una crisi di governo: l’alleato di minoranza aveva votato contro il partito di maggioranza.
E invece no: tutti zitti e buoni come tanti cagnolini diligenti.
Addirittura Conte, il presidente del consiglio, aveva dato il via libera per l’alta velocità in Val di Susa.
Tutta roba che Salvini non si aspettava affatto.

Lui era convinto che i grillini staccassero la spina al governo dopo questo ennesimo schiaffo parlamentare, così come era convinto che Conte si schierasse contro la TAV.
Non aveva preso in considerazione la regola dei due mandati, che aveva reso molti dei parlamentari grillini disposti ad accettare letteralmente qualsiasi cosa, pur di non far cadere la loro ultima possibilità di restare aggrappati alla poltrona.

A quel punto, Salvini, non avendo scuse plausibili sottomano, ha deciso di forzare la mano con la storia dei fantomatici “NO” grillini.
E ha deciso di prendersela con Conte perché, pur avendo detto “SI” alla TAV, non si è presentato in parlamento per la votazione.
Una scusa debolissima, fiacchissima, roba alla quale non crederebbe neanche un bambino, ma che per gli elettori della Lega regge senza problemi.
A loro basta dire “SIGNORSÌ” al loro ducetto alla Nutella, in fin dei conti.
Un po’ come avevano sempre fatto i grillini in parlamento.

Se il prossimo governo nascerà da un voto, Salvini sarà il Presidente del Consiglio e Giorgia Meloni il ministro dell’interno di un esecutivo di chiara matrice di estrema destra.
E indovinate un po’ chi sarà il Presidente della Repubblica?
Esatto.
Lui.

Questo è quello che ci aspetta.
Poi non dite che non vi avevo avvertiti.