E’ CROLLATO

DI LUCIO GIORDANO

Adesso sostiene di non aver mai detto di voler staccare la spina al governo. Ma non siamo a Carnevale, dove ogni scherzo vale. Siamo a Ferragosto, il ferragosto del nostro scontento, nel pieno di  una  devastante crisi politica , economica ed istituzionale, provocata dall’ attuale ministro dell’interno che, solo pochi giorni fa, con la spina ancora  in mano ha staccato la corrente all’esecutivo Conte. Ricordate i proclami? Era la settimana scorsa.  Salvini chiedeva i pieni poteri e intanto sfiduciava Conte, almeno a parole. Lo hanno sentito tutti: invocava il voto subito perchè la stagione di questo governo si era conclusa.  Fino a quando ha capito che, volendo, una nuova maggioranza ( siamo ancora in una democrazia parlamentare) non solo era lecita ma possibilissima.

Un nuovo governo, non di scopo, ma che cavalchi l’intera legislatura, fino al 2023, per invertire la rotta di una nave che si sta infrangendo sugli scogli. Questo l’obiettivo di chi dovrebbe avere a cuore il destino dell’Italia.  Così, quando Salvini ha capito che era possibile fare a meno di lui, è entrato in confusione, prima con il bluff del taglio dei parlamentari, ora cincischiando che non è vero che vuole far fuori Conte. E mentre lo diceva, ieri, aveva  ancora la spina in mano. Di fronte ad un teatrino del genere uno, più che allargare le braccia in segno di rassegnazione, non può. Perchè non siamo su scherzi a parte ma nel parlamento dell’ottava, nona, decima potenza mondiale.  Aciaccati ma siamo  pur sempre nella top ten dei più importanti Paesi al mondo. E non si può giocare sulla pelle degli italiani. No, no e poi no.

Salvini sta insomma  diventando un problema, non solo per le decine di milioni di italiani che non sopportono più le sue continue campagne d’odio, e  che quando vedono il suo volto in primo piano cambiano canale. Salvini sta diventando un problema anche per i leghisti stessi. Che affidabilità può dare un capo che prima dice una cosa, poi la smentisce, poi ne dice un’altra e la smentisce, ne dice un’altra ancora e la smentisce? Giorgetti, senza dirlo apertamente, nei giorni scorsi ha iniziato ad arginarlo, spiegando di esser stato  contrario ai tempi scelti da Salvini per provocare la crisi di governo. La domanda che deve essersi fatto è: fino a quando possiamo reggere con un leader che dice tutto e il contrario di tutto, che non sa leggere la bussola della politica e degli umori del Paese?

Il potere logora chi non ce l’ha, sosteneva Andreotti. Altri tempi. Da qualche decennio il potere, ai giovani politici italiani, dà letteralmente alla testa. Come in un talent show di bassa lega tendono ad esagerare sempre e comunque. In ogni occasione.  Anni fa era toccato all’altro Matteo. Adesso tocca al segretario della Lega nord per l’indipendenza della Padania. La marcia trionfale dell’ultimo anno lo aveva portato a gonfiare il petto,  a giocarsi tutto, convinto che gli italiani lo avrebbero seguito fino in fondo.  E in massa. Quando sono arrivate le inchieste sui fondi russi alla lega, il caso siri- Arata, il pc del suo sottosegretario che potrebbe finire al vaglio degli inquirenti, Salvini si è impaurito e  ha perso la sicumera di un tempo. Ha stretto la mascella e capito di non poter più aspettare tempi migliori per far cadere il governo. Doveva farlo subito. Sbagliando i tempi, appunto, come dice Giorgetti,  con le camere chiuse per ferie e non solo.  Così, per quanto valgano i sondaggi, in una settimana Caporal Nutella ha perso l’8 per cento. Qualcosa vorrà pure dire. E cioè che gli italiani, forse,  si sono risvegliati dalla catalessi in cui erano piombati in questi mesi. Quella vecchia volpe di Renzi ha fatto il resto, mettendo l’attuale Ministro dell’interno  in un angolo. Il primo ad essere convinto che le elezioni non le vincerebbe a mani basse , adesso è proprio lui: il capo di Via Bellerio.

La frittata ormai è fatta, scriveva ieri su facebook Luigi Di Maio, nei panni dell’amante tradito, dopo il dietro front salviniano. In effetti, continuare l’avventura di governo insieme, lecita ma terribile fino ad una settimana fa, sarebbe l’ errore più grave che i 5 stelle possano fare. Il movimento fondato da Grillo ormai si trova ad un bivio: rischiare di tornare subito alle urne, e non tra sei mesi che non avrebbe senso,  oppure continuare a  governare per altri tre anni e spiccioli con un’altra maggiorarnza. Quanto  a salvini, ai più appare un pugile suonato, crollato di fronte ad una serie di precisi uppercut che hanno messo in crisi le sue certezze, la sua resistenza.

Ha dunque  ragione il Comandante Gregorio de Falco,  che di navi incagliate ne sa qualcosa, quando chiede di sfiduciare Salvini. Per l’Italia è ormai l’unica possibilità di non far la fine della Costa Concordia. Con la differenza che a Schettino, il coraggioso comandante, urlò salga a bordo, cazzo. Al segretario della lega nord dovrebbe urlargli di scendere. Di scendere immediatamente dagli scranni parlamentari. Perchè il suo tempo sta finendo.