LA CRISI

DI NEDO BRONZI

Mister K era visibilmente irritato. Aveva voluto vedere immediatamente il ministro. “Da solo” gli aveva intimato. Il ministro si accorse subito che “da solo” era venuto solamente lui in quanto la gigantesca guardia del corpo stava statuariamente alle spalle del cupo interlocutore. “Ma cosa hai fatto” gli urlò Mister K quasi sbavandogli dalla rabbia in faccia, in quello strano accento russo che faceva assumere alla drammaticità del momento un quadro grottesco.

“Ma avevo capito che dovevo fare così” tentò con misera difesa il ministro. “Non hai capito un cazzo” replicò senza misericordia alcuna Mister K. “Ora devi rimediare, e lo farai in questa maniera”. Così dicendo gettò fra le mani del ministro un documento, quasi.

Il Ministro lesse velocemente e trasecolò “ma come ho una dignità, come vi permettete, non farò mai questa cosa”. “Dignità?” sogghignò Mister K “tu lo farai, e come lo farai”. Detto questo fece un cenno alla guardia che come un automa prese un piccolo computer da una valigetta, si avvicinò al ministro che lo guardò intimorito e fece partire un filmato. Il ministro nel vedere quelle immagini sbiancò. Mentre il volto era illuminato da ciò che scorreva sullo schermo Mister K, con voce grave sentenziò “come ti abbiamo creato e sostenuto, così possiamo distruggerti e farti sparire” le ultime parole le disse lentamente e minacciosamente. Il ministro deglutì più volte e alla fine quasi implorante chiese “ma c’è il Primo Ministro come faremo con lui”. “Ci sono alcuni giorni a lui penseremo noi” rispose secco Mister K. Detto fatto riprese computer valigetta e accompagnato dalla montagna di muscoli sparì dietro una porta.

Il Ministro rimase disorientato, aveva voglia di piangere, ma non poteva permetterselo, si buttò sfinito sopra una poltrona e si coprì la faccia con le mani.

Il giorno della verità arrivò poco dopo, nell’aula c’era tutto un gran fermento. I fedelissimi lo salutavano ed erano molto preoccupati dalla sua espressione seria. Tutti gli chiedevano cosa sarebbe accaduto, “tra poco saprete tutto” disse loro gravemente.

Il Primo Ministro parlò nel silenzio assoluto, descrisse tutto il bene che il suo governo aveva fatto e tutto quello che restava da fare, parlò a lungo poi infine finalmente le parole che il Ministro aspettava, il segnale.

“Non possiamo in questo momento così importante del paese, mettere davanti i nostri rancori personali. Occorre ritrovare gli stimoli che hanno consentito fino ad oggi di avviare quel percorso di cambiamento di cui il paese a bisogno. Io sono pronto a farlo e a continuare questa strada, ho la coscienza a posto, ma se secondo altri sto sbagliando allora mi rimetto al volere dell’aula e ognuno si assumerà la propria responsabilità”. L’applauso fu forte, immediato e fragoroso, anche dalla parte della formazione del Ministro.

Alla fine la Presidente dell’Aula intervenne “chiede la parola il Capogruppo di maggioranza, ne ha facoltà”. Il Capogruppo si alzò, osservo per un attimo il Ministro che gli fece un cenno di assenso ed iniziò “le motivazioni che avevano portato il nostro gruppo a chiedere la sfiducia del Primo Ministro sono venute meno quindi ritiriamo la mozione di sfiducia e accogliamo con rinnovato entusiasmo l’esortazione al cambiamento del nostro Primo Ministro”. Gli applausi furono immediati come immediati furono i fischi e le urla di un’opposizione basita.

Il ministro uscì raggiante, circondato dai suoi e da decine di flash e giornalisti. Riuscì per un attimo a guadagnare il suo ufficio, da solo, per respirare e godere di quel momento. Il suono di un messaggio l’indusse a guardare il cellulare, era Mister K che mandava un semplice segno del ok.

I tempi che seguirono furono importanti, ci fu una riforma della Costituzione e l’elezione di un Presidente della Repubblica compiacente. Poi, come previsto da Mister K, nuove elezioni e questa volta il Ministro divenne Primo Ministro.

L’uscita dall’Europa fu difficile per il popolo, ma più dolorosi furono i provvedimenti sulle pensioni e sulle tasse. Infine venne l’accordo con gli altri paesi come indicato da Mister K e poi la limitazione delle Libertà di manifestazione e di organizzazione politica. Le prime formazioni partigiane apparvero dopo, i primi scontri poi e i primi morti subito dopo. Quel ponte crollato alcuni anni prima divenne un simbolo di quella lotta e dal popolo fu chiamato Ponte della Libertà.