LE COPERTURE DEL DEF LEGHISTA: VENDERE ROSARI E NAVI ONG AL PAPEETE

DI ALESSANDRO ROBECCHI

L’incursione di Briatore Flavio, il genio di Cuneo (si contende il titolo da anni con Daniela Santanché) nell’agone politico riporta finalmente la situazione italiana al livello che merita: dadaismo situazionista con venature nichiliste e uso di yacht. Tra l’altro, non passa giorno senza che arrivino prestigiosi endorsement per Salvini da parte di imprenditori, padroni del vapore, azionisti di maggioranza, il signor Riello, il signor Zoppas, persino (tremate!) a nipote della stilista Luisa Spagnoli, tutti pronti a salire sul palco del vincitore annunciato (?), gente previdente che compra i biglietti in prevendita molto prima del concerto. E’ un piacere osservare l’entusiasmo e la vivacità del mondo imprenditoriale, in alcuni casi sono gli stessi che facevano la òla per l’altro Matteo. Perché tanto amore? La risposta si trova nelle pieghe più recondite della manovra economica scritta a sei mani dalla crema dell’intellighenzia della Lega: Garavaglia, Bitonci e Borghi, che è quello (tra l’altro) dei minibot, uno che sogna una moneta parallela, un trio di esperti come non si vedeva dai tempi dei Fratelli Marx. Insomma, a leggere le indiscrezioni sul quel che vorrebbe fare Salvini con l’economia italiana c’è da aspettarsi altre entusiastiche adesioni, magari Rossella O’Hara (sottosegretaria allo schiavismo), o il boia di Riga (rapporti con il sindacato). Ma andiamo con ordine.

Primo punto: sterilizzare gli aumenti dell’Iva. Servono 23 miliardi, che sono un bel po’ di soldi, talmente tanti che nemmeno mandare Savoini in missione tutti i giorni col cappello in mano basterebbe (fanno circa 1.700 miliardi di rubli). Naturalmente si potrebbe chiedere all’ex sottosegretario Siri se mette una buona parola coi suoi amici dell’eolico, ma anche così non sarebbe facile. Quel che non si raccatta con gli affarucci russi si può sempre segnare a deficit.

C’è poi la faccenda della flat tax, punto irrinunciabile di Salvini se mai riuscirà a salire le scale di Palazzo Chigi: tutti al 15 per cento, si dice che servirebbero 5 o 6 miliardi, aggiungendo i 10 degli ottanta euro renziani, fa poco meno di venti miliardi, e qui le strategie per le coperture si fanno più astute. Trovarli in un tombino è la prima ipotesi, la più sensata, peraltro, ma Borghi suggerisce anche di vincerli all’enalotto (probabilità: uno su sessantacinque miliardi), oppure di vendere al Papeete le navi delle Ong, che potrebbero diventare location per cubiste, o ottimi mezzi per le escursioni marine dei figli di Salvini.

Altro capitolo interessante, quello delle tasse sulla casa, che gli economisti della Lega spingono come fosse una cosa nuova. Si parla della Tari, delle seconde case, delle terze, delle quarte, ma l’ingresso di Berlusconi nella coalizione sposterebbe l’asticella ancora più in altro: niente tasse fino alla decima casa. Ci sono poi molti incentivi, bonus, premi in denaro e in natura (tutti i salami che Salvini non è riuscito a mangiare in questo anno di selfie al colesterolo). Ad esempio la convenzione con il beauty center “Il capriccio” di Busto Garolfo: tre lettini abbronzanti al prezzo di due, per venire incontro al popolo che non può permettersi l’ombrellone al Papeete. Poi detassazione totale per la menta da mettere nel mojito (sarebbe compensata da un aumento dell’iva su cannucce e ombrellini da cocktail).

La manovra potrebbe essere finanziata dalla vendita di gadget salviniani, in certi casi vere e proprie reliquie da esporre in salotto sotto una teca (novecento rosari, seicentottanta immaginette di varie Madonne, santini di ogni dimensione, brandelli di infradito indossate durante i comizi, magliette sudate, ruspe giocattolo, bacioni). Si capisce dunque la gioia degli imprenditori italiani, convinti da una tenacia operosa come non si vedeva dai tempi di Wile Coyote.

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